Gideon Levy: Abdallah, 15 anni, ha sognato di pregare alla moschea di Al-Aqsa di Gerusalemme. È stato ucciso lungo la strada

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Sintesi personale

Gideon Levy Abdallah, 15, Dreamed of Prayi Jerusalem’s Al-Aqsa Mosque. He Was Shot Dead on His 

Una stretta di mano molle, un’espressione di disperazione. Il suo mondo è collassato, non ha più senso la vita. Dal momento del disastro, è a stento andato al lavoro. “Puoi ridargli la vita?” Chiede, conoscendo la rispostaOgni poche frasi si ferma ed emette un gemito straziante, poi mostra altre foto dell’album, condivide un altro ricordo del ragazzo e tenta in qualche modo di continuare, fino al prossimo gemito. La sua rabbia e il suo odio per i responsabili dell’omicidio di suo figlio maggiore  non sono diminuiti e probabilmente non lo saranno presto. È già stato chiamato per un “discorso di avvertimento” dal servizio di sicurezza Shin Bet. Sa tutto.

Luai Gheith ha sentito quando la polizia di frontiera ha sparato a suo figlio, Abdallah. Si  è precipitato da lui ed è corso  in ospedale per tentare di salvare il figlio agonizzante. Sperava che Abdallah fosse ancora vivo; forse ha solo urtato forte la testa quando è caduto a terra, ha pensato. Ma i medici del pronto soccorso dell’ospedale governativo Al-Hussein a Beit Jala, vicino a Betlemme, ne hanno confermato la fine.

Nel negozio di ceramiche dei fratelli Gheith sulla strada principale di Hebron, Halaf, il fratello di Luai, mostra gli ultimi oggetti creati da suo nipote, Abdallah: una tazza e una ciotola decorate. “Ha una parte in tutto quello che è qui”, dice lo zio. “E ora se n’è andato. Non ha mai visto il mare in vita sua”. Il negozio è pieno di piastrelle in stile Hebron, oggetti decorativi e utensili per la casa adornati con la parola “pace” in tre lingue. Abdallah ha lavorato qui durante le vacanze scolastiche. “Guarda, ecco dove si è seduto e ha dipinto sull’argilla.

Non molto lontano, nel salotto di una casa in una tranquilla strada residenziale nel centro di Hebron, tutti i muri sono ora decorati con foto del giovane. Un poster ben progettato della scuola che ha frequentato, presenta tre fotografie: Abdallah vivo, un adolescente con un taglio di capelli alla moda; Abdallah morto, sua madre curva sul suo corpo; Abdallah morto questa volta con sua zia. I genitori in lutto, Luai, 45 anni, e Wallah, 35 anni, sono seduti sul divano, lo stesso sul quale il loro figlio ha trascorso l’ultima notte della sua vita. Luai parla, sua moglie, vestita di nero, tace.

Nessuno può capirlo, nessuno conosce il mio dolore. Abdallah era tutto per me. Lui era la mia speranza. Voleva fare il dottore ed era un ragazzo coraggioso.” Il padre mostra una clip sul suo telefono di Abdallah, mentre cerca di liberare una donna dalle grinfie di un poliziotto palestinese in una dimostrazione all’inizio dell’anno in occasione dell’anniversario della fondazione di Hamas.

I Gheith avevano sette figlie e due figli. Ora rimane solo un figlio. Lo stesso Luai è stato in detenzione amministrativa – arresto senza processo in Israele – per 26 mesi durante il periodo 2013-2015. Ora la sua incarcerazione sembra un gioco da ragazzi di fronte al suo lutto.

Questa settimana Israele è stata sulle spine per l’orribile uccisione di un cittadino israeliano di discendenza etiopica da parte di un ufficiale di polizia, ma non ha notato, poche settimane prima, le riprese, non meno orribili, di un ufficiale della polizia di frontiera che ha ucciso l’adolescente palestinese di Hebron, il cui unico desiderio era di pregare a Gerusalemme.

L’evento si è verificato il 31 maggio, l’ultimo venerdì del Ramadan, che era anche Laylat al-Qadr, la notte del destino; secondo l’Islam, quella è la notte in cui il Corano è stato tramandato dal Profeta Maometto.

