GAZA. Netanyahu: non andremo al Cairo

0
107

02 set 2014

Gli israeliani potrebbero non proseguire i negoziati, secondo indiscrezioni della stampa. L’ultima mossa del premier per sopire le critiche che si levano dal suo stesso governo, per metà contrario al cessate il fuoco

 
immagine1

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

della redazione

Roma, 2 settembre 2014, Nena News – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non avrebbe alcuna intenzione di inviare una delegazione in Egitto a fine mese, quando dovrebbe partire il secondo round dei negoziati che hanno portato al cessate il fuoco dello scorso 26 agosto tra Israele e Hamas. È quanto riferito dall’emittente Channel 10 e dall’agenzia stampa palestinese Ma’an.

L’accordo raggiunto al Cairo ha messo fine a 50 giorni di offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, con il suo carico di 2.200 morti e quasi 10.000 feriti, in maggioranza tra la popolazione civile palestinese, e 71 morti tra gli israeliani, di cui 66 militari, ma il negoziato non è affatto concluso. Sono ancora tante e rilevanti le questioni rimaste aperte e rinviate a fine settembre: tra queste la costruzione del porto di Gaza e dell’aeroporto, la questione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliani, la demilitarizzazione delle fazioni presenti nella Striscia, la consegna dei resti dei soldati israeliani caduti in battaglia. Per il momento i palestinesi hanno ottenuto l’apertura di cinque valichi di frontiera (di cui due saranno Erez e Kerem Shalom) per l’ingresso di materiali da ricostruzione e aiuti umanitari ai civili. La definizione del limite di pesca a sei miglia nautiche (gli Accordi di Oslo ne prevedevano 20) e il suo aumento a 12 entro l’anno. Israele, infine, si è impegnato a non compiere più omicidi mirati contro i leader delle fazioni palestinesi.

Una retromarcia del governo di Tel Aviv rischia di rendere nullo il cessate il fuoco, ha detto Qais Abd al-Karim, della delegazione palestinese. Tuttavia Netanyahu nell’ultima riunione di governo a porte chiuse avrebbe riferito ai suoi ministri di non avere alcuna intenzione di inviare una delegazione al Cairo, come stabilito dagli accordi. Nelle ultime fasi dell’operazione militare Margine Protettivo, che è costata allo Stato ebraico circa 1,8 miliardi di euro, il premier ha visto precipitare il consenso di cui godeva e si è fatto parecchi nemici nel suo stesso governo, decidendo di accettare la tregua con la metà dei suoi ministri contraria a qualsiasi concessione.

Bibi sta dunque cercando di riguadagnare terreno agli occhi dell’opinione pubblica israeliana ed è in questa ottica che si può leggere anche la decisione annunciata ieri di proclamare “aree demaniali” 400 ettari di terre tra Betlemme e Hebron, in Cisgiordania, per ampliare la colonia di Gvaot (colline). La decisione risale a due mesi fa ed è una ritorsione per l’uccisione lo scorso giugno in Cisgiordania di tre ragazzi ebrei da parte di una cellula palestinese armata, risultata poi affiliata a Hamas.

Si tratta della più ampia confisca, in una sola volta, di terreni in Cisgiordania  negli ultimi 30 anni su cui sono piovute condanne da diversi Paesi, compresi gli alleati di Washington e del Caio, e dalle Nazioni Unite . Nena News

– See more at: http://nena-news.it/gaza-netanyahu-non-andremo-al-cairo/#sthash.dzE6Yh5z.dpuf

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.