Gideon Levy : “la preghiera del pescatore” per Ismail Abu Riala.

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Sintesi personale

Mi trovo a pensare a Ismail Abu Riala. Non l’ho mai incontrato. Nessun lettore di Haaretz lo ha mai incontrato. Dubito che qualcuno in Israele abbia mai sentito il suo nome. Sto esaminando la sua immagine: una faccia da ragazzo, un sorriso imbarazzato, un taglio di capelli alla moda, una rete da pesca e una vela sullo sfondo.

Mi viene impedito di raccontare tutta la sua storia  perché Israele ha chiuso la Striscia di Gaza ai giornalisti israeliani per oltre 11 anni. Non so molto della sua vita o della sua morte, eppure mi permetto di scrivere di lui. Non è difficile immaginare la vita di un pescatore di 18 anni a Gaza, né è difficile immaginare la sua morte.

Hanno mirato e sparato al bersaglio, come se fossero stati addestrati a farlo. Naturalmente non c’era  pericolo per loro. Come poteva un pescatore di Gaza  su una barca traballante mettere in pericolo la vita di marinai armati equipaggiati con navi sofisticate?

L’esercito israeliano ha spiegato l’omicidio dicendo che il pescatore ha superato il confine della zona di pesca autorizzata al largo di Gaza. Israele permette agli abitanti di Gaza di pescare fino a sei miglia dalla costa. Quindi Israele mantiene il controllo, l’occupazione che non è un’occupazione.

Se qualcuno si allontana troppo dalla costa, il suo destino è segnato. Immagina una motovedetta nel mare al largo di Tel Aviv, dove i marinai uccidono chiunque entri in acqua da una spiaggia proibita. L’occupazione israeliana a Gaza è finita, ma non nel mare. Né in terra. Né nell’aria. Macchie di sangue e un kit di pronto soccorso sono stati trovati all’interno della barca che è stata restituita ai pescatori di Gaza.

Il mare è l’ultimo rifugio di Gaza, l’unica fonte di reddito per molti. I pescatori sono sempre poveri nelle canzoni, nella letteratura e nella mitologia. Sono ancora più poveri a Gaza. Una calda notte d’estate, in passato, andai in barca  con i pescatori di Gaza. Siamo tornati alla prima luce e abbiamo mangiato un pasto indimenticabile a base dei pesci catturati. Anche Abu Riala è uscito nel suo haska, come chiamano i pescherecci a Gaza. Gli hanno sparato dopo che ha oltrepassato il limite consentito.

Lo hanno avvertito? Ha sentito? Non lo sapremo mai. Dicono di aver sparato per primi, come dicono sempre. Secondo i dati di B’tselem dello scorso anno, le forze navali hanno arrestato 35 pescatori, feriti 10 e ucciso un pescatore.

Penso anche ai marinai che hanno ucciso Ismail Abu Riala, all’ufficiale di marina che ha ordinato ai suoi uomini di sparare, ai marinai che hanno sparato con le loro armi. Penso al futuro che li attende, possono andare dove vogliono nella vita. E penso al futuro che aspettava alla loro vittima e alla sua possibilità di fare  qualcosa nella vita oltre andare in barca e sperare per il meglio. Hanno visto la loro vittima prima che gli sparassero? Lo hanno davvero visto? Hanno pensato alla vita degli abitanti di Gaza che hanno la loro età?

Hanno pensato a lui quando hanno sparato e ucciso un pescatore disarmato, un adolescente  a sangue freddo?

Abu Riala non era un rabbino e non era un colono, quindi Israele non è stato scosso dal suo omicidio. Non si è interessato a lui neanche per un momento. I suoi assassini non sono terroristi. Sono soldati nell’esercito più morale del mondo e la vita di questo pescatore non valeva più della pinna del pesce che stava cercando di catturare. Non aveva niente nella vita, tranne la disperata esperienza di andare in mare.

