Gideon Levy : Imballate casa vostra, gente, che l’IDF ha bisogno di fare un’esercitazione

 MARTEDI 10 LUGLIO 2012

Haaretz.com

06.07.2012 http://www.haaretz.com/weekend/twilight-zone/pack-up-your-homes-people-the-idf-needs-to-hold-a-drill.premium-1.449263  

Imballate casa vostra, gente, che l’esercito israeliano ha bisogno di fare un’esercitazione.

Quando l’esercito ha bisogno di fare un’esercitazione a fuoco, i beduini della Valle del Giordano devono sgomberare i loro accampamenti di tende. 

di Gideon Levy  

Amjed Zahweh ha dieci giorni. La settimana scorsa, gli ispettori dell’Amministrazione Civile hanno demolito la tenda della sua famiglia nella Valle del Giordano. Ora è sdraiato nel suo lettino di ferro al riparo, nel caldo soffocante, di una coperta e di stracci. La sua famiglia è sparsa a terra vicino a lui nella tenda che era stata distrutta, ma poi ricostruita nuovamente questa settimana. Con loro ci sono decine di famiglie che vivono senz’acqua corrente, senza elettricità, senza minime condizioni igienico-sanitatie. Di fronte al loro accampamento ci sono colonie verdeggianti.

                Siamo venuti qui decine di volte negli ultimi anni. Questa volta ci è giunta notizia che , nella parte settentrionale della valle, l’Amministrazione Civile aveva avvisato circa 40 famiglie che sarebbero rimaste loro poche ore per sgomberare case e accampamenti per la durata di 24 ore, a causa di una esercitazione di fuoco delle Forze di Difesa Israeliane. In pratica, l’avviso è giunto senza preavviso e a nessuna famiglia è stato offerto un alloggio alternativo.

Nella Valle del Giordano, che una maggioranza di israeliani non considera di per sé territorio occupato, non ci sono effettivamente coloni fanatici con i lunghi cernecchi. Qui abbiamo a che fare con moshavnik. Dalle loro auto sfreccianti possono vedere una barriera lunga poche decine di chilometri che negli ultimi anni Israele ha costruito per imprigionare i palestinesi abitanti di Ain al-Hilweh tanto da impedire loro di poter raggiungere con facilità la strada. I “buoni” israeliani – che si affrettano ad offrirsi volontari per delegazioni di soccorso e salvataggio spedite nei quattro angoli della terra – non vengono qui in risposta al disastro umanitario che si sta verificando a solo un’ora e mezza di auto da Tel Aviv e circa un’ora da Gerusalemme.

Sono solo una manciata di donne israeliane dell’organizzazione Machsom Watch quelle che ancora vengono qua per fornire qualche aiuto umanitario e tentare di portare alla conoscenza degli israeliani e del mondo lo sconquasso che è stato fatto qui.

Arif Daraghmah ferma l’auto sulla strada deserta. Dirige il Consiglio Regionale per conto dell’Autorità Palestinese e ci mostra una fiorente piantagione di ulivi, appartenenti alla colonia di Rotem, che è stata piantata sulle terre che un tempo erano proprietà di palestinesi.

Circa 450 famiglie vivono nel distretto di Daraghmah. Ain al-Hilweh si trova nella regione di Hamam al-Maliah, nella parte settentrionale della valle. “Perché non fanno le esercitazioni a fuoco pure vicino alle colonie?” domanda.

Nelle prossime ore, ci recheremo per sentieri sassosi agli accampamenti degli abitanti della regione, uno dopo l’altro, ciascuno con la propria storia di stenti. All’entrata di tutti questi accampamenti l’IDF ha installato due anni fa blocchi di cemento per dichiarare questi spazi poligoni di tiro.

Nella prima tenda: Bissan è a terra, le gambe rotte e deformate, paralizzato dalla vita in giù. Questo bambino di 7 anni è stato costretto la settimana scorsa ad andarsene dalla tenda con la sua famiglia, in onore all’esercitazione dell’IDF. Hanno ricevuto la comunicazione che dovevano essere passate le 18:00 del giorno successivo, per 24 ore, senza nessuna possibilità di ricorrere in appello. Pure la settimana scorsa ha trascorso una notte e un giorno sotto il cielo, sul bordo della strada. Dopo che gli era stato ordinato di farlo, suo padre lo ha caricato sul carrello del trattore, insieme al resto della famiglia, 13 figli, e li ha portati nel luogo del loro rifugio, sul bordo della strada, fino a che l’esercitazione non si è conclusa.

Il fratello di Bissan, Ali, di 14 anni, stava riprendendosi proprio allora da un intervento chirurgico all’addome fatto all’ospedale Rafidia di Nablus. Ora è anche lui qui, nella tenda, a mostrare al fotografo su richiesta della madre l’addome sfregiato dalla cicatrice. La sgangherata sedia a rotelle di sua sorella se ne sta buttata nella parte posteriore della tenda.

