GERUSALEMME. Il bullo Trump: “Via i fondi a chi vota contro di me” (aggiornamenti)

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21 dic 2017

«Prendete i nostri soldi e votate contro di noi, risparmieremo un sacco, lasciate che votino contro di noi», ha detto il tycoon cercando di intimorire gli Stati economicamente più deboli. Nuove proteste contro il presidente americano in Cisgiordania e Gaza

 

AGGIORNAMENTI

ore 23:10 Mondo politico israeliano (quasi) all’unisono condanna duramente voto Onu.

“Vergognati Onu” ha scritto su Twitter il presidente della Knesset [il parlamento israeliano] Yuli Edelstein.

A Facebook, invece, ha affidato la sua riflessione il ministro della difesa Avigdor Liberman: “Ci dovremmo ricordare che questo è lo stesso Onu di cui il nostro primo ambasciatore alle Nazioni Unite, Abba Eban, una volta disse: ‘Se l’Algeria introducesse una risoluzione che dichiarasse la terra piatta e che è stata Israele a renderla così, voterebbe una mozione con 164 voti a favore, 13 contrari e 26 astenuti”. Insomma, ha spiegato Lieberman, “non c’è nulla di nuovo all’Onu. E’ buono che gli Usa siano il faro della moralità, una luce nel buio”.

Incontrando prima del verdetto di New York i diplomatici stranieri, il ministro dell’istruzione nonché leader dei nazionalisti-religiosi di Casa ebraica aveva definito la votazione di oggi come “un altro voto vuoto da parte dell’Onu”. “La dichiarazione del presidente Trump – ha poi aggiunto – non ha creato una nuova realtà [sul terreno]. Il presidente ha detto la verità ai palestinesi. Non ci potrà essere mai una pace basata sulla divisione di Gerusalemme. Questo non accadrà mai. Gerusalemme è da 3.000 anni la capitale ebraica e ora questa verità è uscita fuori [grazie a Trump]”.

Reazioni simili da parte della cosiddetta opposizione israeliana. Il capo di Yesh Atid, Yair Lapid, ha usato parole dure: “L’Onu ha oggi perso dignità, Gerusalemme è la capitale d’Israele e sempre lo sarà. Nessun voto ipocrita lo cambierà. La decisione fatta oggi sarà cancellata dalle pagine della storia”. Lapid ha poi rivolto un pensiero agli alleati europei d’Israele dicendo che è “spiacevole che abbiano ceduto alle pressioni e si siano schierati con i sostenitori del terrorismo e del genocidio invece di stare dalla parte della sola democrazia nel Medio Oriente”.

Il leader laburista Avi Gabbay ha suggerito con sarcasmo all’Onu di “occuparsi di cause in cui può portare dei miglioramenti” perché “Gerusalemme è la nostra capitale prima e dopo la risoluzione”. Commento duro è anche quello dell’Anti Defamation League (ADL), ong internazionale ebraica con sede negli Usa. Adl ha infatti definito “assurda” la sessione speciale dell’Assemblea generale dell’Onu.

Uniche voci fuori dal coro sono Odeh (Lista Araba Unita) e la leader di Meretz (sinistra sionista) Zehava Gal-On. Se Odeh ha parlato in modo limpido “di schiaffo in faccia” alle politiche di Trump e Netanyahu, più sfumata per certi versi è stata la reazione di Gal-On. La leader di sinistra, infatti, ha detto che la mossa del presidente Usa sulla Città Santa è stata strumentalizzata da Netanyahu per sviare l’attenzione pubblica dalle accuse di corruzioni che lo riguardano. Il premier, ha aggiunto, “non fa nulla da decenni per promuovere la soluzione a due stati”. “Gerusalemme – ha poi aggiunto echeggiando un po’ il mainstream politico israeliano – è la capitale d’Israele non perché Trump abbia detto che trasferirà lì la sua ambasciata, ma perché la Knesset, la Corte Suprema e il governo sono lì. Il voto Onu non cambierà la realtà che vivono i palestinesi a Gerusalemme est. L’unico modo per cambiare la realtà è nelle nostre mani, non in dichiarazioni o voti, ma raggiungendo la soluzione a due stati”.

