Gaza, ritorsione annunciata

24/03/2011 

Dopo l’attentato a Gerusalemme, nuovi bombardamenti israeliani nella notte

L’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra parla chiaro, quando afferma che “nessuna persona può essere punita per un’infrazione che non ha commesso personalmente. Le pene collettive, come pure qualsiasi misura d’intimidazione o di terrorismo, sono vietate”.

In una Gaza strangolata da un feroce assedio medioevale, le punizione collettive promosse da Israele a più un milione e mezzo di persone si accavallano e sovrappongono. Questa notte, la Striscia veniva bombardata in seguito alla bomba esplosa nella stazione dei autobus di Gerusalemme Ovest che ha provocato 30 feriti e il decesso di una donna, sebbene nessuna prova al momento faccia intendere il coinvolgimento di un solo palestinese di Gaza con l’attentato.

La giornata era iniziata nel peggiore dei modi: Mouhamed Talal Al-Helu, sei anni, con il corpo ricoperto da schegge di esplosivo, in fil di vita per le ferite rimediate il giorno prima, riusciva ad ottenere un coordinamento per essere ricoverato in un ospedale israeliano solo dopo molte ore di burocratica attesa. A detta dei dottori palestinesi a questo punto le speranze che si possa salvare sono remote. Nel cimitero, quattro nuove lapidi si affiancano a quelle dei due bambini uccisi sabato sera, e sono: Muhammad Jihad Al-Helo, 11 anni, Yasser Ahed Al-Helo, 16 anni, Muhammad Saber Harara, 20 anni eYasser Hamer Al-Helo  di 50 anni. Martedì pomeriggio stavano allegramente giocando a calcio dalla parti di Shejaeya, a Est di Gaza city, quando un carro armato posto a 2 chilometri di distanza da loro ha iniziato a cannoneggiare. Risultato del bombardamento: 5 morti, 11 feriti, compresi 8 bambini, tutti civili, da quello che il portavoce dell’esercito israeliano ha ammesso essere stato un increscioso errore di puntamento. Quando mi sono recato per scattare delle foto all’obitorio dell’ospedale Al Shifa, quei corpi nei frigoriferi spalancati conservavano ben poco delle sembianze umane, a causa di “un errore” per il quale nessuno pagherà mai.
 
Il Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ieri ha colto una nuova occasione per mettere a nudo l’ipocrisia USA, denunciando l’attacco a Gerusalemme Ovest come orrendo e non spendendo alcuna parola per le numerose vittime civili di Gaza. Il belligerante premio Nobel per la Pace Obama è andato ancora oltre dichiarando che i “razzi” artigianali lanciati dai Palestinesi nel deserto del Negev sono inaccettabili, senza fare cenno ai bombardamenti israeliani, come se i missili da una tonnellata sparati dai Caccia f16 su centri densamente abitati invece fossero dei cotillon.
Razzi palestinesi, per lo più artigianali, che nel 2011 hanno provocato zero vittime fra gli israeliani, come zero vittime ne avevano provocate in tutto il 2010.

Missili israeliani, made in USA, che nel giro di pochi giorni hanno fatto a pezzi 10 palestinesi, 5 dei quali bambini, e 40 feriti. Cifre qui citate per vanificare il conclamato diritto alla difesa israeliano, che in realtà è un diritto all’offesa e alla pulizia etnica. Ieri, verso le 2 e mezza di notte, dopo che per tutto il giorno drone israeliani avevano sorvolato a bassa quota i cieli di Gaza, elicotteri Apache e caccia f16 facevano la loro entrata in scena bombardato il centro della Striscia, i tunnel al confine di Rafah, e una centrale di energia elettrica a Gaza City, gettando buona parte della città nella completa oscurità, creando il panico mentre i missili continuavano a colpire. Nessuna vittima fortunatamente, ma per alcuni lunghissimi minuti, l’atmosfera di terrore avvertibile nella Striscia era la stessa del 27 dicembre 2008, l’inizio della devastante operazione militare Piombo Fuso che si concluse col massacro di più di mille civili, 320 dei quali bambini.
 
Questa mattina Gaza si è risvegliata con le borse sotto gli occhi e l’animo in disordine. L’entusiasmo dettato dalle manifestazioni dei giovani per la fine delle divisioni sembra lontano, cosi come si allontana l’annunciata visita nella Striscia di Abu Mazen. Chi ha lanciato i colpi di mortaio nel deserto settimana scorsa e chi massacra i civili oggi sta vincendo: Hamas e Fatah, che erano sul punto di tornare a parlarsi si richiudono progressivamente nelle loro inconciliabili posizioni, e un mezzo milione di incolpevoli subiscono ogni giorno l’unico articolo presente nelle convenzioni non scritte d’Israele: punizione collettiva contro una popolazione inerme.

Restiamo Umani.
Vittorio Arrigoni per Peacereporter

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