Gaza, disabili per sempre

Nena News pubblica la prima parte del servizio speciale realizzato dalla fotoreporter Rosa Schiano sulle disabilita’ a Gaza, frutto di operazioni e raid militari israeliani.

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 mercoledì 26 giugno 2013 09:48

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Le foto sono di Rosa Schiano

di Rosa Schiano

Gaza, 26 giugno 2013, Nena News – Nel corso delle frequenti operazioni militari condotte dall’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza molti civili palestinesi feriti hanno riportato amputazioni totali o parziali degli arti, e gli stessi palestinesi con disabilità non sono stati immuni ai crimini di guerra.

Secondo “L’ultimo Rapporto sull’Aggressione israeliana contro i cittadini della Striscia di Gaza iniziata il 14 novembre 2012”, redatto il 26 novembre 2012 dal Ministero della Salute dell’Autorità nazionale Palestinese e dal Palestinian Health Information Center (PHIC), il numero totale delle vittime è 1573, di cui 174 persone uccise (151 maschi e 23 femmine) e 1399 feriti (994 maschi e 410 femmine).

Secondo il report, la percentuale di disabilità nei feriti è del 7.5 % (106 feriti). Le disabilità includono amputazioni (8) ,paraplegia (3), fratture (30), ustioni (3), gravi ferite addominali (12), trauma cranici (22), gravi ferite al torace (5), gravi ferite multiple (18), gravi ferite vascolari (3), traumi da schiacciamento (2).

I numeri di questo report, redatto a soli 5 giorni dalla fine dell’offensiva, saranno destinati ad aumentare nei giorni successivi, quando si sono verificati decessi di feriti in gravi condizioni ed ulteriori disabilità. Inoltre, il Palestinian Centre for Human Rights riporta che dall’inizio del 2012, tre palestinesi con disabilità sono stati uccisi dall’esercito israeliano. A rendere difficile la condizione dei disabili palestinesi è innanzitutto l’assedio illegale che Israele ha imposto sulla Striscia di Gaza, e che entra ora nel settimo anno, e che costituisce anche una violazione del diritto alla salute.

Come riportato dal Palestinian Center for Human Rights, vi è una costante mancanza di medicinali e di attrezzature mediche, mancanza che si è fatta particolarmente sentire durante i mesi di marzo, giugno e novembre 2012, ovvero in occasione delle escalation delle operazioni militari israeliane sulla Striscia di Gaza. Oltre alla mancanza di medicinali, è diminuito nel 2012 il numero di pazienti che hanno ottenuto il permesso per attraversare il valico di Erez per accedere agli ospedali in Israele, Gerusalemmme e la Cisgiordania.

L’ultimo report del Pchr sugli effetti dell’assedio infatti dichiara che sono 8596 i pazienti che hanno attraversato il valico di Erez nel 2012, mentre prima dell’imposizione dell’assedio, i pazienti a cui era permesso attraversare il valico erano circa 20,000. Israele continua ora a negare ai pazienti il diritto a ricevere cure negli ospedali in Cisgiordania, compreso in Gerusalemme, ed in Israele. Le autorità israeliane hanno negato l’accesso all’assistenza sanitaria a migliaia di pazienti, con differenti scuse, tra cui ragioni di sicurezza, attese per un altro appuntamento, o per una risposta israeliana dopo essere stati interrogati. I pazienti inoltre sono spesso ricattati dalla sicurezza interna israeliana che cerca di forzare I palestinesi a collaborare fornendo informazioni. Le autorità israeliane hanno iniziato anche a negare l’attraversamento del valico ad una nuova categoria di pazienti, sotto il pretesto che il loro caso non richiede un intervento salvavita ma costituisce un “lusso”. L’ultima categoria include pazienti che hanno perso vista ed arti.

