Gideon Levy Incontra WADI’A .il bambino di 5 anni fermato dall’IDF a Hebron

venerdì 19 luglio 2013

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Sintesi personale

 

Di Gideon Levy | Luglio 19, 2013 | 11:12

 

Non sapevamo che Wadi’a fosse  in realtà un detenuto recidivo: egli aveva 5 anni e 9 mesi di età, quando è stato arrestato la scorsa settimana dai soldati israeliani , di fronte alle telecamere dell’ organizzazione per i diritti umani .” B’Tselem” . Non era  il suo primo arresto, ma piuttosto il  terzo.

Il bambino sembra essere traumatizzato:  non sorride, parla poco, si ritira ad ogni tentativo di accarezzargli la testa, si spaventa per  ogni soldato che passa, bagna il letto durante la notte, si sveglia urlando  e si rifiuta di dormire nella sua casa situata di fronte alla Tomba dei Patriarchi a Hebron.

Wadi’a  è diventato parte   della  consapevolezza pubblica, israeliana e internazionale  dopo che otto soldati armati della Brigata Givati delle Forze di Difesa Israeliane lo hanno arrestato per strada e lo hanno portato con loro nella loro jeep blindata con l’accusa di aver gettato un sasso  contro le    ruote di una vettura appartenente ai coloni. Le telecamere di B’Tselem hanno documentato l’accaduto : il bambino detenuto piange  con il padre, ammanettato e bendato, seduto accanto a lui.

L’Ufficio del portavoce dell’IDF ha condannato B’Tselem e il lavoro  che fa.Questa settimana volevamo andare a casa del bambino che piangeva, ma la polizia di frontiera presso il checkpoint della Tomba dei Patriarchi ci ha impedito di farlo con vari pretesti.  Così ci siamo incontrati per  strada  con il ragazzo e suo padre, esattamente nel punto in cui tutto questo si è verificato martedì della scorsa settimana.

Karam, 31 anni, è un operaio edile occasionale a Hebron e ha tre figli. Ha trascorso cumulativamente sette anni della sua vita nelle carceri israeliane  a causa dei violenti scontri con i soldati nel quartiere, dove si trova la molto piccola popolazione ebraica di Hebron.
Wadi’a e Karam sono nati nello stesso appartamento in affitto di fronte alla Tomba dei Patriarchi, per il quale la famiglia paga 5.000 NIS all’ anno e dal quale  il padre ora vuole andare via. Karam vorrebbe passare nella zona  di Hebron sotto  il  controllo palestinese o in Giordania o andare  in qualsiasi altro  luogo, basta che i suoi figli non soffrano. Egli non è più disposto a soggiacere alle costanti   umiliazioni che ogni palestinese che vive qui deve subire quotidiamente  e  al controllo dei  soldati, della  polizia di frontiera e dei  coloni.

Solo due famiglie  sono rimasti . Le altre , molte migliaia, sono fuggite  silenziosamente . E’ rimasto chi  non può permettersi   di andare altrove .

Dal 2002, a Karam è stato impedito di lavorare in Israele, così fa   lavoretti a Hebron e Halhul.Martedì   scorso  era a  Halhul quando un parente gli ha telefonato per dirgli  che Wadi’a era stato arrestato.Come già detto, questa era il terzo fermo del bambino. Karam dice che più di un mese fa i soldati vennero a casa loro la sera lamentandosi  che il ragazzino era salito sul tetto della sua casa. Salire sul tetto è vietato  i soldati hanno portato  Wadi’a via con loro. Il bambino  è stato rilasciato solo all’ 01:00, tre ore dopo essere stato preso in custodia.Poi è stato arrestato una seconda volta circa tre settimane fa: i soldati sono andati a casa e hanno chiesto dove fosse il padre. Karam non era a casa, ma Wadi’a è stato nuovamente portato via per diverse ore.

L’Ufficio del portavoce dell’IDF ha rilasciato questa dichiarazione: “L’IDF non ha familiarità con i creclami riguardanti  l’arresto o la detenzione precedenti. L’incidente che è descritto nel videoclip è sotto inchiesta, mentre allo stesso tempo, le istruzioni per trattare tali incidenti sono state intensificate. ”

