GIDEON LEVY // IMMAGINATE MERAV MICHAELI, LEADER DEL PARTITO LABURISTA IN PRIGIONE

0
228

tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

domenica 7 marzo 2021  21:15

Di Gideon Levy – 6 marzo 2021

Provate a immaginarlo: La parlamentare Merav Michaeli è stata condannata a due anni di carcere per attività politiche a favore dei diritti delle donne e per essere di sinistra. È stata anche condannata per “appartenenza a un’organizzazione illegale”, forse un riferimento alla sua passata militanza in Haziriya, un gruppo semi-clandestino di esperti di vino che si riuniva alla fine degli anni ’90 per degustazioni alla cieca.

Il mondo sarebbe in apprensione per il suo arresto, come farebbero gli israeliani: Un parlamentare in prigione per attività politica? Israele rinchiude i legislatori? Prigionieri politici nell’unica democrazia del Medio Oriente? L’Alexei Navalny israeliano? L’Unione Europea annuncerebbe sanzioni contro Israele quel giorno stesso. Gli Stati Uniti farebbero lo stesso. È quello che hanno fatto la scorsa settimana per condannare la Russia. Ma Israele, la superpotenza, può fare ciò che vuole, può anche imprigionare un oppositore del regime.

Naturalmente Michaeli non è stata arrestata, né condannata né incarcerata, ma Khalida Jarrar sì. Le due donne hanno molto in comune. Sono entrambe sulla cinquantina, entrambe membri del parlamento che hanno conquistato i loro seggi in elezioni democratiche, entrambe sono laiche di sinistra che hanno dedicato gran parte della loro vita alla lotta femminista.

Vivono a circa un’ora di macchina l’una dall’altra ma non si sono mai incontrate e probabilmente non lo faranno mai. Se lo facessero, si accorgerebbero di essere d’accordo su molte cose, sicuramente prima che Michaeli si identificasse come una “Rabinista”. Entrambe vivono sotto il regime sionista di Israele, Michaeli ne è un’entusiasta sostenitrice; Jarrar una convinta oppositrice. Jarrar è molto più coraggiosa di Michaeli, ma questo paragone è ingiusto: Michaeli è un membro israeliano della Knesset che ha sia l’immunità parlamentare che uno Stato. Jarrar è un membro del parlamento palestinese, del Consiglio Legislativo Palestinese, senza immunità, protezione o uno Stato, che vive sotto una violenta occupazione militare, una situazione che esige da parte sua grande coraggio e sacrificio nella sua lotta.

Israele imprigiona i legislatori, se non membri del parlamento, la Knesset. Israele detiene centinaia di prigionieri politici, anche se sono tutti palestinesi. Ora lo Stato ammette la loro esistenza: Jarrar è stata condannata unicamente a causa della sua attività politica. Il giudice e l’accusa lo hanno ammesso apertamente. Hanno lamentato “difficoltà probatorie” e invece di rilasciarla immediatamente e risarcirla per ingiusto arresto, le è stata inflitta una condanna a 24 mesi, dopo essere stata incarcerata per diversi anni, alcuni dei quali senza essere accusata di alcun crimine. Jarrar è un oppositrice del regime. Navalny sta scontando la sua pena nella colonia penale n. 2 nella regione di Vladimir, Jarrar nella prigione israeliana di Damon. Suo marito non la vede da ottobre.

La totale assenza di solidarietà tra i parlamentari israeliani per il destino delle loro controparti non è sorprendente, ma è vergognosa. Solo i legislatori stranieri hanno dimostrato solidarietà: Nkosi Zwelivelile “Mandla” Mandela, capo del Mvezo Traditional Council, nipote dell’ex presidente sudafricano Nelson Mandela e membro del parlamento dell’Assemblea Nazionale Sudafricana, ha scritto su WhatsApp venerdì: “Libertà per Khalida Jarrar!! Lei è eroica ai nostri occhi e un modello per gli attivisti di tutto il mondo. Khalida Jarrar è intoccabile!!” Ancora più vergognoso è il comportamento servile dei media israeliani, è del portavoce dei servizi di sicurezza dello Shin Bet. Quando Jarrar è stata arrestata, il giornale Yedioth Ahronoth titolava: “Lo Shin Bet arresta la donna responsabile della morte di Rina Shnerb”. In Israele, anche questo è considerato giornalismo. Jarrar non ha nulla a che fare con l’omicidio o qualsiasi altro atto violento.

Quando Israele si infiamma per qualsiasi crepa nella sua faziosa democrazia, dovremmo anche ricordare questo: È un paese che rinchiude i detenuti senza processo e imprigiona i legislatori per la loro attività politica. Quando Israele smuove cielo e terra su quella che definisce l’interferenza dell’Autorità Palestinese nelle elezioni per la Knesset, anche questo dovrebbe essere ricordato: Israele ha iniziato una campagna di arresti politici prima delle elezioni previste per il Consiglio Legislativo Palestinese entro la fine dell’anno, e la continua scandalosa incarcerazione di Jarrar potrebbe esserne influenzata.

Quando il giudice militare, il colonnello Yair Lahan, ha condannato Jarrar per aver “ricoperto cariche in un’organizzazione illegale”, ha praticamente accusato lo Stato di Israele di essere un paese completamente non democratico. Ora ci parlino del comitato per le eccezioni che decide chi può uscire ed entrare durante il lockdown della pandemia e protestare per lo scandalo dell’acquisto di sottomarini.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone
Max Vianello

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.