GAZA. MARCIA DEL RITORNO, UCCISO UN 17ENNE (aggiornamenti)

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24 ott 2018

Sale a 208 il bilancio delle vittime del fuoco israeliano lungo le linee di demarcazione tra la Striscia e Israele. Il tavolo del negoziato è ormai deserto e di fine dell’assedio non si parla. Oggi torna il carburante del Qatar

Muntaser Mohammed al-Baz, ucciso ieri a Gaza (Foto: Twitter)

AGGIORNAMENTO ore 10.45 – 21enne ucciso vicino Nablus

Mohammed Bisharat, 21 anni, è stato ucciso questa mattina dall’esercito israeliano, colpito al petto da un proiettile nel villaggio di Tammun, a nord-est di Nablus, in Cisgiordania. L’esercito stava conducendo un’operazione nella comunità, provocando la protesta dei residenti: circa 50 palestinesi hanno lanciato pietre ai soldati che hanno aperto il fuoco, uccidendo Bisharat e ferendo almeno altre tre persone.

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della redazione

Roma, 24 ottobre 2018, Nena News – Ieri Gaza ha pianto l’ennesimo adolescente ucciso dai tiratori scelti israeliani lungo le linee di demarcazione tra la Striscia e Israele. Era in corso la protesta, ormai quasi quotidiana, di migliaia di palestinesi: la Grande Marcia del Ritorno, iniziata lo scorso 30 marzo, non accenna a fermarsi.

Il bilancio di ieri è di sette feriti da colpi di arma da fuoco e un giovane ucciso nella zona di al-Bureji, nel centro della Striscia, riporta il portavoce del ministro della Salute di Gaza: Muntaser Mohammed al-Baz, 17 anni, è morto in ospedale dopo essere stato colpito alla testa da una pallottola sparata dall’esercito israeliano. Secondo la portavoce militare di Tel Aviv, circa 200 persone hanno dato alle fiamme dei copertoni e il giovane ha rotto la rete di divisione e lanciato un ordigno verso i soldati, ma ha detto di non sapere di vittime.

Sale così a 208 il numero di palestinesi uccisi negli ultimi sette mesi, uno stillicidio parte di un’offensiva a bassa intensità, che fa il paio con decine di migliaia di feriti, oltre 20mila, che stanno facendo collassare il già debolissimo sistema sanitario gazawi.Anche ieri le autorità israeliane hanno parlato di “mezzi di dispersione e fuoco” utilizzati “secondo le regole di ingaggio”, misure ampiamente criticate dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani e dall’Onu che definisce la repressione delle manifestazioni palestinesi uso ingiustificato della forza.

E se è scomparsa dal tavolo la tregua tra Hamas e Israele mediata dall’Egitto, che qualche mese fa sembrava vicinissima, il governo israeliano parla ormai da tempo dell’intenzione di un’operazione di più vasta scala contro la Striscia. In prima fila il falco Avigdor Lieberman, ministro della Difesa, che di nuovo pochi giorni fa ha rilanciato la necessità di rispondere in modo più aggressivo per fermare la Marcia del Ritorno.

“Israele non ha il lusso di scegliere di condurre guerre e operazioni. Ma abbiamo raggiunto un punto in cui non abbiamo scelta. La mia posizione è chiara, una decisione va presa, abbiamo esaurito tutte le opzioni”. Tutte, viene da dire, tranne una: la fine dell’assedio di Gaza, giunto al suo undicesimo anno, e contro il quale da mesi i palestinesi di Gaza scendono in piazza.

Giovedì una delegazione egiziana ha fatto visita a Gaza e incontrato il leader del movimento islamico, Ismail Haniya, per convincerlo a porre fine alle proteste. Nessun riferimento, di nuovo, all’assedio. Eppure è la stessa Tel Aviv a comprendere bene come l’invivibile situazione di Gaza sia la ragione dietro l’escalation delle manifestazioni: è stato lo stesso Lieberman ieri ad annunciare la ripresa dell’invio di carburante finanziato dal Qatar dentro la Striscia a partire da oggi. Domenica Israele aveva riaperto i valichi di Erez e Kerem Shalom verso la Striscia, il primo per le persone e il secondo per i beni in ingresso a Gaza. Nena News

 

 

GAZA. MARCIA DEL RITORNO, UCCISO UN 17ENNE

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