Gaza, ucciso Vittorio Arrigoni

L’hanno trovato senza vita in una casa alla periferia di Gaza City. Vittorio Arrigoni non ce l’ha fatta. Ed è morto prima che scadessero le trenta ore che i miliziani salafiti avevano dato come tempo ad Hamas per liberare i loro compagni.

La morte del volontario italiano è stata confermata alle 03.20 di venerdì mattina all’ospedale Al Shifa. A riconoscere il corpo sono stati i vertici dell’International Solidarity Movement, l’organizzazione presso il quale Arrigoni lavorava come attivista per i diritti umani.

L’epilogo è avvenuto in un appartamento del rione Qarame, dove a quanto pare unità delle Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato di Hamas) avevano individuato il covo del gruppuscolo salafita responsabile del rapimento.

Secondo le prime ricostruzioni, durante l’irruzione risultano essere stati feriti almeno due dei miliziani di Hamas, il cui commando sarebbe comunque riuscito alla fine ad avere la meglio sui rapitori dopo una sparatoria, ma solo per trovare Arrigoni – una volta sfondato l’ingresso – ormai senza vita. Il terzo uomo, infatti, aveva da poco dato il segnale a un’altra persona di sparare all’italiano.

Le fonti della sicurezza di Hamas hanno aggiunto che oltre ai fermati, è scattata una caccia all’uomo anche negli altri quartieri di Gaza City per scovare eventuali fiancheggiatori. Alle tre e trenta di venerdì mattina testimoni raccontano di incursioni violente nel quartiere dove risiede il clan dei Doghmosh, da anni coinvolti in violenze e rapimenti.

Alle 3.31 in un comunicato stampa, il ministero dell’Interno e della Sicurezza nazionale di Hamas ha dichiarato che “l’intenzione dei sequestratori non è mai stata quella di far rilasciare i compagni di lotta, ma di uccidere quasi subito Arrigoni”. E ha invitato i palestinesi a non prestare attenzione alle voci infondate che nelle ultime ore si sono diffuse nella Striscia.

(ultimo aggiornamento: venerdì 15 aprile, ore 03.36)

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