Gaza, missione italiana all’ospedale di Khan Younis

Rosa Schiano ci racconta l’operazione ad un bambino palestinese di soli 10 mesi. A Gaza è tornato il team italiano del dottor Luisi, sostenuta dal PCRF. FOTO

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giovedì 10 ottobre 2013 08:35
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Il dottor Paolo Del Sarto

testo e foto di Rosa Schiano

Gaza City, 10 ottobre 2013, Nena News – Il team del Palestine Children’s Relief Fund (PCRF) è arrivato nella Striscia di Gaza il 6 ottobre per la sua terza missione, presso l’ospedale European di Khan Younis. L’équipe italo-palestinese è guidata dal dotto Stefano Luisi (IPCRO – International Palestinian Cardiac Relief Organization) ed è composta dai medici Paolo Del Sarto, Simonetta Maghelli, Pina Dolfi, Alessandra Napoleone, Piergiorgio Setti, Marco Tiddia e Corrado Tramontin.

“Sono necessari 250-300 interventi di cardiochirurgia pediatrica all’anno nella Striscia di Gaza. Non tutti questi pazienti possono essere curati a Gerusalemme presso l’ospedale Makassed, né sono accettati negli ospedali israeliani.Abbiamo bisogno di fare due missioni di una settimana o una missione di due settimane ogni mese per avvicinarci all’utenza”, ci ha spiegato il dottor Luisi.

In questa missione saranno operati 12-13 bambini con patologie cardiache congenite. L’équipe italiana ha portato anche valige cariche di materiale ospedaliero (fra cui cateteri monouso centrali, sondini nasogastrici, drenaggi, aghi cannula, farmaci isotropi che agiscono sulla funzionalità cardiaca, materiali per il monitoraggio).

“Purtroppo il sistema sanitario locale non provvede all’acquisto di materiale monouso per cui siamo obbligati a portarlo dall’Italia. Questo implica uno sforzo economico maggiore per il PCRF e difficoltà per gli operatori sanitari per acquisire questo materiale e trasportarlo”, continua Luisi. Si tratta della seconda missione del team toscano, la terza eseguita finora dal PCRF. La precedente missione era stata eseguita da un team neozelandese a cui si sono associati membri del team toscano. Luisi ha annunciato che la quarta missione, a fine ottobre, sarà eseguita da un team composto prevalentemente da statunitensi provenienti dagli ospedali Florida e Loma Linda. Successivamente, nella seconda metà di novembre, è prevista una quinta missione proveniente da Bergamo, mentre a dicembre un team belga arriverà a Gaza dall’Università di Gent.

Anche la dottoressa Vivian Bader avrebbe dovuto partecipare a questa missione. Vivian Bader è una cardiochirurga palestinese di Hebron di 35 anni. Ha lavorato molti anni all’ospedale Makassed, poi i è trasferita in Inghilterra per la specializzazione (tra Liverpool, Birmingham e Glasgow). Vivian partecipa alle missioni italiane del dottor Luisi ed esegue gran parte degli interventi chirurgici. Purtroppo non ha potuto unirsi al team a causa della chiusura del valico di Rafah. Il consolato italiano di Gerusalemme, dietro richiesta del team italiano, sta cercando di ottenere l’autorizzazione per l’accesso attraverso Erez dalle autorità israeliane. Un ringraziamento va quindi al consolato italiano per gli sforzi che sta facendo in questo senso. È possibile che Vivian possa raggiungere il team a missione iniziata.

Al suo arrivo nella Striscia di Gaza, abbiamo raggiunto il team italiano e l’abbiamo seguito all’ospedale European. Qui il team è stato accolto da sorrisi ed abbracci da parte del personale medico locale. La sistemazione nella struttura di accoglienza per le delegazioni, un pranzo tipico palestinese a base di riso e pollo, e poi subito ci si è diretti in ospedale. Luisi ha visitato molti bambini con patologie cardiache congenite e successivamente ha eseguito insieme all’équipe italo-palestinese il primo intervento cardiochirurgia su un bambino di appena 10 giorni di vita, Mohammed Ahmed. Abbiamo assistito all’intervento con emozione e meraviglia, consapevoli della delicatezza dell’operazione su un corpo talmente piccolo.