Favorevole al voto Onu è il gruppo di ebrei americani di sinistra J Street che sottolinea come il risultato del voto di oggi è “l’ultima dimostrazione che la schiacciante maggioranza della comunità internazionale rifiuta la decisione senza senso dell’amministrazione Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemme come capitale d’Israele senza accordo di pace”.

ore 22:15   Il presidente palestinese Abbas: “Voto Assemblea Onu, vittoria della Palestina”

Commentando il voto dell’Assemblea Generale dell’Onu, il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha parlato di “vittoria per la Palestina”. “Questa decisione riafferma ancora una volta che la causa palestinese gode del sostegno del diritto internazionale e che nessuna decisione di qualche parte può modificare la realtà”. Abbas ha poi aggiunto: “Continueremo i nostri sforzi alle Nazioni Unite e in tutte le arene internazionali così da porre fine all’occupazione [israeliana] e creare uno stato palestinese con la sua capitale a Gerusalemme est”. Ha quindi ringraziato chi ha sostenuto la mozione “nonostante le pressioni che hanno dovuto subire”.

Soddisfazione è giunta anche dal movimento islamico palestinese Hamas che ha parlato di una “vittoria per Gerusalemme e una sconfitta per la stupidità di Trump”. Alla luce del voto, il presidente turco Erdogan ha chiesto agli Usa di fare un passo indietro. “Accogliamo con grande piacere il sostegno schiacciante per la risoluzione storica su al-Quds al-Sharif – ha tweetato – Ci aspettiamo ora che l’amministrazione Trump annulli senza ulteriore ritardi la sua infausta decisione la cui illegalità è stata chiaramente stabilita dall’Assemblea Generale dell’Onu”.

Di “schiaffo in faccia alle politiche di Donald Trump e del (premier israeliano) Benjamin Netanyahu” ha parlato invece il leader della Lista araba unita Ayman Odeh. Il parlamentare palestinese della Knesset ha definito il voto di oggi “un chiaro invito della comunità internazionale alla pace e [al rispetto dei] diritti del popolo palestinese affinché questo abbia uno stato indipendente con Gerusalemme est come capitale”.

Il testo passato poche ore fa esprime “forte dispiacere per le recenti decisioni riguardanti Gerusalemme” e afferma che “ogni decisione e atto che mirano ad alterare il suo status o la sua composizione demografica non hanno effetti legali, sono nulli in base a tutte le relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Pertanto si invitano “tutti gli stati a non stabilire missioni diplomatiche nella Città Santa di Gerusalemme”.

ore 18.30 Gerusalemme: Assemblea Generale Onu approva risoluzione contro Trump

Con una maggioranza molto ampia ma leggermente inferiore alle attese, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato questa sera la risoluzione proposta dallo Yemen e la Turchia che condanna il riconoscimento unilaterale fatto dal presidente americano Donald Trump di Gerusalemme capitale di Israele.  Hanno votato contro la risoluzione oltre agli Usa anche  Guatemala, Honduras, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Togo e ovviamente Israele. Hanno votato a favore tutti i principali Paesi Ue, a partire da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Tra i 35 astenuti: Australia, Canada, Argentina, Polonia, Romania, Filippine e Colombia.

ore 15.30 Gerusalemme, Onu: oltre 150 Paesi dovrebbero votare contro Trump

Più di 150 Paesi su 193 dovrebbero pronunciarsi oggi nell’Assemblea Generale dell’Onu contro il riconoscimento fatto da Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele. Il testo, presentato da Turchia e Yemen, è la fotocopia di quello presentato dall’Egitto e bocciato giorni fa in Consiglio di Sicurezza a causa del veto Usa. Chiede che tutti gli Stati rispettino le precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza (ben 10 dal 1967) secondo cui lo status finale di Gerusalemme può essere deciso solo nell’ambito di negoziati. Ogni altra decisione – si spiega – deve quindi essere considerata non valida.

ore 15 L’Olp è certa che le Nazioni Unite voteranno in linea con il diritto internazionale su Gerusalemme

“Il popolo palestinese e la sua leadership hanno fiducia nella comunità internazionale e nel fatto che la maggioranza schiacciante dei Paesi del mondo si schiererà a fianco della giustizia e del diritto internazionale”. E’ quanto ha scritto Hanan Ashrawi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), poco prima del voto all’Assemblea generale dell’Onu sulla mozione contro Gerusalemme capitale d’Israele. “Non si può far passare o tacere la mentalità della prevaricazione che domina l’attuale amministrazione Usa”, ha aggiunto. “Il presidente degli Stati Uniti ritiene che tutto possa essere oggetto di compravendita, ignorando in modo rozzo la dignità e il profondo legame spirituale dei popoli verso la loro storia, le loro città e la loro terra”, ha concluso.

