GAZA: TUTTE LE LACRIME POSSIBILI

Da una testimone a Gaza, il racconto dell’uccisione di una madre e di una figlia, in uno dei recenti attacchi delle forze armate israeliane nella Striscia.

DI SILVIA TODESCHINI

Gaza, 12 Aprile 2011 – L’altro ieri ero a casa di un’amica ad AbuSan, e quando mi sono svegliata mi ha spiegato che le forze di occupazione israeliane avevano ucciso 2 ragazzi all’ingresso del villaggio di Khuza’a. Giusto dove arriva la strada principale per entrare nel villaggio.

Verso mezzogiorno ero ancora a casa, perchè era venerdì, ed il venerdì qui non si va a visitare nessuno. Si sono sentiti colpi di artiglieria israeliani dal confine. Mi hanno spiegato che venivano dal villaggio vicino, Farahin, e non erano carri armati perchè i carri armati non lanciano sufficientemente lontano, erano altri tipi di missili, fatti per arrivare più distante. Quattro boom in meno di 5 minuti. Dovevo uscire per restituire una macchina fotografica ad un’altra attivista dell’ISM, e dopo poco sono uscita comunque. Per strada c’erano solo ambulanze, una gran folla di uomini era radunata davanti alla moschea. Non sapevo cosa stesse succedendo, ero incerta se andare davvero dove dovevo andare, magari poi non c’erano più mezzi per tornare indietro, magari valeva la pena andare a vedere cosa stesse succedendo. Avevo sentito passando in mezzo alla gente la parola “shuhadiin” “due martiri”, ma non sapevo se si riferissero ai 2 ragazzi ammazzati la mattina all’ingresso del villaggio o a qualcos’altro.

Camminavo avanti ed indietro sul marciapiede incerta sul da farsi, magari non era successo nulla, magari la gente si era radunata davanti alla moschea perché era appena finita la preghiera del mezzogiorno e le ambulanze erano in giro perché ancora non si sapeva dove erano caduti i missili… Ad un certo punto mi raggiunge un amico in bicicletta, che mi chiede cosa faccio li e perché non vado dove devo andare, io gli chiedo cosa è successo e lui mi risponde “niente niente, adesso vai dove devi andare”. Lo sapeva, lui, cosa era successo. Due donne sono state trucidate di fronte a casa loro, la madre ed una figlia, la più giovane aveva 19 anni e si sarebbe sposata di li ad un mese; altre 2 sorelle ferite, una grave. Lui lo sapeva perché erano sue parenti, perché di sicuro è uscito di casa dopo che gli avevano telefonato comunicando la morte. Però a me non lo ha detto, me lo ha spiegato solo il giorno dopo, al momento mi ha detto che non era successo niente e di andare via, voleva tenermi lontano dalla morte e dalla distruzione, era un gesto gentile (dove trovi la forza questa gente di avere gesti gentili nelle situazioni peggiori, ancora non lo ho capito). E io il giorno dopo non gli ho chiesto cosa ha visto, non ne ho avuta la forza. Lui mi ha raccontato che una delle due sorelle ferite all’ospedale ha ripreso coscienza, ed ha domandato della madre, le hanno detto che era morta, poi ha domandato della sorella, e le hanno detto che era morta. L’altra sorella ferita sta lottando per la vita.
Il giorno dell’assassinio sono andata a fare visita alla famiglia per portare condoglianze. Qui ci sono tre giorni disponibili per portare le condoglianze, e le donne sono separate dagli uomini. Nella stanza delle donne c’erano due sorelle della vittima. Avevano lo sguardo vuoto di chi ha già pianto tutte le lacrime possibili. Di chi non trova giustificazione, ammazzata con un moderno missile creato per uccidere, solo per essere nata nel posto sbagliato, solo perché “palestinese di Gaza”. Scrivo creato per uccidere perché all’esplosione il missile ha scaraventato attorno a se centinaia di proiettili rotanti, e sono stati questo ultimi a crivellare i corpi delle donne, oltre che i muri e le porte della povera abitazione, le piante e gli alberi vicini. Ci hanno guidato sulla scena dell’assassinio 2 bambini: ci hanno mostrato le piante maciullate, i muri crivellati, la porta piena di buchi, le sedie intrise di sangue. E questo oggetto, un missile in grado di lanciare centinaia di proiettili, è un’arma creata per ammazzare il maggior numero possibile di persone, per cancellare quante più vite umane possibile, non c’è alcuna giustificazione per questo, non si può in nessun modo chiamare difesa, non è creato ne’ pensato per uccidere una singola persona che minaccia l’incolumità di qualcun altro, è fatto per ammazzare quante più persone possibile: non è possibile controllare dove finiscano i proiettili rotanti, comporta comunque un’altissima probabilità di uccidere persone innocenti. Ed è stato usato di proposito contro civili, da parte di quello che chiamano “l’esercito più morale del mondo”.
Al ritorno Umm Yamen mi diceva: “guarda quella che loro chiamano democrazia: noi la paghiamo con i nostri figli e figlie, con la nostra vita, con le nostre case, con la nostra terra, con i nostri ulivi, con il nostro futuro, con i nostri sogni.”

Questo non è l’unico e probabilmente nemmeno il peggiore delle aggressioni israeliane a Gaza negli ultimi giorni, da giovedì pomeriggio si sono contate 18 vittime, ed altre due persone stanno lottando per la vita. Nena News

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