Tutto è andato bene e Mohammed è stato poi trasportato nel Reparto di Terapia Intensiva Cardiologica. Qui, ci ha spiegato la dottoressa Simonetta Meghelli, nel post-operatorio si monitorano i parametri vitali, come la frequenza, la pressione arteriosa, la saturazione.

Il giorno successivo il team ha operato un altro bambino, Ayman Abu Daqqa, di 8 mesi (che presentava un ritorno venoso anomalo polmonare parziale: le vene polmonari invece di arrivare nell’atrio sinistro andavano a finire su una vena cava). L’intervento è andato bene ed Ayman è abbastanza vivace, spalanca i suoi occhioni e tenta di muoversi. Quando ha visto sua madre ha steso le piccole braccia per poterla abbracciare. “Sono molto felice per l’arrivo della missione, e spero ve ne siano altre. L’intervento chirurgico è molto delicato, ringrazio molto i dottori”, ci ha detto Hossam Abu Daqqa, il padre di Ayman.

“È difficile fare questo tipo di attività di alto livello – ci spiega il dottor Paolo del Sarto – La difficoltà dell’isolamento rende difficile la crescita culturale prima ancora della possibilità di avere materiali adeguati. Bisogna investire prima in cultura, la cooperazione deve concentrarsi sulla crescita culturale e scientifica. Ci si dovrebbe concentrare quindi sull’attività specialistica per acquisire un know how da spendere poi su tutto il resto. Attraverso ciò, la ricaduta culturale sarebbe enorme.

Abbiamo chiesto al Dott. Del Sarto il motivo per cui ha deciso di partecipare alle missioni: “Sono convinto che se riusciamo a fare bene è nelle loro possibilità continuare da soli, e gli sarà utile non solo in questo campo specifico ma anche negli altri”. Speranza, fiducia, consapevolezza dell’importanza della formazione sul posto, abbiamo avvertito dalle sue parole.

Il fondatore del PCRF, Steve Sosebee, aveva istituito nel mese di aprile il primo dipartimento di oncologia pediatrica nei Territori Occupati, per permettere ai bambini di Gaza e Cisgiordania ammalati di avere cure adeguate nella loro terra, una promessa fatta a sua moglie Huda al Masri, uccisa dalla leucemia nel 2009. Steve viaggia costantemente per raccogliere donazioni per curare i bambini palestinesi e, dai primi trasferimenti occasionali all’estero di pazienti da operare, il PCRF è passato ad invitare équipe di medici volontari di ogni parte del mondo che effettuano negli ospedali pubblici palestinesi corsi di formazione per il personale locale ed interventi chirurgici delicati. Tutto ciò che è possibile curare in Palestina viene fatto sul posto, il trasferimento all’estero avviene solo in casi che sono inoperabili negli ospedali palestinesi.

Le cure per i piccoli pazienti sono interamente coperte dal PCRF. Il progetto mira anche a sostenere una sanità pubblica palestinese efficiente e sostenibile, in quanto i bambini non possono essere curati in modo adeguato a causa dell’occupazione militare israeliana e dell’assenza di uno Stato che può assisterli. Il programma di cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Makassed di Gerusalemme è stato molto importante negli ultimi anni. Successivamente è partito il progetto ambizioso che stiamo seguendo in questi giorni, il primo programma di cardiochirugia all’ospedale pubblico European di Khan Younis, sotto la direzione del cardiochirurgo Stefano Luisi.

Continueremo a seguire questa missione nei giorni successivi. Chi vuole contribuire ed aiutare i progetti del PCRF può visitare il sitointernet, la pagina Facebook e quella italiana. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=88184&typeb=0&Gaza-missione-italiana-all’ospedale-di-Khan-Younis

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