Gideon Levy: COSA INTENDE IL MINISTRO DEGLI ESTERI ISRAELIANO QUANDO DICE “NORMALIZZAZIONE”

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

30 agosto 2020  22:08

Di Gideon Levy – 30 Agosto 2020

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-what-israel-s-foreign-minister-means-when-he-says-normalization-1.9111486

https://archive.is/zPh01

Il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi è un emerito statista, un veterano di alto livello e una grande speranza per il paese. Il campo centrista, che ha un disperato bisogno di un leader, potrebbe riportarlo al ruolo di grande speranza. Le sue dichiarazioni sono rare, non interviene su nulla, o perché non ha niente da dire o perché teme di dire quello che ha da dire, la prima ipotesi è la più probabile, e quindi ogni sua piccola espressione merita attenzione.

La scorsa settimana Ashkenazi ha detto al ministro degli esteri tedesco che Israele ha cambiato il suo progetto “dall’annessione alla normalizzazione.” In risposta, l’Europa ha esultato, annunciando che sperava di rinnovare il Consiglio di Associazione [1], un dialogo ad alto livello in corso tra l’Unione Europea e Israele. L’Europa è impaziente di tornare ad avere rapporti amichevoli con Israele, basta solo liberarlo dalla presa del primo ministro Benjamin Netanyahu. Per buona misura, Ashkenazi ha aggiunto altri stereotipi infondati che pronuncia con disinvoltura ormai da anni: “Abbiamo lasciato la porta aperta ai nostri vicini e ora sta a loro decidere cosa scegliere.”

Quando uno statista israeliano usa il termine normalizzazione, intende mantenere lo status quo, che è la situazione normale per la maggior parte degli israeliani. Qualsiasi trasgressione richiede una normalizzazione immediata, un ripristino dello status quo precedente. Un esempio? I bambini palestinesi sono condannati a vivere a poca distanza dal mare e trascorrere la loro infanzia, e talvolta tutta la loro vita, senza mai vedere la spiaggia. Questa è una situazione normale. Se vengono scoperte delle aperture nella recinzione di confine e i palestinesi riescono ad arrivare alla spiaggia nel caldo di agosto, la normalità è stata interrotta e deve essere ripristinata con la forza.

Un altro esempio: le proteste sono consentite vicino alla residenza del primo ministro in Balfour Street, ma vietate nel villaggio palestinese di Bil’in. È normale in una democrazia. È del tutto normale imprigionare due milioni di persone per molti anni: cosa potrebbe esserci di più normale?, e pretendere che restino in silenzio. Se prendono provvedimenti contro questa situazione folle, la normalità deve essere immediatamente ripristinata; cioè, il remissivo ritorno nella loro prigione. Lasciate che restino a Gaza, a marcire per sempre e creino la normalizzazione con Israele.

È normale che un paese sia chiamato democratico quando circa la metà delle persone sotto la sua sovranità diretta e indiretta vive sottomesso a una dittatura totalitaria. È normale che due popoli possano vivere in un paese, i nativi privi di diritti mentre gli immigrati e i loro discendenti con tutti i diritti. È normale che Israele possa violare lo spazio aereo sovrano di qualsiasi paese della regione, per spiarlo e bombardarlo, ma a nessuno di loro è permesso di far volare nemmeno un palloncino in territorio israeliano. È normale che i palestinesi siano le uniche persone al mondo che non appartengono a nessun paese. È normale per un paese governare territori che nessun altro paese riconosce, e tuttavia essere il paese più privilegiato al mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, quando si tratta di far rispettare il diritto internazionale. È normale che uno dei paesi più armati e ricchi del mondo riceva alcuni dei più generosi aiuti economici della storia. È normale che una delle speranze del campo non di destra annunci di sostenere la normalizzazione.

Quando Ashkenazi ha parlato di normalizzazione, non intendeva la normalità. Normalità significa uguaglianza tra due popoli. Questo non è il desiderio di Ashkenazi. La normalità prevede che un’occupazione militare duri per un periodo di tempo molto breve. La normalità è che un paese rispetti il diritto internazionale, quel genere di cosa sensazionalista. Normale è che un paese venga punito per i suoi crimini di guerra.

Ashkenazi non vuole tutto questo. Il centro politico che Ashkenazi rappresenta vuole solo tranquillità. Questa è normalizzazione. Non vuole contrastare l’occupazione. Lascia che i lavoratori palestinesi costruiscano le case, asfaltino le strade e poi tornino come nulla fosse nella loro prigione. Lascia che l’esercito israeliano irrompa di notte nelle loro case e li arresti a suo piacimento, e di giorno li tirannizzi, li umili e li fucili liberamente. È normale. Tutti gli altri comportamenti sconvolgono la normalità. Ashkenazi vuole la normalità, e così Ashkenazi porta speranza. Ora tutto dipende dai palestinesi, decidere se arrendersi a questa realtà. Allora avremo la normalizzazione con loro.

Note:

[1] Consiglio di Associazione: La proposta di rinnovare riunioni di alto profilo, interrotta a causa delle tensioni politiche sulla politica dell’UE in materia di insediamenti, è stata discussa durante la visita del ministro degli Esteri israeliano in Germania, poiché gli europei sperano di cogliere l’opportunità offerta dall’accordo con gli Emirati Arabi Uniti

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, “La punizione di Gaza”, è stato appena pubblicato da Verso.

Trad: Beniamino Rocchetto
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