Gerusalemme est, PIOGGIA DI MILIONI SUI COLONI

Quattro milioni di shekel stanziati dal Comune di Gerusalemme e dal Ministero del Turismo a favore del sito archeologico “Città di David”, gestito dall’associazione di coloni Elad. A scapito della popolazione palestinese del quartiere di Silwan: confische e demolizioni per giudaizzare la Città Santa.

EMMA MANCINI

Gerusalemme, 31 maggio 2012, Nena News – Quattro milioni di shekel (800mila euro) ai coloni di Gerusalemme Est dalle autorità israeliane per completare l’opera di espropriazione delle proprietà palestinesi e quella di giudaizzazione della città santa.

Prosegue a ritmo serrato, annaffiato da una pioggia di denaro, il progetto del sito archeologico “La Città di David”, controverso e criticato per le traballanti basi storiche su cui si fonda, ma soprattutto per il saccheggio che sta compiendo a danno del quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme Est, proprio sotto la Spianata delle Moschee.

A riportare la nuova tranche di finanziamenti – per la costruzione di un sistema di luci e suoni per l’antica cisterna di Geremia – è il quotidiano israeliano Ha’aretz: due milioni di shekel (400mila euro) dal Comune di Gerusalemme, gli altri due milioni dal Ministero del Turismo. Destinatario: l’associazione di coloni israeliani di Gerusalemme Est, Elad, che gestisce il sito archeologico e ne incassa i consistenti profitti, utilizzati per l’occupazione dei vicini quartieri palestinesi.

Elad è da sempre considerata una delle colonne del progetto sionista a Gerusalemme e gode di finanziamenti molto ingenti per lo più provenienti da ebrei statunitensi e cristiani sionisti (nel 2008, nelle casse di Elad sono entrati ben 9.3 milioni di euro di donazioni). Da anni è responsabile della “Città di David”, dopo la privatizzazione del sito voluta dal Comune di Gerusalemme, e l’ha resa una delle cinque più note attrazioni turistiche di Israele: 350mila visitatori nel 2008, secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’associazione di coloni.

Una gestione che ha come principale obiettivo il trasferimento forzato della popolazione palestinese di Silwan: 55mila persone che vivono nella costante minaccia di attacchi notturni da parte dell’esercito israeliano, sfratti e demolizioni delle proprie case. Ad oggi un quarto delle terre appartenenti al quartiere è stato confiscato dalle autorità israeliane a favore dei 500 coloni residenti. Una politica che non intende essere fermata: obiettivo, la trasformazione del 70% di Silwan in parchi, siti archeologici e parcheggi, una mega attrazione turistica che celebri l’antica presenza ebraica nella città santa. Per quanto studi interni alla stessa “Città di David” non abbiano trovato alcuna evidenza storica della presenza ebraica nell’area, tantomeno quella del re David.

Casa palestinese di Silwan demolita dai bulldozer militari israeliani (Foto: Emma Mancini)

“L’idea è quella di costruire una sorta di anello intorno alla Città Vecchia che tagli fuori i quartieri palestinesi – spiega a Nena News Dawd, membro dell’Health Work Committee e attivista a Silwan – e portano avanti il progetto in diversi modi: demolizioni di case, trasferimenti forzati, ritiro dei diritti di residenza a Gerusalemme. E anche indirettamente, spogliando la vita sociale ed economica del quartiere: mancano scuole, servizi pubblici, posti di lavoro”.

Molti palestinesi che si erano trasferiti nel cuore di Silwan quando è iniziata la costruzione del Muro, ora tendono a tornare in Cisgiordania: “Chi si era trasferito al di qua del Muro per continuare a godere dei diritti di residenza a Gerusalemme – prosegue Dawd – ora, per mancanza di lavoro o perché sfrattato dalle proprie case, si sta spostando di nuovo verso Qalandyia e Al Ram, al di là della barriera ma ufficialmente sotto la municipalità di Gerusalemme”.

Un trasferimento silenzioso dovuto alle politiche israeliane di giudaizzazione di Gerusalemme, che a Silwan si traducono nell’impossibilità di costruire nuove abitazioni per la popolazione in continua crescita. La legge sulla proprietà degli assenti del 1950, infatti, dichiara statali le terre e gli edifici dei palestinesi che non abbiano presentato domanda di legalizzazione al catasto. Permessi impossibili da ottenere: la conseguenza, la demolizione costante di case palestinesi a Gerusalemme Est. Secondo i dati forniti dal Centro Al Maqdese, dal 2001 ad oggi sono state un centinaio le abitazioni distrutte, 3.700 quelle su cui pende un ordine di demolizione, 245 le persone lasciate senza un tetto sulla testa.

A ciò si aggiungono i lavori in corso nel sito archeologico: le autorità stanno costruendo tunnel sotterranei che hanno provocato il collasso di strade e abitazioni. Lo scivolamento del terreno è visibile soprattutto nell’area immediatamente vicina alla “Città di David”. Infine, le violenze di coloni e polizia israeliana: per “proteggere” i 500 coloni presenti a Silwan il Comune di Gerusalemme spende ogni anno decine di milioni di shekel per la sicurezza privata, la cui azione si traduce spesso in aggressioni contro la popolazione palestinese. Un esempio: nel settembre 2010 una guardia privata ha sparato e ucciso Samer Sarhan, residente a Bustan, nel quartiere di Silwan. Nena News

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