Gideon Levy : chi ha paura dello Stato binazionale?

domenica 2 febbraio 2014

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  Sintesi personale

Ebrei e arabi hanno vissuto insieme in uno stato dal 1948; israeliani e palestinesi vivono insieme in uno stato dal 1967. Questo paese è ebreo e sionista, ma non democratico per tutti. I suoi cittadini arabi sono limitati , mentre i palestinesi nei territori sono diseredati e privi di diritti .una soluzione per i suoi cittadini ebrei e un disastro per i suoi sudditi palestinesi. Quelli che sono spaventati da un unico Stato, quasi tutti gli israeliani ,ignorano che nella realtà è  già esistente.  Sono terrorizzati dal cambiamento : da uno stato di apartheid e di occupazione ad uno stato egualitario, da uno stato binazionale travestito da stato-nazione (del sovrano), ad uno stato binazionale in linea di principio. In entrambi i casi, gli ebrei e palestinesi  vivono in questo stato da almeno due generazioni, anche se  divisi. E impossibile ignorare.ciò

Le relazioni tra i due popoli in questo paese hanno conosciuto cambiamentida un regime militare  per gli arabi-israeliani fino alla sua abolizione (nel 1966), da un periodo di maggior calma e libertà nei territori a periodi tempestosi di terrore omicida e  di violenta occupazione. A Gerusalemme, Acri, Giaffa, Ramle, Lod, la Galilea e di Wadi Ara vivono arabi ed ebrei e le relazioni tra loro non sono impossibili. 

Le relazioni con i palestinesi nei territori sono cambiate,  ma nel corso degli anni abbiamo vissuto in un  unico paese, anche se con la spada. 

Per 47 anni  c’è stata la possibilità di ritirarsi dai territori per mantenere il carattere  ebraico e democratico dello Stato ,ma gli israeliani  hanno scelto di non farlo. E ‘forse questo un loro diritto, ma è loro dovere  offrire un’altra soluzione.    

Le proposte di Stato John Kerry, che scoraggiano anche un gran numero di israeliani negli Stati Uniti, non garantiscono una soluzione giusta,  non garantiscono una soluzione: i ” blocchi di insediamenti “resteranno in vigore. . ” Le misure di sicurezza“saranno in vigore per la Valle del Giordano, forse anche lì  sarà  consentito agli insediamenti di rimanere. La proposta dice no al ritorno dei profughi  o a una soluzione al problema dei rifugiati. Nel frattempo  ci  si impegna a non ” evacuare un Ebreo “e si  propone  la sovranità palestinese per i coloni

A questo punto può essere possibile andare dal droghiere all’angolo, formulare e anche firmare un altro documento (senza alcuna intenzione di  attuarlo  ) che somiglia notevolmente a tutti  quelli precedenti  ed ora riposti, pieni di polvere, in qualche archivio,ma è impossibile risolvere il conflitto con un tale piano. I rifugiati, i coloni , la Striscia di Gaza, la mancanza di buone intenzioni e  di giustizia   resteranno  . 

Chi sostiene la soluzione dei due stati – a quanto pare la maggior parte degli israeliani – deve offrire una soluzione reale. Le proposte di Kerry non fanno ben sperare. Israele vi aderirebbe , ma solo per mantenere le sue relazioni con gli Stati Uniti e il mondo e per spingere i palestinesi nell’angolo , non certo per stabilire la pace o imporre la giustizia. 

Da questo generale “no” sorge il “sì  a uno stato”. Se gli israeliani vogliono mantenere gli insediamenti ,nella Valle del Giordano, a  Gush Etzion e Maale Adumim, a Gerusalemme Est e leader nel Beit El devono prendere atto che c’è  un solo stato. Se c’è uno stato, allora il discorso deve cambiare: diritti uguali per tutti. 

