Gaza è di nuovo sotto attacco. Ancora una volta le atrocità sioniste sconvolgono il mondo.

17 nov 2012

“I pilastri della difesa” è il nome che la macchina da guerra sionista ha dato a questo nuovo massacro che sta perpetrando su Gaza, a meno di quattro anni (non a caso anche questa volta a ridosso delle elezioni israeliane) da quell’orribile genocidio chiamato “Piombo fuso” in cui persero la vita oltre 1400 persone, di cui quasi un terzo bambini.

 

 

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman – “Israele ha due obiettivi nell’operazione di Gaza: riabilitare la capacità di deterrenza e distruggere i missili a lunga gittata. Una volta raggiungere questi obiettivi, l’operazione potrà considerarsi conclusa” – fanno presagire la possibilità che il massacro a Gaza duri a lungo.

L’aggiornamento alla fine di venerdì 17 novembre è di 30 morti e centinaia di feriti, di cui, come da manuale terrorista qual’è quello israeliano, la maggior parte è civile. Tra i morti anche bambini che non andavano ancora a scuola, ed altri che non avevano ancora imparato neppure a parlare.

Chi è a Gaza, attivisti e giornalisti, ci comunicano che la pioggia di missili sulle loro teste è costante, così come le esplosioni. La gente vive nel panico, conscia di essere in una gabbia da cui non può uscire.  A Gaza non c’è né riparo (le scritte sugli edifici “Ospedale”, “Scuola”, “ONU” etc… non servono da deterrente) né alcuna via di fuga per scampare al fuoco sionista. In queste ore l’esercito sionista si sta preparando ad un’operazione via terra per invadere Gaza… il numero dei morti è destinato a salire.

A Israele è permesso di terrorizzare una popolazione nell’assordante silenzio della comunità internazionale, che finge di ignorare  una mobilitazione contro le politiche imperialiste e neo colonialiste che sta attraversando trasversalmente tutto il globo. Anche in Cisgiordania le proteste della popolazione sempre più partecipate hanno portato alle incursioni dell’esercito sionista nei campi profughi di Bethlehem e Jenin.

Solo la resistenza palestinese, che è rimasta salda anche di fronte agli ostacoli interni alla leadership palestinese, sta riuscendo ad infliggere alcuni importanti colpi: una jeep sionista è stata fatta esplodere ed un soldato sarebbe morto nell’esplosione, un caccia sionista F16 è stato abbattuto (da fonti non ufficiali pare che i due piloti siano stati fatti prigionieri).

I media occidentali hanno utilizzato il lancio di missili da Gaza per giustificare l’efferatezza e la violenza spropositata contro una popolazione civile sostenendo il diritto di Israele a difendersi, come da perfetto copione sionista, perché la realtà  mostra invece la legittima difesa di un popolo che vive sotto occupazione. L’informazione occidentale, sotto scacco dai burattinai del potere, si rende complice dei crimini sionisti.

Israele viola il diritto internazionale, nonché 74 Risoluzioni ONU, ma soprattutto lede i diritti fondamentali del popolo palestinese, quelli dell’autodeterminazione e della libertà. Israele vieta ai palestinesi di poter vivere, impone dei blocchi e un embargo impedendo alla popolazione una vita dignitosa.

Il diritto internazionale sta assolutamente dalla parte dei palestinesi, che hanno il diritto di ribellarsi contro l’occupante, ma il potere mediatico-economico sionista è riuscito a crearsi un consenso internazionale estremamente forte, alimentato da menzogne, falsità e corruzione. Quella palestinese non è una questione di religione, né un problema di etnie: in Palestina esiste un’occupazione che da più di 60 anni piega la popolazione autoctona.

Noi, che siamo dalla parte della giustizia e della dignità umana, abbiamo il dovere di denunciare con forza i crimini dello stato israeliano, che dovrebbe essere giudicato e condannato da tutta la comunità internazionale, sosteniamo la resistenza e la lotta per la liberazione della Palestina.

“Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell´oppressore”, hanno detto Desmond Tutu e Nelson Mandela riferendosi all’apartheid sudafricana, e la Palestina non richiede neutralità, ma una forte denuncia della disumanità del sionismo.

Redazione PalestinaRossa

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