Per tutto il mese sacro il padre di Abdallah gli promise che l’ultimo venerdì sarebbero andati insieme ad Al-Aqsa, nella città vecchia di Gerusalemme. Giovedì sera, Abdallah avrebbe dovuto aiutare suo nonno, un imprenditore edile, in un cantiere. Luai disse che avrebbe chiesto al nonno di farlo uscire. La sera Abdallah andò nel negozio di ceramiche della famiglia per raccogliere i 100 shekel ($ 28) che gli erano dovuti  come salario. Era molto eccitato per il suo viaggio a Gerusalemme.

Prima di andare a dormire, suo padre disse che Abdallah sembrava cresciuto, e lo misurò: 171 centimetri (5 piedi, 6 pollici). Abdallah non indossava una maglietta e suo padre ricorda di aver pensato: il ragazzo è diventato un uomo.
Voi israeliani non sapete come ci sentiamo“, dice ora Luai. Vai a fare le tue escursioni, vai a fare un picnic, vai all’estero. Respiri aria buona  e non sai nulla del dolore nel  quale noi  viviamo.” Un altro gemito, poi silenzio.

Alle 3 del mattino, Luai si svegliò e vide che Abdallah era ancora sveglio, come è consuetudine nelle notti di Ramadan, stava giocando con le sue sorelle; solo più tardi si addormentò sul divano del soggiorno. Padre e figlio avevano concordato che nel loro viaggio al mattino sarebbero stati accompagnati da tre sorelle e da un cugino.
Partirono  con il SUV di famiglia poco dopo le 7.30: Luai, le sue figlie Shaimaa, 16 anni, Tartil, 14 e Daniya, 12; sua nipote, Sirin, 14; e Abdallah e Abd al-Rahman, 18. L’ingresso a Gerusalemme per i giovani di 16-30 anni è vietato, così i due ragazzi  dovettero  intrufolarsi in città, come fanno molti palestinesi.

Da parte sua, Luai temeva di essere fermato da un vigile urbano, perché trasportava più passeggeri di quanto consentito dalla legge, così guidò  su una tangenziale, verso il posto di blocco di Mazmuriya, a nord di Betlemme. Avevano tutti preso i loro tappeti e tappetini per proteggersi dal sole. Abdallah scherzò  con le sue sorelle per tutto il tempo, ricorda Luai.

Erano le otto quando raggiunsero la barriera di separazione, a poche centinaia di metri dal checkpoint. La barriera qui non è alta: c’è una breccia in uno dei recinti,  molti giovani erano pronti ad attraversarlo per recarsi a pregare. Circa tre ore prima  un giovane di nome Muaman Tbayesh del campo profughi di Al-Fawar, era stato ferito qui da colpi di arma da fuoco della polizia di frontiera. Centinaia di altri giovani,che avevano intenzione di attraversare il sito, erano andati altrove. Luai non ne era a conoscenza.

Lasciò Abdallah e Abd al-Rahman vicino alla breccia nella staccionata e parcheggiò a poche decine di metri, progettando di attraversare il posto di blocco a piedi con le ragazze. I due ragazzi avanzarono verso la recinzione.

Abd al-Rahman racconta ora di non aver visto i Border Policemen in agguato tra gli alberi e gli edifici di fronte. I ragazzi non sapevano ancora che stavano entrando in una zona di morte, come quella tra Nord e Sud Corea, come quella che esisteva tra Berlino Est e Ovest prima che cadesse il muro.

All’improvviso Abd al-Rahman vide un Border Policeman avvicinarsi a lui. Rapidamente indietreggiò, ma rimase incastrato  tra i due recinti. L’ufficiale corse verso di lui. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avrebbe aperto il fuoco contro un adolescente disarmato con munizioni vere,  ma  quando fu a circa cinque-otto metri dal ragazzo, sparò due volte contro Abdallah. Un proiettile lo colpì al petto, sul lato sinistro. Abdallah riuscì  a tornare dall’altra parte del recinto  prima di crollare a terra, sbattendo la testa e perdendo  conoscenza.

Sentendo i colpi, Luai si precipitò e vide Abdallah crollare sanguinando. Due poliziotti di frontiera erano in piedi dall’altra parte del recinto. Abdallah giaceva immobile. Lui e Abd al-Rahman lo riportarono velocemente alla loro auto, chiesero alle ragazze esterrefatte di scendere e corsero verso l’ospedale di Al-Hussein.  Vi arrivarono in 10 minuti.