ORE 12 Gerusalemme, Netanyahu: Onu casa delle bugie

Le Nazioni Unite sono una “casa delle bugie” per il premier israeliano Benjamin Netanyahu che lancia il suo attacco nel giorno in cui all’Onu si vota la risoluzione che invita gli Stati Uniti a ritirare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. “Israele respinge totalmente questo voto”, ha detto Netanyahu, “Gerusalemme è la nostra capitale e continueremo a costruire lì, e le ambasciate straniere, guidate dagli USA, si trasferiranno a Gerusalemme”.

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di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 21 dicembre 2017, Nena News  Dalle mosse unilaterali alle intimidazioni in stile mafioso. L’idea di diplomazia che hanno in mente a Washington l’ha “spiegata” ieri l’ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, sempre più il braccio armato dell’Amministrazione Trump. «Ci segneremo i nomi» degli Stati che voteranno, oggi, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro la decisione della Casa Bianca di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele, ha tuonato Haley in una lettera inviata agli altri Paesi membri.«Il presidente mi ha chiesto di riferire su quanti voteranno contro di noi», ha aggiunto l’ambasciatrice. Quindi è intervenuto Trump in persona per minacciare il taglio dei fondi Usa ai Paesi che voteranno a favore della risoluzione. «Prendete i nostri soldi e votate contro di noi, risparmieremo un sacco, lasciate che votino contro di noi», ha detto il tycoon cercando di intimorire gli Stati economicamente più deboli. Il prossimo passo saranno le aggressioni fisiche ai rappresentanti dei Paesi membri dell’Onu?

Il ministro degli esteri palestinese Riyad al Malki ha denunciato con forza le intimidazioni americane e sollecitato l’Assemblea Generale a votare compatta a favore della risoluzione, di fatto la stessa che a inizio settimana è stata bloccata dal veto Usa al Consiglio di Sicurezza.

Israele ha adottato una linea più coperta rispetto a quella americana contro la risoluzione. Il giornalista Barak Ravid, sempre ben informato sui retroscena della diplomazia, scriveva ieri su twitter che il governo Netanyahu ha dato ordine alle le ambasciate israeliane nel mondo di fare il massimo per persuadere i vari governi a votare contro o almeno ad astenersi. L’obiettivo è quello di ottenere il voto contrario di un certo numero di Paesi, anche piccoli, per evitare che l’approvazione, scontata, della risoluzione contro la dichiarazione di Trump lasci Israele e Usa isolati.

In attesa del voto, la Chiesa cattolica, per bocca dell’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, è tornata a ribadire la sua opposizione al riconoscimento unilaterale americano della città santa come capitale di Israele. Ieri nel tradizionale incontro con i giornalisti che precede il Natale, Pizzaballa ha spiegato che «Decisioni unilaterali» come quella di Trump «non porteranno la pace, ma anzi la allontaneranno…Gerusalemme – ha aggiunto – è un tesoro dell’intera umanità. Ogni rivendicazione esclusiva, sia essa politica o religiosa, è contraria alla logica propria della città». La massima autorità cattolica a Gerusalemme ha poi aggiunto che per i capi delle Chiese cristiane sarà difficile accettare una richiesta ufficiale da parte del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, di visitare i siti cristiani sacri della città quando verrà a gennaio. «Non possiamo dire di no ai pellegrini, siamo religiosi, non possiamo dire di no a qualcuno, anche se è il più grande peccatore del mondo» ha affermato Pizzaballa. Ma, ha poi aggiunto, se Pence chiede una visita ufficiale, «a volte non possiamo trascurare le conseguenze politiche o gli aspetti politici».

Il mancato arrivo di Pence – che ha rinviato per due volte il suo viaggio in Medio Oriente – non ha portato a una diminuzione delle proteste palestinesi contro Trump come qualcuno aveva ipotizzato. Decine di palestinesi ieri sono rimasti feriti in scontri in varie città della Cisgiordania, in particolare a Qalqiliya. Cortei hanno attraversato le strade di Ramallah, Hebron, Betlemme, Nablus, Salfit, Tulkarem. Dimostrazoni anche a Gaza, nei pressi delle barriere con Israele.

Intanto le forze armate israeliane hanno arrestato a Nabi Saleh anche Nour Naji Tamimi, cugina di Ahed Tamimi, detenuta assieme alla madre con l’accusa di aver “aggredito” due soldati prendendoli a schiaffi. I giudici militari israeliani ieri hanno prolungato la detenzione di Ahed Tamini di altri 10 giorni. La ragazzina rischia una condanna ad alcuni anni di prigione. Nena News

 

GERUSALEMME. Il bullo Trump: “Via i fondi a chi vota contro di me”

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