Gaza: una nuova casa dopo la demolizione di 9 anni fa

TUESDAY, 17 APRIL 2012 07:06 RAMI ALMEGHARI (THE ELECTRONIC INTIFADA)

 Raed Abu al-Zomar, 32enne padre di quattro figli, è stato sfrattato dalla sua casa dopo che Israele l’ha demolita nel 2003. La sua casa di due piani si trovava a Rafah, città a Sud della Striscia di Gaza, e Abu al-Zomar ci viveva insieme ai genitori e a otto fratelli.

Raed Abu al-Zomar and his family have moved from apartment to apartment for the last nine years. (Rami Almeghari / The Electronic Intifada)

All’epoca, l’esercito israeliano aveva già abbattuto e distrutto le case di circa 1500 famiglie lungo tutto il confine tra Gaza e l’Egitto, durante la Seconda Intifada. Per molti anni, la famiglia Abu al-Zomar ha affittato diversi appartamenti in differenti zone a Sud della Striscia. Recentemente, Raed, i suoi genitori e i fratelli celibi sono stati accolti in due piccoli appartamenti, vicino alla sede del progetto saudita di edilizia gestito dall’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (UNRWA). Gli hanno promesso una casa, una volta che sarà costruita.

“Finora i miei bambini, che ora sono a scuola, non hanno mai vissuto nella loro casa. Il progetto saudita per me significa stabilità, significa che ora avrò dei vicini di casa”, racconta Abu al-Zomar a Electronic Intifada, mentre dal balcone del suo appartamento guarda al progetto di edilizia di Tal al-Sultan, a Rafah. “Per qualche tempo mi sono trasferito da un posto all’altro, senza poter sviluppare normali relazioni con il vicinato. Posso dire che il mio sogno di sta per realizzare”.

Nessuna risata

“Non ricordo un momento in questi ultimi dieci anni in cui abbiamo davvero riso. Sono stato sempre preoccupato per i miei quattro figli”, dice Abu al-Zomar, indicando una delle sue due bambine che gioca in un piccolo corridoio tra il suo appartamento e quello dei nonni.

Sua madra, Umm Raed, una donna sulla sessantina, è impegnata in qualche faccenda domestica nella sua piccola cucina.

“Abbiamo sopportato abbastanza in questi dieci anni – dice Umm Raed – Circa due anni fa, ci hanno fatto lasciare la casa che avevamo affittato durante l’Eid al-Adha, la seconda più importante festa religiosa musulmana. Mentre la gente intorno a noi festeggiava e si augurava il meglio, noi trasportavamo le nostre proprietà in un altro appartamento. Spero solo che mia figlia, che ora è alle scuole superiori, e i miei due figli celibi possano avere una vita migliore”.

L’edificio vicino è stato in passato una colonia israeliana, Rafah Yam. I lavori per costruire case palestinesi qui sono cominciati nel 2006, un anno dopo che le autorità israeliane hanno forzatamente trasferito i coloni fuori da Gaza. I lavori, però, si sono fermati quando Israele ha posto Gaza sotto assedio nel 2007. Con il tempo, sono stati completati solo un mercato, poche scuole e una clinica. Nel luglio 2011, i lavori di costruzione sono ripartiti, dopo che Israele ha autorizzato l’ingresso a Gaza di materiale edilizio destinato all’UNRWA.

Disponibilità ridotta di materiale da costruzione

Zuhair Abu Nahla, ingegnere del progetto edile dell’UNRWA, ha detto che è stato completato circa il 70% dei lavori per la costruzione di 752 unità abitative. Si aspetta che le nuove case vengano consegnate ai nuovi occupanti entro l’estate. Secondo Abu Nahla, i venti membri della famiglia Abu al-Zomar riceveranno una casa di tre piani, per una superficie totale di circa 300 metri quadri.

La seconda fase del progetto dovrebbe cominciare in pochi mesi. Entrambe le fasi sono costate 90 milioni di dollari. Ma la finalizzazione del progetto dipenderà da Israele: permetterà o meno che a Gaza entri la sufficiente quantità di materiale da costruzione?

Housing construction materials are still being delayed import into Gaza by Israel.  (Mohammed Asad / APA images)

“C’è un ritardo nel ricevimento del materiale edile a Gaza – spiega Adnan Abu Hasna, portavoce dell’UNRWA – Quello che Israele ci fornisce non è abbastanza. Gli israeliani a volte permettono l’ingresso di venti tir di materiale al giorno. Abbiamo bisogno di 50 o 60 tir quotidianamente. Abbiamo bisogno di aiuto – svolgiamo un ruolo essenziale nell’alleviare la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza”.

Secondo l’UNRWA, Israele permette l’ingresso di materiale di costruzione diretto anche ad un progetto di edilizia giapponese, che prevede la ricostruzione di oltre 250 abitazioni negli otto campi profughi della Striscia. Il progetto è però sospeso da sei anni. Israele ha cominciato ad alleviare il blocco contro Gaza nel 2010, dopo essere stato condannato dal mondo intero per l’uccisione in acque internazionali di nove attivisti che stavano prendendo parte alla Freedom Flotilla.

“La maggior parte dei miei vecchi vicini di casa mi chiedono al telefono come sta procedendo il progetto – racconta Abu al-Zomar – Se venite qui di venerdì, vedrete qui molti di quelli che aspettano una casa, come se stessero godendo di un bellissimo panorama sulla spiaggia di Rafah”.

 

Rami Almeghari è giornalista e docente universitario nella Striscia di Gaza

Questo articolo è apparso su The Electronic Intifada: http://electronicintifada.net/content/gaza-family-awaits-new-home-9-years-after-demolition-israel/11161

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/striscia-di-gaza/3538-gaza-una-nuova-casa-dopo-la-demolizione-di-9-anni-fa

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