Gerusalemme e Betlemme nella morsa di confische ed espansione di Israele

Scritto il 2011-10-17 in News

Ramallah – InfoPal. Fonti palestinesi hanno svelato l’esistenza di un piano israeliano per la costruzione di cinque unità coloniali a Betlemme (a sud della Cisgiordania occupata) e dintorni.

Il coordinatore del comitato contro il Muro d’Apartheid e le colonie israeliane del ministero dell’Agricoltura palestinese di Ramallah, ‘Awad Abu Sawi ha rivelato in un comunicato stampa diffuso sabato scorso che “già nel febbraio 2009, un ordine militare israeliano aveva disposto la confisca di circa 1,770 ettari di terreni di sovranità dei villaggi della provincia di Betlemme. Oggi si scopre che l’intento di quegli espropri è quello di edificarvi nuove cinque unità coloniali”.

Si tratta dei terreni dei villaggi palestinesi di Shou’b Salman, Khallet an-Nahle, Jabal Abu Zaid e parte dei terreni di al-Abiyat, a nord-ovest di Betlemme.

Il coordinatore ha aggiunto: “Centinaia di coloni israeliani continuano a campeggiare su questi terreni di proprietà palestinese con il pretesto di celebrare le festività ebraiche, il loro comportamento dimostra invece, che l’intenzione è quella di insediarsi qui”.

A questo si è aggiunto nel fine settimana il resoconto fornito da un esperto palestinese di cartografia e insediamenti israeliani: “Il governo di Israele intende confiscare circa un migliaio di ettari di terreni a sud di al-Quds (Gerusalemme) e a Betlemme a fini espansionistici.

E’ Khalil Tafakji membro della “Orient House” a parlare questa volta del piano di insediamento  annunciato dalle autorità d’occupazione israeliane per la costruzione di un quartiere ebraico a sud di Gerusalemme.
“L’operazione prevede la confisca di circa 950 ettari di terra palestinese classificata da Israele “proprietà dei presenti-assenti”* e “terra demaniale”, e altri terreni appartenenti alla Chiesa Ortodossa.

“Il piano collegherà l’insediamento di Jabal Abu Ghuneim agli insediamenti di Givat Hamtos e Gilo, fino all’insediamento che sarà costruito su terra del villaggio di Beit Walaja (Betlemme)”, ha continuato Tafakji, spiegando inoltre che “l’occupazione israeliana vi costruirà 5mila unità abitative allo scopo di separare le città di Betlemme, Beit Sahour e Beit Jala, dai villaggi e dai quartieti di Beit Safafa, Sur Baher, ash-Shourufat, ‘Ain Tuba (Gerusalemme)”.

“In questo contesto, non possono che definirsi ‘false e ingannevoli’ le dichiarazioni rilasciate da ambienti di governo di Israele secondo le quali ‘esiste la volontà di costruire 1,700 unità abitative destinate ai palestinesi a Beit Safafa, a sud-est di Gerusalemme'”, ha osservato l’esperto palestinese.

* I “presenti-assenti” sono i palestinesi diventati profughi pur senza mai aver abbandonato le proprie case durante la guerra del ’48, o che, a causa del conflitto, si allontanarono dal proprio domicilio anche solo per pochi giorni. A partire da quell’anno, i palestinesi si ritrovarono a vivere all’interno dello Stato di Israele. La logica adottata era: “tutte le proprietà dei palestinesi ricadranno da ora nelle mani di Israele”.
Pur avendo acquisito la cittadinanza israeliana, quindi essendo “presenti” fisicamente, i palestinesi in Israele furono classificati come “assenti” (per lo Stato) con riferimento ai diritti di proprietà. Nel 1948 si propose un disegno di legge, emanato due anni dopo, al fine di acquisire le proprietà dei palestinesi e, soprattutto, per impedire loro di tornare ad esserne titolari. In questo modo i palestinesi furono spogliati di ogni bene: dalle case ai terreni, fino ai conti in banca. Soprattutto, Israele non riconobbe loro nessun risarcimento.
Dopo quasi 64 anni, quel provvedimento continua a ledere i palestinesi, in quanto si applica pure ai discendenti di quanti vissero la guerra del 1948 e oggi in Israele si stimano circa 250mila palestinesi “presenti-assenti”.
Il ricavato fu rilasciato a un custode delle proprietà dei “presenti-assenti”, ovvero a un addetto alle confische che lo stornò a favore dell’immigrazione ebraica in Palestina.
I palestinesi che divennero profughi all’esterno dei confini della Palestina storica furono invece denominati da Israele solo “assenti”.

© Agenzia stampa Infopal
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