GAZA. Una nuova speranza per lo sport femminile

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29 mar 2016

La giovane atleta Enas Nofal, arrivata prima negli 800 metri, sogna ora di partecipare alla Maratona di Betlemme e nel frattempo incoraggia le donne della Striscia a praticare sport

Enas-Nofel

Enas Nofel

di Rosa Schiano

Roma, 29 marzo, 2016, Nena News – Negli ultimi anni e fino a poco tempo fa, la pratica sportiva all’aperto, in particolare la corsa, veniva culturalmente considerata un’attività riservata agli uomini, mentre alle donne veniva offerta la possibilità di recarsi nelle varie palestre presenti nella Striscia per allenarsi e mantenersi in forma tra ginnastica e corsi di aerobica. Negli ultimi mesi sembra che vi sia stata invece una nuova apertura culturale rispetto alla pratica agonistica femminile ed una giovane promessa si sta facendo portatrice di questo cambiamento.

Il suo nome è Enas Nofal, ha soli 15 anni ed è del campo rifugiati di Maghazi, situato nella parte centrale della Striscia di Gaza. Recentemente ha conquistato il primo posto negli 800 metri, una competizione organizzata nello stadio di Beit Hanoun, nel nord della Striscia.

La giovane atleta ha così sfidato la cultura locale ed ha trasformato le critiche in punti di forza, sorprendendo tutti. Nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista in un programma televisivo sul canale di Al Kitab, insieme al suo allenatore, Sami Nadeel. Nel corso del programma Enas ha dichiarato di aver iniziato a correre lo scorso agosto dopo aver guardato, su Youtube, alcuni video di atlete donne come l’ex atleta marocchina Nawal El Moutawakel, specializzata nei 400 metri ostacoli e vincitrice della medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Los Angeles 1984 e Mariayam Jamal, atleta bahreinita di origine etiope, due volte campionessa mondiale dei 1500 metri piani. Entusiasta, Enas si è sentita incoraggiata dal loro esempio ed ha trovato sostegno nel suo allenatore, a cui il presentatore del programma ha chiesto un parere sulle difficoltà riscontrate in questo percorso all’interno della società palestinese di Gaza. “Siamo una società conservatrice, è stato difficile all’inizio ma con il passare del tempo la cultura cambia ed abbiamo iniziato a sentirci incoraggiati. Inoltre l’appoggio morale della famiglia di Enas, di suo padre e sua madre, ha aiutato il suo allenamento”.

La giovane ha infatti affermato di essere stata sostenuta dalla sua famiglia, dalle amiche, dagli insegnanti ed anche dal presidente della Federazione Palestinese di Atletica, Nader Halawa. “Inizialmente è stato difficile – ha dichiarato la giovane – alcune persone chiedevano dove fossero i miei genitori e come la mia famiglia potesse lasciarmi fare sport, poi questo modo di pensare è iniziato a cambiare e le famiglie hanno iniziato a portare le loro figlie ad allenarsi. Ora abbiamo una squadra di ragazze ma ci sono ancora alcune persone che criticano la nostra scelta”. “Mi piacerebbe invitare tutte la popolazione della Striscia a venire a correre con noi perché correre fa bene alla salute”, ha affermato Nadeel. “Le critiche diminuiranno con il tempo. Vorrei ringraziare Nader Halawa, presidente della Federazione, per essersi impegnato nell’istituire la prima gara di corsa femminile a Beit Hanoun nel mese di novembre. Trenta ragazze vi hanno partecipato ed Enas ha conquistato il primo posto. Inoltre parteciperà alla maratona internazionale di Betlemme ad aprile”.

Enas, assicurando di poter gestire il suo tempo tra lo studio e l’attività sportiva, racconta l’ansia della prima gara, il suo allenarsi ogni mattina per un’ora e la felicità per l’aver ottenuto il primo posto sugli 800 metri. Il suo allenatore, Nadeel, allena per il momento una squadra di quindici ragazze tra i quindici ed i venti anni di età e che, secondo quanto ha riferito ad Al Kitab, tenteranno tutte di partecipare alla maratona di Betlemme. “L’atletica è una scienza, è studiata nelle università. L’allenamento di oggi è diverso da quello di ieri. Enas ha un proprio programma che prevede un allenamento al mare, uno in salita, uno per la velocità, uno per la resistenza”, ha dichiarato l’allenatore.

Dietro la passione sportiva c’è un forte messaggio politico e identitario. “Dobbiamo mostrare alle persone che nella Striscia non vi è solo guerra ma essa dà alla luce anche persone dotate di talento che onoreranno la Palestina. La mia ambizione è quella di onorare la mia terra ed ottenere una medaglia, il mio obiettivo è partecipare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020. Abbiamo bisogno di campi sportivi dove gareggiare ed allenarci”, ha aggiunto la giovane. Il suo preparatore ha a sua volta tenuto a sottolineare la necessità di avere a disposizione campi sportivi e piste di atletica per l’allenamento e le competizioni. Enas sfida così le critiche della società, la sua determinazione traspare nei suoi occhi ed è contagiosa.

La Maratona di Betlemme, o semplicemente Maratona della Palestina (Palestine Marathon), i cui principali organizzatori sono il Comitato Olimpico Palestinese e Right to Movement e di cui parte del percorso è in prossimità del muro di separazione, si terrà il 1 aprile e vede ogni anno la partecipazione di migliaia di corridori provenienti da tutto il mondo. La maratona nasce per esprimere il diritto fondamentale dell’uomo alla libertà di movimento. I palestinesi infatti non possono muoversi liberamente nelle proprie strade, da una città all’altra né tra Gaza e la Cisgiordania e l’attuale Stato di Palestina non ha il controllo nemmeno sulla distanza di una maratona (42,195 KM).

Diverse sono le manifestazioni sportive che negli ultimi tempi vengono sentite come una opportunità per esprimere il diritto dei palestinesi allo sport. Un diritto spesso negato dalle politiche israeliane e denunciato negli ultimi anni dalla Federcalcio palestinese e dal Presidente del Comitato Olimpico Palestinese. Si tratta di violazioni che riguardano soprattutto le restrizioni sul movimento degli atleti palestinesi, di allenatori, dirigenti di associazioni sportive e di esperti internazionali. A tali restrizioni si aggiungono violazioni dei diritti umani contro gli atleti palestinesi, molti dei quali sono stati arrestati o feriti, le limitazioni sull’entrata delle attrezzature sportive e gli ostacoli per la costruzione di impianti sportivi, nonché la distruzione delle strutture esistenti (come avvenuto nel corso di bombardamenti sulla Striscia).

Per gli atleti della Striscia di Gaza è difficile entrare in Cisgiordania; il 21 febbraio del 2013, ad esempio, le autorità israeliane impedirono a 23 corridori di partecipare alla Maratona di Betlemme senza fornire alcuna ragione. Partecipare alla maratona sarà la prossima sfida di Enas, delle altre ragazze e dei tantissimi atleti palestinesi ed internazionali, perché lo sport possa permettere di creare ponti e superare muri e confini. Nena News

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