(aggiornamenti): GERUSALEMME. Kerry gongola per le promesse israeliane, ma sul terreno la tensione non cala

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14 nov 2014

Il segretario di Stato Usa incontra in Giordania Abbas e con Netanyahu si accorda per evitare tensioni intorno ad Al-Aqsa. Ma i raid della polizia continuano: ieri ferito un bambino di 11 anni.





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Scontri nel campo profughi di Shuafat a Gerusalemme (Foto: Reuters)

AGGIORNAMENTI

ore 13.45 – DIECI FERITI IN SCONTRI IN CISGIORDANIA

Durante scontri tra manifestanti palestinesi e esercito israeliano, dieci palestinesi sono rimasti feriti ad al-Ram, quartiere di Gerusalemme ora al di là del muro di separazione, e a Sinjil, nord di Ramallah.

ore 13.00 – ATTIVISTI PALESTINESI ATTRAVERSANO IL MURO A QALANDIYA, ESERCITO APRE IL FUOCO

Decine di manifestanti palestinesi hanno attraversato il muro di separazione vicino al checkpoint di Qalandiya, a Ramallah, nell’ambito dell’iniziativa #On2Jerusalem. Gli attivisti sono passati usando rampe e tagliando il filo di ferro posto dalle autorità israeliane. I soldati israeliani hanno fermato il gruppo, organizzato dai Comitati Popolari di Resistenza aprendo il fuoco e lanciando gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Alcuni giovani sono rimasti feriti mentre tentavano di passare il checkpoint. Altri si sono riuniti al checkpoint di Hizma verso Gerusalemme e all’entrata della colonia di Ma’ale Adumim.

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dalla redazione

Gerusalemme, 14 novembre 2014, Nena News – Nel giorno della “marcia su Gerusalemme”, organizzata dai movimenti popolari palestinesi a Betlemme e Ramallah, le autorità israeliane hanno cancellato il divieto di ingresso nella Moschea di Al Aqsa a donne e uomini sotto i 40 anni: oggi fedeli di ogni età potranno entrare nella Spianata per la preghiera del venerdì.

In ogni caso, fa sapere il portavoce della polizia Rosenfeld, “unità di polizia extra sono dispiegate questa mattina a Gerusalemme per evitare incidenti dentro e intorno la Città Vecchia”. A costringere Israele ad un’apertura è stata la visita di ieri del segretario di Stato Usa Kerry ad Amman, dove ha incontrato il re giordano Abdallah. Kerry ha di nuovo vestito i panni del negoziatore e portato il premier Netanyahu e re Abdallah a dichiarare il proprio “fermo impegno” a evitare tensioni intorno alla questione Al-Aqsa.

Kerry in Giordania ha incontrato anche il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas. Abbas ha parlato di “linee rosse” che Israele sta sistematicamente superando: “L’escalation delle violazioni israeliane non può essere tollerata”, ha detto il portavoce del presidente, Nabil Abu Rudeina. Due giorni prima, mercoledì, l’ambasciatore palestinese all’Onu Mansour aveva inviato al Consiglio di Sicurezza una lettera in cui chiedeva un intervento internazionale immediato contro “le quotidiane incursioni ad Al Aqsa che aggravano le tensioni e scuotono le sensibilità religiose”.

Il segretario di Stato ad Amman ha gongolato per le promesse israeliane e parlato di “passi pratici, di una via efficace per ridurre le tensioni”. Ma sul terreno cambia ben poco: l’assedio di Gerusalemme non si allenta. Israele ha annunciato solo pochi giorni fa altre 200 unità abitative per coloni nell’insediamento di Ramat (condannato dal Dipartimento di Stato Usa e definito dall’inviato del Quartetto Blair “atto ostile e provocatorio), mentre il ministro della Pubblica Sicurezza Aharonovitch faceva sapere che avrebbe incrementato le misure di sicurezza alla Spianata reintroducendo metal detector e tecnologie per il riconoscimento facciale.

E ieri altri scontri sono esplosi in vari quartieri di Gerusalemme Est. Un bambino di 11 anni è rimasto ferito ad Issawiya per un proiettile di gomma sparato a poca distanza dalle forze militari israeliane, quando circa 100 persone, tra cui molti studenti, hanno cercato di bloccare la strada che da Gerusalemme porta al Mar Morto come forma di protesta per la chiusura di molti quartieri arabi negli ultimi 10 giorni.

Altri 16 i feriti. Un attivista locale, Raed Abu Riyaal, ha fatto sapere che è stato il comitato dei genitori di Issawiya a promuovere la manifestazione a causa delle chiusure che impediscono ai figli di frequentare normalmente le scuole. Una forma di punizione collettiva che gli attivisti hanno portato anche in Corte Suprema dove hanno presentato una petizione per la riapertura delle strade.

Da giugno Gerusalemme è teatro dell’esplosione di tensioni per molto tempo taciute e venute a galla con la campagna militare israeliana avviata dopo la scomparsa di tre coloni in Cisgiordania. Con il brutale omicidio di Mohammed Abu Khdeir, 16enne di Shuafat, bruciato vivo da tre israeliani, la rabbia è esplosa e solo l’attacco di Gaza l’ha temporaneamente messa in un angolo. Il popolo palestinese, in tutto il territorio, si è stretto intorno alla Striscia. Ma oggi a due mesi dalla fine dell’operazione “Margine Protettivo”, la rabbia per le vessazioni e le discriminazioni israeliane è esplosa di nuovo.

La risposta israeliana è la punizione collettiva: raid quotidiani nei quartieri di Gerusalemme Est, arresti, uso della forza (17 i palestinesi uccisi tra la Città Santa e la Cisgiordania negli ultimi mesi), attacchi dei coloni. A ciò si aggiungono le punizioni verso le famiglie dei palestinesi responsabili dei recenti attacchi contro israeliani: ieri la casa di Maher Hamdi al-Hashlamon, di Hebron, responsabile dell’accoltellamento di tre persone vicino ad una colonia e della morte di una di loro, è stata perquisita. Ai familiari è stato detto che entro due giorni sarà demolita. Nena News

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