Gideon Levy : l’illusione dei coloni di poter vivere in pace nella terra dell’ apartheid

domenica 13 ottobre 2013

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Sintesi  personale
 L’illusione che i coloni israeliani possano vivere in pace nella terra dell’ apartheid si è infranta con l’omicidio di Seraia ‘Yaya’ Ofer.
Un allevatore è stato ucciso giovedì notte nel cuore della regione dell’apartheid . L’omicidio è stato senza precedenti per la sua malvagità, effettuata con asce e spranghe di ferro e dobbiamo sperare che, a seguito del successivo arresto di numerosi sospetti palestinesi, il caso sarà risolto e gli assassini assicurati alla giustizia. La loro vittima era il tipo di uomo spesso chiamato “sale della terra”: un colonnello in pensione dell’esercito che una volta comandava le unità elite di ricognizione e le forze di Israele nella Striscia di Gaza, rampollo di una famiglia rispettata, fratello di un pilota dell’Air Force che è morto nel Guerra del Kippur; devoto amico.
Seraia “Yaya” Ofer aveva scelto di iniziare un nuovo capitolo della sua vita nella valle del Giordano, dove aveva combattuto da giovane uomo. Come aveva detto, a lui era stato chiesto da parte dello Stato di introdurre “la luce di Israele” nella  valle. Luce o tenebre, ha fondato il villaggio   di Brosh Habika  il cui sito web narra : “La visione e i valori  del  fondatore continuano a guidarci: creare un luogo diverso, speciale, tranquillo, semplice … un luogo in cui i nostri ospiti   trascorrono  il loro tempo con amici e familiari lontani dalla televisione, dal computer e dal trambusto della città “.

Questo villaggio di vacanze incantato offre una piscina, un eccellente ristorante giordano, una caffetteria lungo la strada e un labirinto per i bambini. Uno può avere cibo, bevande e snack  portati  dall caffetteria  alla piscina. Come se tutto questo non bastasse  è anche “un luogo che sventola la bandiera della  pace con i nostri vicini di casa, dove tutti i dipendenti, ebrei e arabi allo stesso modo, vivono in armonia come una famiglia.” Che altro si può dire? Semplicemente relax.
Tutto ciò si è concluso con il colpo di un’ascia giovedì.
L’illusione di calma è diventata un incubo  e anche “il principio di pace con i nostri vicini”, ha dimostrato di essere un miraggio ingannevole. Non meno fuorviante è l’idea che i coloni ebrei nella valle del Giordano,  privi del fervore messianico, dei tzitzit e kippot enormi  , senza i  “giovani delle colline”, senza Gush Emunim – non siano nei fatti dei coloni.
Eravamo abituati a chiamarli mityashvim , in quanto distinti dai mitnahalim :  sono kibbutznik pionieristici e moshavniks emissari del movimento per la “pace” di Israele del Partito laburista. Tuttavia  loro sono coloni.Brosh Habika e Aish Hatorah (una yeshiva nella Città Vecchia di Gerusalemme), Ma’aleh Efraim (un insediamento nella Valle del Giordano) e Ma’aleh Adumim (un insediamento alle porte di Gerusalemme), Mehola (un insediamento nella Valle del Giordano) e Ofra ( una colonia tra Gerusalemme e Nablus). Sono tutti insediamenti, sono tutti avamposti dell’occupazione israeliana, sono tutte colonie.
Intorno al villaggio tranquillo si può trovare la prova  definitiva del regime di apartheid mantenuto nei territori occupati. Proprio qui, nella valle apparentemente tutta-israeliana, nella  la valle del consenso  si trova lo sfruttamento e l’oppressione più repressiva ed esplicita. E ‘sufficiente guardare gli  innumerevoli argini di terra creati da Israele al fine di soffocare e imprigionare i pastori, le centinaia di segnali di pericolo delle  zone militari  il cui scopo è quello di spaventare e scacciare i loro abitanti; i posto di blocco,  uno dei più crudeli  in Cisgiordania  che fino a poco fa bloccava  il traffico palestinese nella Valle del Giordano, gli ordini di demolizione ed i  villaggi in rovina, i pastori rimasti senza tetto per se stessi o per il loro bestiame, le migliaia di persone che vivono qui in condizioni abiette  senza strade di accesso, elettricità o acqua corrente. E poi guardare gli insediamenti, i boschi verdi e i vigneti dei coloni.

Una storia in giallo e verde:  il colore giallo dei palestinesi e il verde dei coloni. Una storia in bianco e nero di apartheid, di discriminazione nella distribuzione delle risorse, di trasferimento di popolazione e di oppressione e di diseredati.Situati a breve distanza da Brosh Habika, decine di residenti di Khallat Makhoul vivono alla luce del sole, dopo che il loro villaggio è stato distrutto. E ‘impossibile il “relax” con quanto che accade nelle vicinanze, è impossibile  parlare di “paesaggio pastorale” secondo le parole di un giornalista televisivo bigotto del Venerdì sera. Questo è il vero paesaggio.

