GERUSALEMME. Hamas chiama a una nuova Intifada. Netanyahu: altri Paesi pronti a seguire gli USA (aggiornamenti)

07 dic 2017

E’ stato il leader del movimento islamico a lanciare l’appello alla rivolta domani, in occasione del 30esimo anniversario dell’inizio della prima Intifada. Netanyahu ostenta sicurezza: altri Paesi pronti a seguire gli Stati Uniti. Oggi sciopero generale nei territori occupati palestinesi

 

AGGIORNAMENTI

ore 16.30 Continua a salire il numero dei dimostranti palestinesi feriti: 114

Si aggrava il bilancio dei palestinesi feriti oggi dai soldati israeliani in Cisgiordania, a Gerusalemme est e lungo la linea di demarcazione con Gaza. Fonti mediche palestinesi riferiscono che finora si ha notizia di 114 palestinesi colpiti da armi da fuoco e proiettili rivestiti di gomma o intossicati da gas lacrimogeni.

ore 15.30 – Mezzaluna Rossa: circa 60 feriti palestinesi in Cisgiordania e a Gaza

Il nuovo bilancio rilasciato dalla Mezzaluna Rossa parla di circa 60 feriti palestinesi tra Cisgiordania e Gaza in scontri con l’esercito israeliano: 12 feriti da arma da fuoco, 13 da proiettili di gomma e 32 da gas lacrimogeni. Nella Striscia, un manifestante colpito da pallottole è grave.

ore 15 – Times of Israel: Trump ha sospeso di altri sei mesi il trasferimento dell’ambasciata

Secondo quanto riportato dal Times of Israel, che pubblica una foto dell’atto firmato ieri dal presidente Trump, l’inquilino della Casa Bianca ha firmato l’atto che rinvia di altri sei mesi il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme “per proteggere gli interessi nazionali degli Stati Uniti”. Ovvero lo stesso atto che ogni presidente ha sempre reiterato dal 1995 ad oggi. Intanto l’ambasciata Usa in Giordania ha fatto sapere di aver sospeso tutti i servizi temporaneamente per timore di violenze e invitato i propri dipendenti e i loro familiari a limitare gli spostamenti.

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ore 14.20 – L’appello delle 13 chiese cristiane palestinesi: “Le scelte di Trump aumenteranno odio, violenza e sofferenza”

Questa mattina i 13 leader cristiani di Gerusalemme (tra cui il custode di Terra Santa Francesco Patton e l’amministratore apostolico del Patriarcato latino, Pierbattista Pizzaballa) hanno rilasciato un appello in cui chiedono all’amministrazione Trump di ritirare la decisione annunciata ieri: “Gli Stati Uniti continuino a riconoscere l’attuale status internazionale di Gerusalemme. Qualsiasi cambiamento improvviso potrebbe causare danni irreparabili”. “La Città Santa – continuano – può essere condivisa e pienamente goduta una volta che il processo politico aiuti a liberare il cuore di tutti i suoi abitanti dalle condizioni di conflitto e di distruttività in cui vivono. [Le scelte di Trump] aumenteranno l’odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa”.

ore 13:30 GUARDA. Proteste alla Porta di Damasco, Gerusalemme (video Nena News)

 

Foto (Nena News). Porta di Damasco, Gerusalemme

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ore: 13:15 – Presidente francese Macron: “Non accettiamo la decisione degli Usa su Gerusalemme”. La Svizzera a Washington: “Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele è uno ostacolo alla pace”

ore 12.45 – Gentiloni: “Il futuro di Gerusalemme sarà definito dai negoziati di pace tra israeliani e palestinesi”

Stamattina torna a parlare della questione di Gerusalemme il primo ministro italiano Gentiloni: “Il futuro di Gerusalemme sarà definito dai negoziati di pace tra israeliani e palestinesi”. Gli fa eco il ministro degli Esteri Alfano che ribadisce l’intenzione di Roma di seguire i dettami del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu: l’ambasciata italiana resta a Tel Aviv

ore 12.30 – Mezzaluna: tre feriti a Gaza, 16 a Tulkarem e Qalandiya

Secondo quanto riportato dalla Mezzaluna rossa sono già 16 i feriti per gas lacrimogeni e proiettili di gomma a Tulkarem e Qalandiya, altri nella Striscia di Gaza per scontri con l’esercito al confine. Intanto ad Amman, fuori dall’ambasciata statunitense, è iniziato un presidio di protesta in sostegno di al al-Aqsa

ore 12.10 – Scontri a Qalandiya, a Ramallah grande manifestazione

Secondo al-Quds Tv, sono in corso scontri violenti tra giovani palestinesi e forze armate israeliane nei pressi del checkpont di Qalandiya, tra Ramallah e Gerusalemme, a Beit El, Salfit e al-Ram. Qui Salfit ora:

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استمرار المواجهات المندلعة بين شبان وقوات الاحتلال وسط مدينة الخليل.

  Qui la marcia in corso a Tulkarem:

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مسيرة غاضبة بمدينة  رفضًا لاعتراف الرئيس الأمريكي بمدينة القدس عاصمة لدولة الاحتلال.

Intanto nel centro di Ramallah la gente si sta ritrovando per una grande manifestazione. Negozi chiusi per sciopero. A Gerusalemme est arrestati tre palestinesi.

Immagini da Ramallah:

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مسيرة غاضبة بمدينة  رفضًا لاعتراف الرئيس الأمريكي بمدينة القدس عاصمة لدولة الاحتلال.

