GERUSALEMME: NON PER TUTTI E’ LA “CITTA’ SANTA”.

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giovedì 10 aprile 2014

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I rifugiati palestinesi a Gerusalemme senza acqua per più di un mese

Martedì 8 Aprile 2014 14:20

Migliaia di palestinesi che vivono nel campo profughi di Shuafat, che si trova a Gerusalemme Est, stanno vivendo senza acqua corrente per più di un mese, a causa della mancanza del comune israeliano nella parte occidentale della città santa nel fornire l’acqua necessaria .

Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth recentemente ha descritto le sofferenze dei profughi palestinesi che vivono nel campo, che devono mandare i loro vestiti ai parenti altrove, solo per essere lavati.

Shuafat si trova al di fuori del muro dell’apartheid israeliano, che divide i territori palestinesi nella Cisgiordania occupata e Gerusalemme Est, ma è ancora servito dal governo israeliano.

Per spiegare la crisi idrica, l’autorità israeliana dell’ acqua ha detto che l’attuale sistema di tubi di acqua non è in grado di gestire la crescita della popolazione nel campo. Tuttavia, è ben noto che i cittadini e i coloni israeliani sono forniti con molta più acqua dei palestinesi.

Inoltre, invece di sollecitare una soluzione rapida alla crisi, la settimana scorsa la Corte Suprema israeliana ha dato ai funzionari legati a questo problema due mesi extra per trovare una soluzione. Ciò significa che, nel frattempo, i rifugiati palestinesi in Shuafat continueranno a vivere senza acqua corrente.

Con l’estate che presto avvicina, la situazione dovrebbe ulteriormente peggiorare per la necessità di acqua in aumento a causa delle temperature e della mancanza di pioggia. Il quotidiano israeliano ha riferito che: “le attività di base come lavarsi i denti sono una sfida, le docce sono diventate un lusso, le famiglie spesso mandano i loro vestiti ai parenti altrove in città per lavarli….”.

Le autorità israeliane nella città santa sono rinomate per trascurare i servizi pubblici nei quartieri palestinesi, quali infrastrutture stradali, scuole e cliniche. I residenti della città dicono che la situazione è peggiorata ancora di più dopo la costruzione del muro dell’apartheid.

Infatti, il campo profughi è arrivato a condizioni di assedio, dopo la costruzione del muro dell’apartheid dell’ultimo decennio. Chiunque lasci o entri nel campo deve passare attraverso un posto di blocco militare israeliano. Il tasso di povertà per i palestinesi che vivono sotto l’occupazione di Gerusalemme Est è aumentato in questo periodo ed è ormai quasi l’80 per cento, secondo i dati delle Nazioni Unite.

E tuttavia, per soddisfare le loro esigenze idriche oggi, i rifugiati palestinesi nel campo sono costretti ad acquistare l’acqua in bottiglia.

Alcuni funzionari israeliani danno la colpa alla recente siccità per la scarsità di acqua; altri danno la colpa alla eccessiva occupazione della rete e alla sofferenza di tubi dell’ acqua, o all’aumento della popolazione palestinese del campo. Alcuni dicono semplicemente che i rifugiati non pagano l’acqua.

Nel frattempo, i coloni israeliani nei territori palestinesi occupati godono di una grande quantità di acqua, usata per le sontuose piscine e le lavatrici. Essi non provano alcuna della sofferenza di quei palestinesi che vivono a pochi metri di distanza da loro.

Quando il capo del parlamento europeo, Martin Schulz, ha visitato Israele nel mese di febbraio e ha parlato davanti alla Knesset, ha sollevato la seguente questione che era stata chiesta da un palestinese: “Come può essere che a un israeliano è permesso di utilizzare 70 litri di acqua al giorno, ma a un palestinese solo 17? “

In risposta, alcuni membri della Knesset lo hanno assalito e lo hanno accusato di essere un antisemita.

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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ARTICOLO ORIGINALE

https://www.middleeastmonitor.com/news/middle-east/10783-palestinian-refugees-in-jerusalem-without-water-for-more-than-a-month

Palestinian refugees in Jerusalem without water for more than a month

Tuesday, 08 April 2014 14:20

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Thousands of Palestinians living in the Shuafat refugee camp, which is located in East Jerusalem, have been living without running water for more than a month, due to the failure of the Israeli municipality in the western part of the holy city to supply the necessary water.

Israeli newspaper Yedioth Ahronoth recently featured the suffering of the Palestinian refugees living in the camp, who have to send their clothes to relatives elsewhere just to be washed.

Shuafat lies outside the Israeli apartheid wall, which divides the Palestinian territories in the occupied West Bank and East Jerusalem, but is still serviced by the Israeli government.

To explain the water crisis, the Israeli water authority said that the existing system of water pipes is not capable of handling the population growth in the camp. However, it is well known that Israeli citizens and settlers are allocated much more water than Palestinians.

Furthermore, instead of urging a swift solution to the crisis, last week the Israeli Supreme Court gave the officials linked to this problem an extra two months to find a solution. This means that in the meantime, the Palestinian refugees in Shuafat will continue living without running water.

Since summer is soon approaching, the situation is expected to further deteriorate as the need for running water increases as a result of the rising temperatures and lack of rain. The Israeli newspaper reported that: “Basic tasks like brushing teeth are a challenge. Showers have become a luxury. Families often send their clothes to relatives elsewhere in the city to wash them.”

Israeli authorities in the holy city are renowned for neglecting public services in the Palestinian neighbourhoods, such as road infrastructure, schools and clinics. The residents of the city say that the situation deteriorated even more after the construction of the apartheid wall.

Indeed, the refugee camp has come under siege-like conditions since the construction of the apartheid wall last decade. Anyone leaving or entering into the camp has to go through an Israeli military checkpoint. The poverty rate for Palestinians living under occupation in East Jerusalem has risen during this time and is now almost 80 per cent, according to UN figures.

And yet, to fulfil their water needs today, Palestinian refugees in the camp are forced to buy bottled water.

Some Israeli officials blame the recent drought for the shortage of water; others blame the busy and ailing network of water pipes, or the increasing Palestinian population of the camp. Some simply say that the refugees do not pay for the water.

Meanwhile, Israeli settlers in the occupied Palestinian territories enjoy an ample amount of water, used for lavish swimming pools and washing machines. They do not experience any of the suffering of those Palestinians living only a few metres away from them.

When the head of the EU parliament, Martin Schulz, visited Israel in February and spoke before the Knesset, he raised the following question he had been asked by a Palestinian: “How can it be that an Israeli is allowed to use 70 litres of water per day, but a Palestinian only 17?”

In response, several Knesset members heckled him and accused him of being an anti-Semite.

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