“Viviamo qui, i nostri figli vivono qui, viviamo qui in pace – e allora perché voi [gli israeliani] ci fate questo? In che modo questa tenda vi intralcia la strada? Non abbiamo fatto niente, viviamo qui solo per provvedere ai nostri figli. E se volete tirarci fuori di qui, dateci un altro posto. In ogni caso questa non è vita, qui. E quello che ti dirò molte altre volte oggi”, sostiene Daraghmah, aggiungendo: “I coloni di Maskiyot dichiarano di non voler vedere arabi dalle loro finestre.”

Qui, alcune delle terre sono di proprietà privata, di palestinesi o della chiesa e i caprai pagano ai proprietari l’affitto. Non hanno permessi di costruzione, né alcuna possibilità di ottenerli.

Ci dirigiamo giù per la collina alla tenda della famiglia di Zahweh. Una squadra dell’UNRWA era qui stamattina a svolgere un programma per i bambini che non hanno nulla da fare durante le vacanze estive. La loro scuola si trova a 10 chilometri di distanza. Questa mattina, i bambini della zona sono riuniti sotto la tenda di famiglia sorta sulle rovine di quella precedente; la gente dell’UNRWA ha consegnato puzzle, carta e matite colorate, scatole di succhi di frutta e torta al cioccolato. Poco dopo se ne è andata con la loro jeep e tutti i puzzle sono rimasti sparpagliati sul pavimento della tenda. I bambini sono tornati dentro.

Eid Zahweh, nella tenda accanto, è un rampollo di un clan di beduini profughi dal Negev. La jeep bianca dell’Amministrazione Civile lo ha raggiunto la settimana scorsa ed ha informato lui e la sua famiglia in merito all’esercitazione di fuoco. Anche Zahweh ha caricato le sue due mogli e i 12 figli. “E’ il governo – che cosa posso fare io”, dice. Ha lasciato il gregge all’accampamento. Non molto tempo fa, a Ramallah, ha comperato per 1.100 NIS un piccolo dispositivo solare per produrre elettricità e da allora lui e la sua famiglia possono guardare la televisione.

Ci siamo spinti un po’ verso est, ad al-Mitta. Tra le tende distrutte se ne sta seduto Ibrahim Abu Sabha, di 64 anni. Anche la sua tenda è stata abbattuta la settimana scorsa e il rimorchio con il serbatoio dell’acqua è stato confiscato. Racconta che gli ispettori sono comparsi alle 6 del mattino, gli hanno ficcato in mano un documento e sono tornati alle 9 per radere al suolo la tenda. Ora, con l’aiuto dei figli, ne sta già costruendo una nuova fatta di tubi e sacchi. Abu Sabha afferma di aver vissuto per 40 anni nella zona, tutti i figli sono nati qui e per 10 anni ha abitato esattamente in questo stesso luogo.

Due settimane fa è arrivata l’Amministrazione Civile. A detta dei residenti, gli ispettori hanno svuotato l’acqua dai serbatoi proprio di fronte ai bambini. Nelle ultime settimane, gli ispettori hanno sequestrato dodici rimorchi di acqua, che non sono stati restituiti ai loro proprietari.

“Basta che la gente viva!” esclama ripetutamente Daraghmah. Esibisce il documento file sui residenti nella propria circoscrizione elettorale: contiene 150 intimazioni di blocco dei lavori, ordini di sgombero e di demolizione. Uno espone minuziosamente nei dettagli la confisca di un rimorchio di acqua: “Le Forze di Difesa Israeliane – l’Amministrazione Civile per la regione della Giudea e Samaria. L’unità centrale di controllo. Ordine riguardante istruzione difesa N° 5730, 1970. Sequestro dei beni N° 42/12….Con l’autorità conferitami dalla clausola n° 80 dell’ordine per quanto riguarda le istruzioni di difesa, ho preso i beni descritti immediatamente al di sotto. Motivo del sequestro: C’è motivo di sospettare che sia stato commesso un reato in relazione ai beni in violazione alla legge e/o la normativa di difesa. C’è motivo di sospettare che i….beni siano stati utilizzati per commettere un reato. Elenco dettagliato dei beni: rimorchio d’acqua, grigio con sopra un numero verde. Luogo di stoccaggio dei beni:….Beit El. Sequestro eseguito da:..Avi, coordinatore di ispezione. Telefono per informazioni: 02-9704656.”

Avi deve amare il suo lavoro. Probabilmente la sera è tornato a casa e si è affrettato a fare la doccia nella sua casa. Immagino Avi regolare a piacere la pressione dell’acqua nella doccia perché sia bella e forte.

In risposta ad una richiesta di commento, l’Ufficio del portavoce dell’IDF ha dichiarato ad Haaretz: “Nelle ultime settimane, abbiamo assistito a un fenomeno crescente di residenti palestinesi della zona che rubano acqua dalla tubazione esistente all’intersezione di Hamam al-Maliah. Come parte dell’attività delle forze dell’ordine per combattere questo fenomeno, i serbatoi d’acqua sono stati confiscati, per il sospetto di furto d’acqua dalla tubazione in questione. Va sottolineato che secondo la legge, i proprietari dei serbatoi hanno il diritto di rivolgersi ai funzionari dell’Amministrazione Civile per richiedere la loro restituzione, ma tale richiesta deve essere fatta ancora dai proprietari.”

(tradotto da mariano mingarelli)

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