GAZA. ISRAELE TORNA A COLPIRE LA STRISCIA

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02 mag 2019

L’aviazione di Tel Aviv ha compiuto stanotte alcuni raid contro obiettivi di Hamas dopo che dall’enclave assediata palestinese erano stati lanciati alcuni palloni incendiari verso il confinante territorio israeliano

Raid israeliano su Gaza, ottobre 2017 (Foto: Reuters)

della redazione

Roma, 2 maggio 2019, Nena News – Torna a salire la tensione nella Striscia di Gaza dove stanotte l’aviazione israeliana ha compiuto alcuni raid aerei contro obiettivi di Hamas a cui ha fatto seguito il lancio da parte palestinese di due razzi verso il sud d’Israele. L’esercito di Tel Aviv ha fatto sapere in una nota che i suoi bombardamenti sono stati una risposta ai palloni incendiari lanciati poche ore prima dalla Striscia verso il confinante territorio israeliano.

Quanto avvenuto stanotte giunge a distanza di due giorni dalla decisione d’Israele di ridurre l’area di pesca consentita ai gazawi dalle 15 alle 6 miglia nautiche in seguito al lancio lunedì di un missile palestinese (atterrato in acque israeliane). Secondo Tel Aviv, il razzo era stato lanciato dalla Jihad Islamica: una dichiarazione “sorprendente” se si pensa che l’esercito addossa di solito la colpa di ogni attacco ad Hamas.

La tensione resta alta nella Striscia. Venerdì il Ministero della salute palestinese ha fatto sapere che almeno 60 gazawi (30 invece per Tel Aviv) sono stati feriti nelle consuete proteste della Marcia del Ritorno al confine tra l’enclave assediata e il territorio israeliano. Si aggiunga inoltre che alcune fazioni palestinesi hanno minacciato la scorsa settimana di ritornare a colpire il sud Israele a causa della mancata implementazione da parte di Tel Aviv dell’intesa di tregua ufficiosamente raggiunta lo scorso mese.

Il ministero della difesa israeliano sarebbe impegnato però anche su un altro fronte: rifiutare l’ingresso in Israele ad un gruppo di palestinesi per l’annuale commemorazione dei Combattenti per la pace e il Cerchio dei genitori – Forum delle Famiglie (PCFF) – programmata per la prossima settimana in occasione del Giorno della Memoria in Israele. L’evento, che ha luogo dal 2006 ed è organizzato dal PCFF, unisce i familiari israeliani e palestinesi che hanno perso un loro caro a causa del conflitto e porta avanti una commemorazione del lutto condivisa sottolineando l’importanza della coesistenza tra i due popoli. Secondo gli organizzatori, l’evento è una risposta alternativa a quella unidirezionale (solo per ebrei) promossa da Israele.

Il Forum ha fatto ieri sapere che i 181 permessi richiesti per i palestinesi che dovrebbero prendere parte all’evento sono stati tutti rigettati dal ministero con il pretesto che durante il Giorno della Memoria la Cisgiordania sarà chiusa dall’esercito. Il Pcff ha già fatto sapere che farà appello alla Corte Suprema israeliana che già l’anno scorso rovesciò il divieto d’ingresso per 90 palestinesi stabilito dall’allora ministro della difesa Liberman. Un anno fa all’evento che ebbe luogo nel parco HaYarkon di Tel Aviv parteciparono quasi 8.000 persone. Tra queste, il noto scrittore israeliano David Grossman (che ha perso un figlio nel 2006 durante la Seconda guerra al Libano) e Amal Abu Sa’ad, il cui marito Ya’acoub Mousa Abu al-Qia’an è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel 2017 dalla polizia israeliana nel villaggio beduino di Umm al-Hiran dopo che la sua macchina aveva investito e ucciso un poliziotto israeliano. Una versione ufficiale che non convinse molti: l’uomo, infatti, pare fosse già morto quando la sua vettura colpì l’agente. Nena News

 

 

 

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