I problemi sono molti e complicati e come loro lo sono anche le soluzioni: divisione in distretti, federazione,  governi separati . Non ci sarà alcun cambiamento demografico qui – perché lo Stato è  da lungo  tempo  binazionale ,  ma solo un cambiamento democratico e consapevole. E allora si porrà la questione in tutta la sua forza: perchè così spaventoso vivere in uno stato egualitario? Infatti tutte le altre possibilità sono molto più spaventose.

http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.571863

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http://frammentivocalimo.blogspot.it/2014/02/gideon-levy-chi-ha-paura-dello-stato.html

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ARTICOLO ORIGINALE

Gideon Levy : Who’s afraid of a binational state?

 
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Jews and Arabs have lived together in one state since 1948; Israelis and Palestinians have lived together in one state since 1967. This country is Jewish and Zionist, but not democratic for everyone. Its Arab citizens are deprived, while the Palestinians in the territories are disinherited and lacking rights. Yet the one state solution is here – and has been for quite a long time.
It has been a solution for its Jewish citizens and a disaster for its Palestinian subjects. The ones who are frightened by it – nearly all Israelis – ignore the reality that the one state arrangement already exists. They only are terrified by a change in its character – from a state of apartheid and occupation to an egalitarian state; from a binational state in practice that is disguised as a nation state (of the ruler), to a binational state in principle. Either way, Jews and Palestinians have lived in this one state for at least two generations, albeit apart. It’s impossible to ignore.
Relations between the two peoples in this one country have known changes: from a military regime over the Arab-Israelis until its abolishment (in 1966), from a calmer and freer period in the territories through stormy periods of murderous terror and violent occupation. In Jerusalem, Acre, Jaffa, Ramle, Lod, the Galillee and Wadi Ara live Arabs and Jews, and the relations between them are not impossible.
Relations with the Palestinians in the territories have also changed – but over the years we lived in one country, even if by the sword.
For 47 years, the possibility of withdrawing from the territories and contributing as such to the longed-for Jewish and democratic character of the state has stood before the Israelis who fear a change in its character. They chose not to. It is perhaps their right – most doubtfully – but it is their duty to offer another solution.
Under this banner, they established the settlement enterprise, whose goal was to thwart partition. This enterprise succeeded to the point that it became irreversible. And there’s no arguing with success: no one speaks anymore of evacuating over half a million settlers – and therefore no one speaks anymore of a just solution of two states.
U.S. Secretary of State John Kerry’s proposals, which also deter a large number of Israelis, do not guarantee a just solution, so they do not promise a solution. “Settlement blocs” will remain in place. Ariel has long been inside, and leasing Ofra and Beit El are possibilities. “Security arrangements” will be made for the Jordan Valley, perhaps its settlements will also be allowed to remain. The proposal says no to return or a solution to the refugee problem. Meanwhile, the prime minster makes a commitment not to “evacuate one Jew” and proposes keeping settlers under Palestinian sovereignty – as unabashed spin.
With all that, it may be possible to go to the corner grocer, to formulate and even sign another document (without any intention of implementing it) that resembles remarkably to all its predecessors since the 1969 Rogers plan, through the Clinton parameters to the Road Map. All of them are kicking up dust, deep in some filing cabinet. But it’s impossible to solve the conflict with such a plan. The refugees, the settlers and the Gaza Strip; the lack of good intentions; and the lack of justice will all remain as they are.
Anyone who supports the two-state solution – apparently most Israelis – must offer a real solution. Kerry’s proposals do not bode well. Israel might just accede to them, but only to maintain its relations with the United States and the world and to push the Palestinians to the wall, certainly not to establish peace or impose justice.
From this general “no” rises the “yes:” yes, to one state. If Israelis truly want to maintain the settlements they established, and to remain in the Jordan Valley and on the mountain ridge, in Gush Etzion and in Maale Adumim, in East Jerusalem and leading in Beit El – let them do so, but then there won’t be two states. If there are no two states, there is only one state. If there is one state, then the discourse must change: equal rights for everyone.
The problems are many and complicated, and like them so are the solutions: division into districts, federation, joint or separate governance. But there will be no demographic change here – because the state has long been binational – but rather just a democratic and conscious change. And then the question will arise in full force: Why is it so scary to live in an egalitarian state? Indeed, all other possibilities are much scarier.

http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.571863
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Gideon Levy : chi ha paura dello Stato binazionale?

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