Karam stesso era stato rilasciato dal carcere israeliano circa sei mesi fa. Era stato arrestato dopo aver tentato di tornare a casa una sera e un poliziotto di frontiera non gli aveva  permesso di passare attraverso il posto di blocco di fronte a casa sua. L’orario, dice ora, era pochi minuti prima delle 21:00. Alle 21:00 tutti i posti di blocco qui vicino e tutti gli abitanti palestinesi del quartiere sono confinati  nelle  loro case come parte del normale coprifuoco notturno imposto qui.
Il poliziotto di frontiera non ha lasciato che il padre andasse a casa sua. Parole sono state scambiate, forse c’è stata  pure un po ‘di violenza. Il poliziotto ha detto che Karam stava ostacolando la sua attività  e ha chiamato altre forze. Karam è stato arrestato e condannato a sei mesi di carcere e ad altri due mesi di esilio dalla sua casa, è stato costretto a vivere  in Giordania, lontano dalla moglie e dai bambini piccoli.
Karam dice che i soldati sono soliti invadere  la sua casa  e a perquesirla . Il quartiere sotto l’occupazione israeliana ha otto punti di controllo  di cui  tre o quattro lungo  il percorso che porta all’asilo di Wadi’a   e alterchi violenti avvengono spesso lì. Alle automobili palestinesi, ovviamente,  è vietato di avvicinarsi alla zona. Solo quelle appartenenti ai coloni  lo possono fare . I  loro figli, Karam continua, attaccano periodicamente i bambini palestinesi, ma in questo caso non sono arrestati. L’ultima volta che questo è successo a Wadi’a è stato circa  due settimane fa, quando un ragazzo colono di circa 12 anni  lo ha picchiato per la strada. Era andato  a prendere il pane al  negozio di alimentari.
Martedì scorso, otto soldati con i berretti viola hanno detenuto Wadi’a in strada. Un colono si era lamentato perchè  un bambino aveva gettato un sasso contro la sua auto. Wadi’a afferma  di aver gettato un sasso contro  un cane randagio ,ma  ha colpito gli pneumatici della vettura. I ricercatori sul campo di B’Tselem Manal al-Jabri e Imad Abu Shamsia, che erano in strada in quel momento, attestano che un cane era davvero in giro.
I due ricercatori hanno visto che il ragazzo era circondato da otto soldati e hanno cominciato a documentare l’accaduto  con le loro videocamere. Wadi’a è stato portato sulla jeep, scortato da un parente, il filmato  mostra che sta piangendo copiosamente e battendo i piedi. Karam , quando è arrivato   nella sua abitazione , dopo essere stato convocato in fretta,  ha visto che Wadi’a era già stato portato a casa, dopo che gli ufficiali della stazione di polizia avevano rifiutato di arrestare il bambino.

Karam ha trovato il figlio nascosto in un armadio a casa. I soldati volevano trattenere ancora il bambino, questa volta accompagnato da suo padre,  Per tutto il tempo Wadi’a era nascosto nell’armadio e piangeva dalla paura “.Poi  il ragazzo e suo padre sono stati portati a piedi al Checkpoint 56, nei pressi di Beit Hadassah. Là il padre è stato ammanettato e bendato con uno straccio di fronte a suo figlio. Karam afferma   che volevano ammanettare anche il bambino e lui ha detto    ai soldati e ai poliziotti: “Non c’è nessuna legge che permette di ammanettare un ragazzo di 5 anni.” In seguito hanno cacciato  Karam, così egli riferisce  mostrandoci  un ginocchio ferito con segni neri e blu e piaghe. Con le mani legate, gli occhi bendati – tutto questo in presenza del suo bambino spaventato – è stato fatto sedere su una sedia vicino al checkpoint.

Uno dei due volontari di B’Tselem nella zona, Abu Shamsia, ha documentato anche questo con la sua videocamera. Lui e Karam hanno testimoniato che hanno sentito l’ufficiale dell’Amministrazione Civile, il tenente colonnello Avi  sgridare i soldati per aver detenuto il padre e il figlio di fronte alle telecamere. A quanto pare, ha detto: “Voi siete nuove reclute. Se volete fare le cose in questo modo, fatelo in casa, non davanti alle telecamere. Abbiamo avuto abbastanza scandali già “- o qualcosa di simile.
Nel video, la cui qualità sonora è scadente, il tenente colonnello Avi sembra   dire qualcosa circa l’ “elemento hasbara [PR] .” Il filmato mostra il padre ammanettato e bendato, suo figlio accanto a lui, e un gruppo di soldati che li circondano L’ufficiale Avi ha ordinato di trasferire i due detenuti alla polizia palestinese, dove sono stati rilasciati, ma non prima che Karam  sia stato  costretto a firmare una garanzia per l’importo di 5.000 dinari giordani nel  timore che il  bambino gettasse altre pietre. Inizialmente si è rifiutato di firmare  dicendo ai poliziotti, “questo è un ragazzino,” ma i suoi familiari lo hanno persuaso   a farlo  onde  liberare il detenuto Wadi’a , di 5 anni e nove mesi.

http://www.haaretz.com/weekend/twilight-zone/.premium-1.536786

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