Gaza lotta per salvare il più vecchio monastero palestinese

A San Hilarion servono fondi immediati e team di esperti. Tra bombe israeliane e mancanza di finanziamenti, l’eredità archeologica della Striscia è in pericolo.

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lunedì 1 luglio 2013 08:19

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Il monastero San Hilarion (Foto: Ma’an News)

di Ma’an News – AFP

Gaza, 01 luglio 2013, Nena News – Un paradiso di pace nel mare di cemento che è la Striscia di Gaza, i resti fatiscenti del più vecchio monastero della Terra Santa sono in pericolo per la mancanza di fondi per preservarli. San Hilarion, in un sito chiamato Tel Umm Al-Amr, prende il nome dall’eremita del quarto secolo del Sud di Gaza, considerato il padre del monachesimo palestinese.

La sua vita lungo la costa mediterranea ha attraversato più di quattro secoli – dall’impero romano al periodo omayyade.Abbandonato dopo il terremoto nel settimo secolo, è stato riscoperto dagli archeologi nel 1999. Ma oggi, “è un grande disordine – archeologico, scientifico e umano”, dice Rene Elter, ricercatore all’Ecole Biblique, istituzione accademica francese di Gerusalemme, responsabile della prevenzione del sito.

“Dobbiamo salvare San Hilarion – dice Elter – La situazione è grave e rischiamo di perdere il sito. Dobbiamo fare qualcosa in fretta, altrimenti lo perderemo per sempre”. Solo un anno fa, i palestinesi hanno chiesto all’UNESCO che San Hilarion fosse inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità. İl World Monuments Fund, gruppo di New York impegnato nella conservazione dell’eredità architettonica mondiale, ha posto il sito nella sua lista, che include siti di tutto il mondo a rischio a causa dei cambiamenti ambientali, ma anche sociali, politici ed economici.

Ma non ci sono abbastanza soldi. Elter ha calcolato che per salvare il monastero, vicino al campo profughi di Nuseirat al centro di Gaza, servirebbero due milioni di dollari ogni tre anni, con un investimento immediato di 200mila dollari prima dell’arrivo delle piogge invernali. Ad oggi, la Francia è il Paese che ha donato di più, girando 146mila dollari dal 2010. L’Unesco ha contribuito con altri 35mila dollari.

“Tutte le misure di emergenza che abbiamo preso – recinzioni di ferro, sostegni e sacchi di sabbia – funzionano ma solo temporaneamente. Entro un anno, se non facciamo niente, la situazione peggiorerà”, continua Elter.

I resti comprono un’area di 15mila metri quadrati, il sito intorno copre altri dieci ettari. Situato su dune di sabbia, la parte meridionale del complesso comprende una chiesa e una grande cripta, alcune fonti battesimali, quartieri residenziali e un refettorio per i monaci. Sul lato Nord, ci sono una locanda e delle piscine per i pellegrini che una volta visitavano il monastero.

Oggi, la maggior parte dei sacchi di sabbia che sostengono le fondamenta si stanno disintegrano a causa dell’umidità. All’estate incredibilmente calda dello scorso anno è seguito un inverno molto umido, che ha provocato profondi solchi nel terreno. C’è un muratore francese che potrebbe portare avanti i lavori necessari ad evitare che le mura collassino, ma non ci sono fondi per pagarlo. “L’erba sta distruggendo il pavimento di mosaici – dice Fadel al-Utol, giovane archeologo gazawi che segue il progetto franco-palestinese per il sito – Ho bisogno di operai e diserbanti per eliminare l’erba. Ho bisogno di cambiare i duemila sacchi di sabbia e di legno per rinforzare le piattaforme per i visitatori”. İl team di operai che mantiene il sito è stato sottopagato per mesi e non ci sono guardie notturne: il timore è che il sito possa essere danneggiato o saccheggiato.

İntanto, viene usato per far esercitare esperti palestinesi che saranno responsabili del mantenimento di siti archeologici a Gaza per 10-15 anni: “Abbiamo un team che è già pronto a lavorare ed è in grado di occuparsi di questa eredità”, aggiunge Fadel. Ogni giorno Utol porta gruppi di studenti e alunni nel monastero, che ha avuto il record di visitatori (1.880) a marzo. Spiega loro del battesimo, del periodo romano, quello pre-bizantino cristiano e di quello omayyade, in quella che è un’esperienza educativa unica a Gaza. “Il principale obiettivo di queste visite è portare i ragazzi fuori dalla routine scolastica – dice – Il secondo è identificare i siti storici al fine di conoscere meglio la storia di Gaza e di non dimenticare quello che i nostri antenati ci hanno lasciato”.

San Hilarion non è l’unico sito archeologico in pericolo in una Striscia impoverita. Negli ultimi mesi, le Brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno occupato Blakhiyeh a Gaza City, l’antico porto greco di Antedone. E più a Nord, l’area intorno all’antica chiesa bizantina di Jabaliya, nota per i suoi mosaici di animali, è stata danneggiata dall’ultima offensiva militare israeliana, lo scorso novembre.

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79721&typeb=0&Gaza-lotta-per-salvare-il-piu-vecchio-monastero-palestinese

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