Per la forza navale, questa era una ragione sufficiente per ucciderlo. Qualcuno di loro almeno lo ha ricordato dopo averlo ucciso? Qualcuno ha pensato ai suoi genitori o ai suoi fratelli, al suo destino? Si sono ricordati di aver ucciso un pescatore, un giovane uomo, un essere umano?  Le  parole del poema di Natan Yonatan, “La preghiera del pescatore” in  ricordo di Ismail Abu Riala, che non si alzerà mai più dal  mare.

Gideon Levy : Opinion A Gazan Fisherman’s Praye

 

 

Gideon Levy : “la preghiera del pescatore” per Ismail Abu Riala.

https://frammentivocalimo.blogspot.it/2018/03/gideon-levy-la-preghiera-del-pescatore.html

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Opinion// 

A Gazan Fisherman’s Prayer

Have the Israeli navy personnel given a thought about Ismail Abu Riala since they shot and killed him – an unarmed fisherman, a teenager for eternity – in cold blood?

I find myself thinking about Ismail Abu Riala. I never met him. No Haaretz reader ever met him. I doubt if anyone in Israel ever heard his name. I am examining his picture: a boyish face, an embarrassed smile, a stylish haircut, a fishing net or sail in the background.

I am prevented from presenting his full life story because Israel has closed the Gaza Strip to Israeli journalists for over 11 years. I don’t know much about his life or death, and still I permit myself to write about him and his character. It is neither hard to imagine the life of an 18-year-old fisherman in Gaza, nor hard to imagine his death.

Navy personnel fired at his boat and killed him on Sunday. They aimed and fired at the target, like they were trained to do. He of course didn’t endanger them for a moment, for how could a forlorn Gazan fisherman in a rickety boat endanger the lives of armed sailors equipped with sophisticated ships?

The Israeli army explained away the killing by saying the fisherman passed the boundary of the authorized fishing zone off Gaza. Israel permits Gazans to fish up to six miles from the coast. Thus Israel maintains the control it yielded in Gaza years ago, the occupation that is not an occupation. If someone strays too far from the coast, his fate is sealed. Imagine a patrol boat in the sea off Tel Aviv whose sailors would shoot anyone entering the water off a forbidden beach. The Israeli occupation in Gaza is over, but not in the sea. Nor on land. Nor in the air. Bloodstains and a first aid kit were found inside the boat that was returned to the Gazan fishermen.

The sea is Gaza’s last refuge, the sole source of income for many. Fisherman are always poor in song, in literature and in mythology. They are even poorer in Gaza. One hot summer night, in times gone by, I went sailing with Gazan fishermen. We returned at first light, and ate an unforgettable meal made from their catch. Abu Riala also went out in his haska – that’s what they call fishing boats in Gaza – into the not-so-open sea. They shot him after he crossed the permitted boundary. Did they warn him? Did he hear? We will never know. They say they shot first in the air, like they always say. According to B’tselem data for last year, naval forces arrested 35 fishermen, injured 10 and killed one.

I also think about the seamen who killed Ismail Abu Riala. The naval officer who commanded his men to shoot, the sailors who fired their weapons. The future that awaits them. The opportunities they have to go anywhere they want in life. And I think about the future that awaited their victim and his chance to have done something in life besides spreading out a sail and hoping for the best. Did they see their victim before they shot him? Did they really see him? Did they think about the life of the Gazan who was their age? Have they given a thought about him since they shot and killed him – an unarmed fisherman, a teenager for eternity – in cold blood?

Abu Riala was not a rabbi and not a settler, so Israel wasn’t shaken by his killing. It wasn’t interested in him for even a moment. His killers are not terrorists. They are soldiers in the most moral army in the world, and he was a fisherman whose life wasn’t worth more than the fin of the fish he was trying to catch. He didn’t have anything in life, save for the desperate experience of going out to the not-so-open sea.

For the naval force, that was sufficient reason to execute him. Did any of them at least recall him after killing him? Did anyone think about his parents or his brothers, about his fate? Did they remember at all that they killed a fisherman, a young man, a human being?

“Then they quietly rose up with the high tide and sank with the ebb tide,” Meir Banai sings to the words of Natan Yonatan’s poem, “The Fisherman’s Prayer.” In memory of Ismail Abu Riala, who will never rise up from the sea again.

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