GERUSALEMME. Meeting d’urgenza del Consiglio di Sicurezza sulle colonie israeliane

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29 ott 2014

Su richiesta dell’Anp, il Consiglio Onu si riunisce oggi per discutere dell’ondata colonizzatrice messa in atto nella città santa dal governo di Tel Aviv. Ma le pressioni internazionali restano inefficaci.

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dalla redazione

Roma, 29 ottobre 2014, Nena News – La richiesta di Abbas è stata accolta: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà oggi un meeting d’urgenza sull’espansione coloniale israeliana, sempre più selvaggia, nei Territori Occupati.

La decisione giunge dopo le pressioni dell’Autorità Palestinese e della Giordania, ma soprattutto per il palese fastidio espresso da Stati Uniti e Unione Europea per l’annuncio di altre mille case per coloni che saranno costruite in due insediamenti di Gerusalemme, Har Homa e Ramat Shlomo. A Bruxelles, che ha avvertito Tel Aviv del pericolo che tali azioni unilaterali rappresentano per i rapporti con l’Europa, e a Washington, che ha definito simili atti “incompatibili con il processo di pace”, Netanyahu ha risposto picche: le dichiarazioni internazionali sono “scollegate dalla realtà”, Gerusalemme è israeliana e continuiamo a costruire.

Netanyahu ha ragione: nessuno può impedire a Israele di proseguire nella violazione del diritto internazionale restando impunito. Ha ragione perché al di là dei discorsi, le dichiarazioni e i meeting d’urgenza la comunità internazionale non ha mai esercitato una reale pressione – economica, diplomatica, politica – su Tel Aviv.

La richiesta di Ramallah, sebbene esaudita, porterà a ben poco: “Il presidente ha chiesto un meeting d’emergenza del Consiglio di Sicurezza per discutere delle pericolose violazioni portate avanti dalle autorità israeliane a Gerusalemme, così come quelle compiute contro la moschea di al-Aqsa – ha detto il portavoce del presidente Assad, Nabeel Abu Rodaina – Chiederemo al Consiglio di lavorare da subito per fermare la nuova ondata di colonie israeliane approvate dal governo” perché “geopardizzano il processo di pace”. Abu Rodaina ha aggiunto che il procedimento avviato all’interno del Consiglio di Sicurezza e volto a imporre una data di scadenza dell’occupazione israeliana non è cessato, ma prosegue, contrariamente a voci che parlavano di un nuovo passo indietro di Ramallah su richiesta della Casa Bianca.

Anche la Giordania aveva mosso pressioni ieri per un incontro d’urgenza, dopo la lettera dell’ambasciatore palestinese all’Onu Mansour che chiedeva un intervento immediato. Resta da vedere quanto le Nazioni Unite saranno in grado di fare contro la macchina israeliana. Da lunedì, giorno dell’annuncio da parte di Tel Aviv della costruzione delle nuove colonie, il governo – ed in particolare il premier Netanyahu – hanno risposto sdegnati ad ogni critica, da parte palestinese e da parte internazionale. Dalla fine dell’offensiva contro la Striscia di Gaza, il livello di tensione non si è abbassato: il nuovo target israeliano è diventata – o meglio, tornata – Gerusalemme, teatro in questi ultimi mesi di tentativi sempre più frequenti di quella che alcuni analist chiamano “giudaizzazione della città”.

Dalla costruzione di nuovi insediamenti alle restrizioni ormai quotidiane contro la moschea di al-Aqsa fino alla dura repressione delle manifestazioni di protesta palestinesi e all’occupazione selvaggia del quartiere di Silwan, Tel Aviv ha premuto l’acceleratore della definitiva occupazione della città, cominciata nel 1948 e proseguita con l’annessione di Gerusalemme Est nel 1967.

L’eventuale esplosione della tensione latente, che la popolazione palestinese sta accumulando, potrebbe esplodere da un giorno all’altro: le manifestazioni da giugno ad oggi sono quasi quotidiane, centinaia gli arresti, decine i raid nei quartieri di Gerusalemme Est e almeno due morti. Ultima provocazione quella di ieri quando il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, è entrato nella Spianata delle Moschee protetto da guardie armate e ha camminato all’interno. Un atto ormai sempre più comune: ogni settimana estremisti israeliani accompagnati da polizia e esercito entrano nella Spianata, il cui accesso è vietato ai fedeli palestinesi, per rivendicare il possesso del luogo sacro. Atti che qualche settimana fa hanno provocato lo scoppio di un incendio dovuto ad un gas lacrimogeno sparato dalla polizia. Nena News

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