GAZA.QUANDO L’ACQUA NON E’ ACQUA

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06 set 2019

La popolazione gazawi deve fare i conti tutti i giorni con la scarsità di energia e di acqua potabile. Una condizione penalizzante soprattutto per le famiglie più povere

di Filippo Barone

Gaza, 6 settembre 2019, Nena News – L’acqua nella Striscia di Gaza è salmastra e non potabile. Se alcuni millilitri di ciò che sgorga dai rubinetti venissero esaminati in un qualche laboratorio in Europa i risultati non si avvicinerebbero in alcun modo alla soglia di potabilità stabilita dal WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non esistendo depuratori in grado di ripulire le limitate riserve idriche locali, l’acqua che viene distribuita alla popolazione ha un sapore salato, quindi è imbevibile.

Vari studi hanno accertato che oltre un quarto di tutte le malattie sono causate dalla pessima qualità dell’acqua e dalla sua scarsa accessibilità. La popolazione gazawi ha un solo modo per poter avere acqua potabile o filtrata: acquistarla nei supermercati. Ma i costi sono elevati per gran parte della popolazione non tutti possono permettersela e così l’azienda pubblica rifornisce le abitazioni riempiendo dei grandi serbatoi posizionati sui tetti e coperti di plastica nera affinché il sole non riscaldi troppo i recipienti. Nei campi profughi, come ad esempio a Jabalya, l’acqua è scarsa e quella che c’è è tutt’altro che potabile. Coloro che hanno la fortuna di avere in casa dei rubinetti, sono costretti a lavarsi o bere la stessa acqua non potabile, quando c’è.

Vicino al mare non tutte le abitazioni hanno qualsiasi cosa ricordi vagamente un impianto idraulico. Così chi non ha questo “privilegio” riempie recipienti improvvisati con acqua recuperata. Sulla strada che collega il capoluogo Gaza city con Rafah, quasi al confine con l’Egitto, vi sono alcuni campi profughi. Coloro che vivono lì spesso non hanno neppure i serbatoi da poter riempire al passaggio delle autocisterne. Così per lavarsi e per gli altri usi domestici sono costretti a far uso anche dell’acqua dal mare che a Gaza è molto inquinato a causa dei versamenti fognari.

Legata al mancato trattamento delle acque di scarico è la penuria di energia elettrica. Per diverse ore al giorno, tutti i giorni, nella Striscia di Gaza viene staccata la corrente a turno nelle varie aree della Striscia poiché la quantità di elettricità disponibile è largamente inferiore alla domanda. Quando ciò avviene in orari notturni, i centri abitati precipitano in una tetra e soffocante oscurità. Coloro che possono permettersi un generatore di corrente autonomo possono in parte ovviare al problema collegandolo all’impianto elettrico. Chi invece non ha questa possibilità si arrangia con torce, candele e luci a pile. Ovviamente anche la viabilità ne risente: le strade sono completamente avvolte nel buio e nei quartieri più esterni muoversi risulta assai arduo. Nena News

Solo gli ospedali sono esenti da questo taglio di corrente, mentre tutto il resto della popolazione gazawi deve fare i conti tutti i giorni con la scarsità di energia e di acqua potabile. Nena News

 

 

 

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