Nell’ospedale Luai sentì i medici parlare tra loro  e si rese conto che era in condizioni critiche. Chiamò sua moglie e suo fratello e disse loro che la situazione era molto grave. Gli dissero di pregare. Mezz’ora dopo  un medico pronunciò le parole che aveva tanto sperato di non sentire: “Spero che Allah ti ricompensi”.

Luai seguì l’ambulanza che portava il corpo di suo figlio all’ospedale Al-Ahli di Hebron, per prepararlo alla sepoltura. Solo allora, dice, capì perfettamente cosa fosse successo.

La polizia israeliana ha rilasciato a Haaretz la seguente dichiarazione: “Durante l’ultimo venerdì del Ramadan [il 31 maggio], le forze della polizia israeliana sono state dispiegate per assicurare eventi e prevenire il terrore e l’infiltrazione in Israele di persone senza permesso. Le forze che operavano nel settore Al-Muntar dovettero affrontare i disordini che includevano il lancio di pietre e il danneggiamento della barriera di separazione.
Durante lo svolgimento dell’attività, sono stati identificati diversi sospetti che si arrampicavano sulla barriera di sicurezza e entravano illegalmente nel territorio dello Stato di Israele. In conformità con le regole di ingaggio in una situazione del genere la polizia ha sparato con un fucile Ruger, puntandolo verso la parte inferiore del corpo di uno dei sospetti,  i sospetti sono scappati dal sito. La polizia continuerà a operare in modo deciso contro ogni tentativo di infiltrazione nello Stato di Israele e agirà per proteggere la sicurezza degli abitanti di Gerusalemme e dei cittadini di Israele“.

Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, in seguito alla sua indagine sull’incidente, afferma che Abdallah è stato colpito con proiettili “due-due” (calibro 22), da un fucile Ruger -un’arma che  dovrebbe essere usata solo nei casi in cui le forze di sicurezza siano in pericolo mortale.

“Ora tutto è inutile”, dice  Luai. “Il tuo governo è criminale. Non sai cosa sia la misericordia.”
“Le uccisioni del 15enne Abdallah e del 20enne MT [sparato quella mattina] sono gesti criminali?” Chiede il rapporto B’Tselem, nella sua conclusione. “Assolutamente. Erano del tutto ingiustificate. Né Abdallah né MT rappresentavano alcun pericolo. Né potevano rappresentare un pericolo: in pieno giorno, intrappolati tra un filo a fisarmonica su un lato e un alto recinto di filo spinato dall’altro, di fronte a ufficiali della polizia di frontiera armati  e in tenuta protettiva. In tali circostanze, l’uso di armi in grado di causare ferite gravi e persino la morte – come è stato fatto in questi casi, non può essere giustificato da alcun motivo morale o legale. Il risultato prevedibile e mortale di questa egregia condotta avviene nell’indifferenza del pubblico e riceve  il pieno sostegno di tutti gli organismi ufficiali. Ciò dimostra quanto poco sia importante la vita dei palestinesi”.

Nel suo salotto il padre in lutto continua a riversare la sua agonia: “Ogni giorno sono più triste del giorno prima. Ho pensato che sarebbe diminuito, ma il dolore aumenta. La mia vita non ha senso ora. Voi [israeliani] vivete lontano. Non ci sentite. Pensate che il nostro dolore sia piccolo. Ma Abdallah è stato tutta la mia vita. Quando una persona perde un gatto o un cane, prova dolore, ma  quando cresci un bambino … Non lo sai … è molto più di quanto immagini. Possa Dio bruciare chiunque abbia ucciso mio figlio. Tutto è inutile ora. Senza valore. Vivrò fino a70 o a’80 anni  con questo dolore, insieme a mia moglie. Non c’è vita dopo questo. Il tuo governo è criminale. Non sai cosa sia la misericordia. Questo è il dono che ho ricevuto dallo Stato di Israele, oltre alla normale sofferenza della vita sotto l’occupazione: vedere mio figlio ucciso davanti a me”, dice Luai. “Non tornerà mai, Abdallah.”

 

Gideon Levy: Abdallah, 15 anni, ha sognato di pregare alla moschea di Al-Aqsa di Gerusalemme. È stato ucciso lungo la strada

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