GIDEON LEVY // DICIAMOLO TUTTI ASSIEME: L’ESERCITO ISRAELIANO NON HA COMMESSO CRIMINI DI GUERRA

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

domenica 14 marzo 2021  11:35

Di Gideon Levy – 13 marzo 2021

https://archive.is/i9U14

Se escludiamo l’odio o l’idolatria di Benjamin Netanyahu le prossime elezioni sono inutili. Volete sapere perché? Perché a parte l’odio e l’idolatria del Primo Ministro, tutti i partiti israeliani dicono la stessa cosa: Tutti sostengono il sionismo, la supremazia razziale e la continuazione dell’occupazione. Quindi, questa elezione è priva di qualsiasi scelta reale, un’elezione che non offre alternative, un’elezione che non è una vera elezione.

Notate, ad esempio, la reazione dei capi di tutti i partiti sionisti alla decisione presa all’Aia di indagare su Israele, decisione che in una giornata davvero buona potrebbe generare un cambiamento epocale nella condotta di Israele. Da Benjamin Netanyahu a Merav Michaeli e tutti gli altri, tutti ripetevano le stesse frasi: Tutti si fidano dell’IDF e si affidano alle sue indagini. In altre parole, sono tutti d’accordo che non ci sono stati crimini di guerra. Un coro di bambini, il coro dei moralisti. Solo il leader di Meretz Nitzan Horowitz ha detto qualcosa di diverso, non sufficientemente diverso, ma le elezioni non ruotano attorno a Meretz.

Questa cieca mobilitazione dietro l’IDF e lo Stato su una questione importante come l’occupazione è esasperante. Dopotutto, la maggioranza dei politici del centrosinistra, da Merav Michaeli a Yair Lapid, conoscono la verità. Sanno tutto dell’IDF e quasi tutto dei suoi crimini e del modo in cui “indaga” su se stessa, ma non hanno il coraggio di dire la verità. Mentono a se stessi, nel loro silenzioso e cieco sostegno all’esercito.

La destra, al contrario, ritiene che Israele e l’IDF possano fare ciò che vogliono, senza che nessuno al mondo possa metterlo in dubbio, con solo l’antisemitismo che guida qualsiasi critica allo Stato. Tra la destra, che crede che a Israele sia permesso qualsiasi cosa, e la sinistra, che non osa dire la verità, distinguere non è difficile. Non c’è differenza e il risultato è lo stesso: Sostegno a tutto ciò che è determinato dall’occupazione e riluttanza ad assumersi qualsiasi responsabilità.

Per due generazioni c’è stato un esercito di occupazione in una terra occupata, senza che passasse un giorno che i suoi soldati non violassero il diritto internazionale, con un intero paese che lo incoraggiava. Esiste un’impresa di insediamento, 53 anni, con 700.000 coloni, fondata sotto governi di sinistra e consolidata sotto governi di destra. La maggior parte del mondo afferma che questa è una chiara violazione del diritto internazionale e il coro israeliano si avventa furiosamente su chiunque desideri indagare e punire i responsabili del crimine degli insediamenti.

Prendete, ad esempio, sabato, una bella giornata del fine settimana. Una famiglia palestinese, genitori e otto figli, esce nel proprio appezzamento di terra per una scampagnata, dove vengono attaccati e lapidati da coloni mascherati provenienti dall’insediamento di Mitzpeh Yair, sulle colline meridionali di Hebron. Si possono sentire le grida di terrore in un video ripreso dagli attivisti dell’ONG B’Tselem, dove si vedrà il padre mentre viene portato in ospedale con la faccia sanguinante.

Questo non è un crimine? Non è la prima volta che un attacco proviene da questo violento insediamento. E nemmeno l’ultima ovviamente. Non c’è esercito, non c’è polizia, e non c’è giustizia. Ma c’è una risposta da parte delle autorità di occupazione: “Israele è a conoscenza dell’episodio”. Nessuno è stato arrestato e nessuno lo sarà, proprio come nessuno è stato arrestato dopo un’aggressione a Khalil Haryani, un pastore di 78 anni che è stato aggredito con catene, mazze e pietre due mesi fa dai coloni della stessa Mitzpeh Yair.

“Israele è a conoscenza dell’episodio”. La consapevolezza non porta ad alcuna azione. Consapevolezza e incoraggiamento. È così che Israele indaga su se stesso. I leader di sinistra e di centro lo sanno bene. Sanno che solo un organismo internazionale potrebbe porre fine a tutto questo, ma mancano dell’integrità e del coraggio per dirlo.

È proprio qui che il tribunale dell’Aia deve intervenire. È proprio qui che la sinistra avrebbe dovuto invitare la Corte Penale Internazionale a farlo, ed è precisamente il luogo in cui la politica israeliana canta in un coro stridente ed esasperante, quasi da muro a muro.

L’identità del prossimo direttore di questo coro è molto meno importante di quanto si possa pensare. Lo stile potrebbe essere diverso, così come l’arrangiamento, ma la canzone rimarrà la stessa canzone e il coro lo stesso coro.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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