Il dottor Ayman Al Halaby, Direttore dell’ Unità di Fisioterapia e Riabilitazione che agisce in cooperazione con il Ministero della Salute di Gaza, ha riferito che durante l’offensiva militare Pilastro di Difesa, sono stati forniti servizi sanitari di due tipi, servizi ambulatoriali per pazienti esterni e servizi per pazienti interni. Il Dottor Al Halaby ha sottolineato lo stato di emergenza che si è verificato durante l’offensiva Pilastro di Difesa, che ha costretto i medici a cambiare il programma di riabilitazione e non ha permesso ad alcuni pazienti di portarlo a termine. E’ stato possibile un coordinamento con Ong internazionali e locali capaci di muoversi in auto e d in grado di fornire materiali ed attrezzature. Una parte dei pazienti sono stati trasferiti all’ospedale riabilitativo Wafa. Il dottor Al Halaby ha aggiunto che uno dei punti principali su cui si sta lavorando è la raccolta di dati di pazienti da cui ci si aspetta possano soffrire di disabilità.

Al Halaby ha poi sottolineato la scarsa qualità delle attrezzature, in particolare di sedie per disabili. “L’assedio colpisce in maniera negativa il nostro settore. Non ci sono fondi per acquistare apparecchi acustici, macchine o veicoli per disabili. La maggior parte della nostra attrezzatura dipende dalle donazioni che vengono dall’esterno. Succede, infatti, che, dopo l’arrivo di una donazione di attrezzature, bisogna cercare il paziente che ha bisogno di questi supporti, e non il contrario”, ha aggiunto Al Halaby, che ha infine sottolineato le difficoltà di fornire ai pazienti una riabilitazione completa.

Ci sono in Gaza diverse associazioni che si occupano di disabili e che cercano di fornire loro supporto. Alcune associazioni ricevono fondi dall’estero attraverso progetti specifici per l’acquisto di attrezzature, medicine, dispositivi medici per disabili, e laddove possibile, riescono a coprire i costi del trasporto di eventuali feriti all’esterno. In altri casi tali supporti arrivano tramite convogli organizzati da associazioni internazionali. Ci sono però casi di pazienti che non riescono a sostenere le spese per ricevere un’adeguata fisioterapia, a causa delle enormi difficoltà economiche in cui si trova la maggior parte della popolazione di Gaza dovute alla mancanza di lavoro. Un’ eccezione nella Striscia di Gaza è rappresentata dall’ Artificial Limbs & Polio Center (ALPC), connesso alla Municipalità di Gaza, in grado di fornire servizi protesici ed ortopedici a molti pazienti, grazie al contributo del Comitato Internazionale della Croce Rossa Internazionale (ICRC) che fornisce supporti tecnici quali i materiali e le componenti necessarie per costruire e produrre protesi ed ortesi, e che forma il proprio staff all’estero.

Gli amputati ricevono inoltre una specifica fisioterapia per essere allenati e rieducati a camminare. Il progetto di fisioterapia post chirurgica, insieme al Ministero della Salute e all’Unita’ di riabialitazione fisica mira a ridurre il rischio di disabilità a seguito di interventi chirurgici ed è attualmente implementato negli ospedali Shifa, Nasser ed European. Purtroppo, ironia della sorte, la Croce Rossa Internazionale acquista tutti i materiali per il centro in Israele, che quindi guadagna dai bombardamenti sulla popolazione di Gaza.

I feriti amputati durante l’operazione Pilastro di Difesa sono stati generalmente tutti trasferiti in ospedali in Egitto o Turchia, a seconda della gravità dei loro casi, per poi terminare la fisioterapia in Gaza. La situazione di emergenza che si era verificata durante quei giorni infatti non permetteva ricoveri di lunga durata a causa del sovraffollamento degli ospedali e dell’incessante arrivo di feriti minuto dopo minuto.

Oltre alle difficoltà per l’ottenimento di un impiego, questi disabili affrontano difficoltà di movimento anche per accedere alle proprie abitazioni, in quanto spesso gli edifici antichi sono privi di ascensori e in altri casi a seconda delle fasce orarie manca la corrente perché possano funzionare.

La seconda parte del servizio di Rosa Schiano sara’ pubblicata domani 27 giugno.

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79280&typeb=0&Gaza-disabili-per-sempre

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