Gerusalemme a Pasqua, Twal: «Solo nel Risorto qui non abbiamo paura»

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5 aprile 2015

Il Patriarca davanti alla tomba vuota della Resurrezione: «I politici di tutto il mondo si preoccupano ben poco della nostra sorte. Ma i martiri e i rifugiati testimoniano che Dio è vivo»

GIORGIO BERNARDELLI
ROMA

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LA BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO

«Ogni giorno, in Medio Oriente, siamo testimoni di avvenimenti tragici che ci rendono ancora contemporanei del Calvario. Ma la nostra gioia e la nostra fede nel Risorto nessuno ce la può togliere». C’è tutta la sofferenza dei cristiani perseguitati nel mattino di Pasqua di quest’anno a Gerusalemme; non la nasconde affatto il patriarca latino Fouad Twal, davanti a quella tomba vuota che la Chiesa della Terra Santa da duemila anni custodisce come il segno più prezioso.

Già ieri mattina – come accade ogni anno – l’annuncio della Resurrezione era risuonato nell’antica basilica del Santo Sepolcro; qui, infatti, le ferree regole sugli orari delle liturgie delle diverse confessioni sono ferme a quando in tutte le chiese cattoliche le campane si scioglievano al mezzogiorno del sabato. Ma è comunque il mattino di Pasqua il giorno per eccellenza della corsa al Sepolcro. Così, nel primo mattino di una Gerusalemme che vive in queste stesse ore la festa di Pesah (la Pasqua ebraica), i cristiani della Città Santa e i pellegrini giunti per l’occasione si sono ritrovati per la solenne Celebrazione eucaristica nella Basilica che tiene insieme la memoria della morte e resurrezione di Gesù.

«Da questa tomba sono uscite la luce e la pace – ha detto il Patriarca latino di Gerusalemme nell’omelia pronunciata davanti all’edicola della Resurrezione -. E oggi ancora, da qui, da questa Terra Santa così martoriata, devono di nuovo sgorgare la luce e la pace. Come cristiani – ha aggiunto – siamo chiamati, al cuore di questa regione del Medio Oriente scosso dalle guerre e insanguinato dalla violenza, a essere segni di contraddizione, segni di speranza malgrado tutto. Il nostro futuro in questa regione e in questo mondo è incerto e persino più oscuro, ma noi non abbiamo paura, Cristo ci ha preceduto ed è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Davvero la tomba vuota del Risorto oggi è l’unica speranza su cui possono contare i cristiani del Medio Oriente. «I politici e la comunità internazionale – ha denunciato Twal anche in questa mattina di Pasqua – si preoccupano molto poco della nostra libertà e della nostra sorte. Gli interessi personali schiacciano la buona volontà di chi cerca la pace e la giustizia. Ma i martiri contemporanei non smettono di testimoniare la Resurrezione di Cristo: tutto, dalle processioni e dalle pietre di Gerusalemme ai rifugiati iracheni e siriani, che hanno perduto tutto a causa della loro fede, a coloro che sono prigionieri nel nome di Cristo, tutto testimonia che nostro Signore è vivo».

Per i cristiani di Gerusalemme questa testimonianza oggi ha il volto anche di due nuove sante, le religiose palestinesi Maria Alfonsina Ghattas e Maria di Gesù Crocifisso Bawardi che verranno canonizzate da papa Francesco a Roma il 17 maggio. Un nuovo segno – ha detto il Patriarca – della vocazione particolare della Chiesa madre. «Numerosi – ha ricordato Twal – sono coloro che vengono in Terra Santa per cercare Cristo, tentando nel contempo di trovare o ritrovare le proprie radici. Le nostre radici sono qui, nel grembo della Chiesa Madre, sul Monte Golgota e in questa tomba vuota. Per questo la nostra responsabilità è grande e, malgrado tutte le difficoltà e le sventure che ci colpiscono, continuiamo a mantenere salda la nostra speranza e viva la nostra gioia. Il Cristo vivente trionfa comunque sul male».

Di qui l’augurio pasquale, rivolto in particolare agli ammalati, agli anziani, ai prigionieri, ma anche ai rifugiati che vivono «un Venerdì santo apparentemente senza futuro, a causa dell’ingiustizia e della violenza». E anche ai tanti cristiani della Terra Santa che per le consuete restrizioni legate al conflitto israelo-palestinese non possono recarsi al Santo Sepolcro: “Possiate godere della pace che viene dalla Resurrezione – ha detto a tutti Fouad Twal -. E questa pace riempia il vostro cuore d’amore, di solidarietà, attraverso la forza del Cristo risorto che vuole farci resuscitare con Lui»

 

Gerusalemme a Pasqua, Twal: «Solo nel Risorto qui non abbiamo paura»

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