 

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ore 12 – Abu Mazen chiama Aoun a Beirut, Hamdallah a Gaza ribadisce l’unità

Il presidente Abu Mazen ha sentito stamattina al telefono il presidente libanese Michel Aoun per aggiornarlo sulla situazione. Aoun ha condannato la decisione statunitense. Intanto da Gaza il primo ministro dell’Anp, Hamdallah, ha dato voce all’intenzione di non mettere in pericolo il già accidentato percorso della riconciliazione nazionale con Hamas: “La nostra unità è la valvola di sicurezza nella fase storica che attraversa la nostra causa nazionale”

ore 11.45 – Israele dispiega altre truppe nei Territori Occupati, feriti a Gaza

In previsione delle manifestazioni di protesta e lo sciopero generale dichiarato nei Territori, le autorità israeliane hanno aumentato la presenza militare in Cisgiordania e a Gerusalemme est e definito le misure “parte della preparazione dell’esercito per possibili sviluppi”. Nella notte, intanto, le forze militari hanno arrestato almeno 36 palestinesi in Cisgiordania, a Nablus, Hebron, Betlemme, Ramallah, Salfit e Jenin.

Palestine Tv riporta di un ferito da colpi di proiettile nella Striscia di Gaza e manifestanti intossicati da gas lacrimogeni nella zona di Khan Younis, al confine con Israele

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della redazione

Gerusalemme, 7 dicembre 2017, Nena News – Il giorno dopo il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele da parte di Donald Trump, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ostenta serenità e, più di tutto, fiducia nel futuro. E’ convinto  che ora che gli Stati Uniti hanno aperto la strada, non tarderanno altri Paese a trasferire la loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme unendosi al riconoscimento della città come capitale dello Stato ebraico.

“Siamo in contatto con altri Paesi che accetteranno il riconoscimento (fatto dagli Usa), non ho dubbi che non appena l’ambasciata statunitense sarà portata a Gerusalemme, altri Stati faranno altrettanto”, ha detto Netanyahu questa mattina durante un incontro al ministero degli esteri israeliano.

 Le Filippine potrebbero essere il primo Paese a seguire gli Stati uniti, riporta oggi il quotidiano di Tel Aviv Haaretz che ricorda come la Repubblica Ceca sia pronta a riconoscere Gerusalemme Ovest, la parte ebraica della città, capitale di Israele.

La rabbia intanto cresce tra i palestinesi e oggi il leader di Hamas, Ismayl Haniyeh, ha invitato a iniziare domani, in occasione del venerdì delle preghiere islamiche e del 30esimo anniversario dell’inizio della prima Intifada contro l’occupazione israeliana, “una nuova Intifada per la liberazione di Gerusalemme”. In diretta tv, Haniyeh ha detto che questa sollevazione contro Israele sarà chiamata “Intifada per la liberazione di Gerusalemme”, e  ha aggiunto “Come abbiamo liberato Gaza siamo in grado di liberare Gerusalemme…Il riconoscimento (americano) di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti. Perciò invitiamo tutti i palestinesi, tutta la nazione islamica e gli uomini liberi a manifestare domani perché tutta la Palestina unita è nostra così come tutta Gerusalemme”.

E’ improbabile che queste dichiarazioni siano state concordate con il presidente palestinese Abu Mazen che, attraverso il suo partito Fatah, ha avviato con Hamas un processo di riconciliazione nazionale. Fatah ieri pur manifestando forte rabbia per la dichiarazione fatta da Trump, ha esortato i palestinesi a manifestare pacificamente e a non scegliere la strada della violenza. Oggi gli abitanti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est aderiscono allo sciopero generale indetto da partiti e movimenti palestinesi. A Gaza nel primo pomeriggio sono previste nuove manifestazioni di protesta.

Intanto otto paesi, fra cui l’Italia, hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu entro la fine di questa settimana per discutere del riconoscimento unilaterale di Gerusalemme capitale di Israele da parte di Trump. Si tratta di Bolivia, Egitto, Francia, Senegal, Svezia, Gran Bretagna e Uruguay e, appunto, l’Italia. I paesi hanno anche chiesto alla presidenza del Consiglio di sicurezza un intervento del segretario generale Antonio Guterres.

Una ondata di condanne al passo fatto dal presidente americano arriva in queste ore anche dai leader dei paesi del Sud-est asiatico. “Invito i musulmani di tutto il mondo a far sentire la loro voce, a esprimere con chiarezza la loro forte opposizione a qualunque riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, ora e per sempre”, ha dichiarato il premier malesiano, Najib Razak. Il capo di stato dell’Indonesia, Joko Widodo, ha condannato a sua volta la decisione della Casa Bianca. “L’Indonesia condanna con forza” il riconoscimento Usa di Gerusalemme come capitale di Israele, ha detto oggi il leader del piu’ popoloso stato a maggioranza musulmana al mondo, in occasione di una conferenza a Bogor. L’Indonesia ha fatto sapere che “sarà sempre al fianco della Palestina”. Il ministero degli esteri di Singapore ha ribadito  il futuro status di Gerusalemme dovrebbe essere deciso tramite negoziati diretti da israeliani e palestinesi. Nena News

 

GERUSALEMME. Hamas chiama a una nuova Intifada. Netanyahu: altri Paesi pronti a seguire gli USA (aggiornamenti)

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