Gaza, l’Onu sospende gli aiuti

adminSito   sabato 6 aprile 2013 09:18

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Proteste nel centro di distribuzione di cibo dell’UNRWA a Sud di Gaza (Foto: Ibrahim Abu Mustafa/Reuters)

Proteste al quartier generale dell’UNRWA, le Nazioni Unite interrompono il programma di distribuzione del cibo. Una decisione che aggraverebbe la crisi umanitaria.

di Emma Mancini

Betlemme, 6 aprile 2013, Nena News – Le Nazioni Unite hanno deciso di sospendere il programma di distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza a causa delle proteste scoppiate giovedì al quartier generale dell’UNRWA, agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.

A causa del taglio dei fondi a disposizione dell’agenzia e degli stretti controlli dell’Egitto e di Israele ai confini, l’UNRWA ha dovuto negli ultimi mesi ridurre la quantità degli aiuti da cui dipendono due terzi della popolazione gazawi (800mila persone sono costrette dalla povertà e dalla disoccupazione a chiedere il sostegno delle Nazioni Unite).

La rabbia per la riduzione degli aiuti è esplosa giovedì, di fronte al quartier generale delle Nazioni Unite a Gaza: a scatenare la protesta è stata la decisione di sospendere l’assegno mensile a favore delle famiglie più povere dell’enclave, a partire dal primo aprile. Decine di persone hanno tentato di entrare negli uffici dell’agenzia Onu, ma sono stati fermati dalla sicurezza.

Una protesta che non ha fatto piacere all’Onu che ha così deciso di sospendere il programma: “Quello che è successo oggi – ha detto due giorni fa Robert Turner, capo dell’UNRWA nella Striscia – è completamente inaccettabile. La situazione avrebbe potuto facilmente finire nel ferimento dello staff dell’UNRWA e dei manifestanti. Questa escalation, apparentemente premeditata, non ha precedenti. Tutti i centri di distribuzione resteranno chiusi fino a quando non avremo garanzie da parte di tutti i gruppi che le operazioni dell’UNRWA possono proseguire indisturbate. La situazione attuale è intollerabile per noi che distribuiamo ogni giorno cibo a 25mila rifugiati. Ma non possiamo tollerare simili minacce al nostro staff”.

Immediata è giunta la reazione di Hamas, movimento islamista e governo de facto a Gaza, che ha chiesto alle Nazioni Unite di riprendere la distribuzione degli aiuti umanitari a favore dei rifugiati palestinesi. “Si tratta di una mossa ingiustificata da parte dell’UNRWA – ha commentato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri – I rifugiati palestinesi hanno il diritto alla protesta pacifica. Chiediamo all’UNRWA di rivedere la sua posizione e di non reagire alle proteste della gente in maniera sproporzionata”. Abu Zuhri ha ricordato all’Onu che le forze di sicurezza di Hamas hanno fermato i manifestanti e che garantiranno sempre la sicurezza dello staff.

Certo è che se anche le Nazioni Unite interrompessero i programmi di aiuto, la Striscia vedrebbe aggravarsi drammaticamente la crisi umanitaria in cui versa dal 2007, anno di inizio del blocco israeliano e dell’embargo contro la popolazione gazawi. Il tasso di disoccupazione è alle stelle (oltre il 40%), quattro gazawi su dieci vivono sotto la soglia di povertà, la maggior parte delle infrastrutture della Striscia sono continuamente distrutte dalle frequenti operazioni militari israeliane, le esportazioni e le importazioni di beni da e per Gaza sono quasi nulle a causa del controllo dei confini da parte di Tel Aviv – un controllo che la popolazione tenta di alleviare attraverso i tunnel illegali che dall’Egitto portano a Gaza.

Ai pescatori viene costantemente impedito di svolgere il proprio lavoro, attraverso i continui attacchi della Marina israeliana e la confisca di barche che superano il limite imposto unilateralmente da Israele (oggi di sei miglia nautiche dalla costa, contro le venti stabilite con gli Accordi di Oslo). Ai contadini è invece impedito di lavorare le terre lungo il confine con Israele, dichiarato “buffer zone” (zona cuscinetto): numerosi i contadini morti e feriti dal fuoco israeliano mentre tentavano di lavorare le proprie terre a meno di 300 metri dalla rete di divisione, limite stabilito da Tel Aviv.

Il 95% dell’acqua di Gaza è inquinata e non potabile, mentre i continui tagli di elettricità (dalle otto alle diciotto ore al giorno) rendono impossibile la creazione di un piccola economia interna. Senza dimenticare le violente offensive militari israeliane contro una popolazione prigioniera in un carcere a cielo aperto: durante Piombo Fuso (dicembre 2008-gennaio 2009) persero la vita 1.500 palestinesi, di cui l’85% civili; durante Colonna di Difesa (novembre 2012), quasi duecento persone sono morte sotto le bombe israeliane. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70262&typeb=0&Gaza-l’Onu-sospende-gli-aiuti

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