Il fatale attacco terroristico di giovedì è un ricordo del contesto reale. Comunque ingiusto e disumano sia, non giustifica l’omicidio, ma chi pensa che gli allevatori possano continuare all’infinito a commerciare vacanze, uva e datteri in questa terra di apartheid, che possano continuare a dormire in tutta sicurezza e tranquillità, ignorando quanto sta accadendo intorno , vive in una pericolosa illusione. Purtroppo, questa illusione si è infranta giovedì e nel modo più feroce possibile. Ricordate anche gli allevatori bianchi in Sud Africa pensavano di poter andare   avanti per sempre.

Pubblicato da  
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/10/gideon-levy-lillusione-dei-coloni-di.html
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ARTICOLO ORIGINALE
A dangerous illusion

The illusion that Israeli settlers can live peacefully in the land of apartheid was shattered with the murder of Seraiah ‘Yaya’ Ofer.

 Di Gideon Levy | Ottobre 13, 2013

rancher was murdered in the heart of Israel’s apartheid region Thursday night. The murder was unparalleled in its viciousness, carried out with axes and iron rods, and we must hope that, as a result of the subsequent arrest of several Palestinian suspects, the case will be solved and the murderers brought to justice. Their victim was the kind of man often called “salt of the earth”: a retired army colonel who once commanded elite reconnaissance units and Israel’s forces in the Gaza Strip; scion of a respected family; brother to an air force pilot who died in the Yom Kippur War; devoted friend.
Seraiah “Yaya” Ofer chose to begin a new chapter in his life in the Jordan Valley, where he had fought as a young man. As he told it, he was asked by the state to introduce “Israeli light” to the valley. Light or darkness, he established a resort village, Brosh Habika (“cypress valley”), whose website says: “The vision and the values on which the founder was raised continue to guide us: to create a different place, special, quiet, simple … a place our guests come to in order to be with their partners, to spend time with friends and family far from the television, the computer and the bustle of the city.”
This enchanted vacation village offers a swimming pool, an excellent Jordanian restaurant, a roadside cafeteria and a maze, for children. One can have food, drinks and snacks from the cafeteria brought to the pool. As if all this were not enough, it’s even “a place that flies the flag of the principle of peace with our neighbors, where all the employees, Jew and Arab alike, live harmoniously as a family.” What more can we say? Simply relax.
All that ended with the blow of an ax on Thursday. The illusion of calm became a nightmare of murder, and even “the principle of peace with our neighbors” proved to be a misleading mirage. No less misleading is the idea that Jewish settlers in the Jordan Valley of Yaya’s kind – devoid of messianic fervor, without tzitzit and giant kippot, neither “hilltop youth” nor Gush Emunim – are not in fact settlers. We used to call them mityashvim, as distinguished from mitnahalim – the former being pioneering kibbutzniks and moshavniks, emissaries of the Labor Party – Israel’s “peace” movement. Nevertheless, they are settlers.
Brosh Habika and Aish Hatorah (a yeshiva in Jerusalem’s Old City), Ma’aleh Efraim (a settlement in the Jordan Valley) and Ma’aleh Adumim (a settlement just outside of Jerusalem), Mehola (a Jordan Valley settlement) and Ofra (a settlement between Jerusalem and Nablus). They are all settlements, they are all outposts of the Israeli occupation, they are all colonies.
Around the tranquil resort, one can find the most definitive evidence of the apartheid regime maintained in the occupied territories. It is precisely here, in the ostensibly all-Israeli valley – the valley of consensus – where the most repressive and explicit exploitation and oppression are found. It’s enough to look around at the innumerable earthen embankments created by Israel in order to choke and imprison the shepherds; at the hundreds of signs warning of military firing zones whose purpose is to scare and drive out their inhabitants; at the checkpoint – one of the cruelest checkpoints in the West Bank, which until recently blocked Palestinian traffic into the Jordan Valley; at the demolition orders and the ruined villages; the shepherds left with no roof for themselves or their livestock; the thousands of people living here in abject conditions and without access roads, electricity or running water. And then to look at the settlements, at the green groves and vineyards of the settlers.
A story in yellow and green – the yellow of the Palestinians and the green of the settlers. A story in the black and white of apartheid, of discrimination in the distribution of resources, of population transfer and of oppression and disinheritance.
Just a short drive from Brosh Habika, dozens of residents of Khallat Makhoul live out in the open, after their village was destroyed. It’s impossible to “relax” with this happening nearby, to talk about the “pastoral landscape,” in the words of a sanctimonious television reporter on Friday night. This is the real landscape.
Thursday’s fatal terror attack is a reminder of the real context. However unfair and inhumane it is, it does not justify murder, but anyone who thinks that ranchers can go on forever marketing vacations, grapes and dates in this land of apartheid, that they can sleep safely and peaceful while all this is happening around them, is living in a dangerous illusion. Unfortunately, this illusion was shattered on Thursday, and in the most vicious possible manner. Remember, the white ranchers in South Africa also thought it would go on forever.

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