GIDEON LEVY // NESSUNO, SE NON I LEADER DEI COLONI, MERITA MAGGIORMENTE LA PIÙ ALTA ONORIFICENZA DI ISRAELE

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

giovedì 18 marzo 2021  14:00

Una visione generale dell’insediamento israeliano di Efrat, in Cisgiordania. Credito: RONEN ZVULUN / REUTERS

Di Gideon Levy – 17 marzo 2021

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Il Premio Israele 2021 alla carriera, destinato a chi ha dato uno speciale contributo al progresso sociale, è rimasto orfano: Yehuda Meshi-Zahav alla fine non lo riceverà. Il tentativo di assegnare un Premio per il lavoro di una vita, a un progetto incentrato sulla morte, dell’organizzazione necrofila Zaka, non è riuscito. Adesso bisogna trovare un altro assegnatario.

È giunto il momento di assegnare il Premio a un candidato veramente meritevole, qualcuno che ha dato un contributo alla società e al paese più di chiunque altro, finché non ha cambiato completamente il volto, il confine e il carattere del paese, persino il suo regime. È giunto il momento di assegnare il Premio al Consiglio degli Insediamenti di Yesha. Nessuno è più meritevole.

Diversi rappresentanti di questa impresa hanno già vinto il premio, come il paladino dell’espropriazione dei palestinesi a Gerusalemme, il Direttore di Elad, David Be’eri. Ma quello era solo un riconoscimento minore che non teneva conto del quadro completo. Assegnare il Premio al Consiglio di Yesha, o al suo precursore, Gush Emunim, o uno dei suoi leader, Ze’ev Hever (Zambish), Daniella Weiss o Israel Harel, chiunque, rifletterebbe fedelmente lo spirito dei tempi, e in particolare l’importante contributo alla società che il Premio intende riconoscere.

È tempo che ogni sionista mostri apprezzamento per i coloni. Sono la più grande e longeva impresa sionista nella storia di Israele. Oggi non c’è sionismo senza insediamenti, e gli insediamenti sono il più chiaro esempio della natura colonialista del sionismo.

Queste parole non sono scritte come una provocazione. Se non fosse per gli insediamenti, oggi avremmo un Israele diverso. Nel territorio e nel carattere. Questo deve essere riconosciuto. Dovremmo ammettere subito che i coloni hanno vinto molto tempo fa. Il loro colonialismo, contrariamente alla maggior parte degli altri movimenti colonialisti nella storia, è irreversibile. Basta solo immaginare Israele senza gli insediamenti. Sarebbe un paese diverso. Più piccolo, più sicuro e molto più giusto. Niente apartheid, nessuna indagine dell’Aja.

L’occupazione della Cisgiordania potrebbe essere durata ancora per un po’, a causa di “considerazioni di sicurezza”, ma sarebbe stato molto più facile porle fine. Uno degli infiniti processi di pace avrebbe portato ormai al grande ritiro dopo che un Primo Ministro israeliano avesse trovato il coraggio per farlo, e un vero Stato palestinese sarebbe sorto su tutto il territorio, lo Stato che i palestinesi meritano. I coloni hanno avuto un grande successo e ora è il momento di celebrare la loro vittoria.

Israele senza insediamenti sarebbe stata una società diversa. L’esercito non sarebbe stato impiegato nelle missioni destinate principalmente a proteggere i coloni, e diverse generazioni di giovani sarebbero cresciute qui, senza dover entrare nelle case dei palestinesi nel cuore della notte con fucili e cani per rapire i residenti senza motivo, non avrebbero mai dovuto presidiare i posti di blocco e inseguire i bambini. Non sarebbero diventati dipendenti dalla violenza e dalla forza, o dall’idea che possono agire come credono. L’occupazione non è l’unica causa della violenza, del nazionalismo, dell’arroganza e dell’aggressione israeliana, ma ha una grande influenza.

Immaginate se Israele avesse piantato insediamenti nel sud del Libano, saremmo rimasti lì per sempre anche noi. Allora avremmo avuto un Israele ancora più grande, colonialista e razzista. Siamo arrivati così vicini a vedere insediamenti stabiliti tra Tiro e Sidone, proprio come erano tra Sharm al-Sheikh e Taba e tra Gaza e Rafah. Perché gli ebrei non dovrebbero stabilirsi nel nord della Terra di Canaan? Hiram, Re di Tiro, fornì cedri per il sacro tempio e per Acab, Re d’Israele, che sposò Jezebel, figlia di Ethbaal, Re di Sidone, non è la terra della Bibbia? Non è forse tutto nostro? Non ci meritiamo di averlo? Ci siamo arrivati ​​così vicini.

Ma ciò che è stato perso nel sud del Libano ed evacuato nel Sinai egiziano e nella Gaza palestinese, rimarrà per sempre in Giudea e Binyamin. Esistono già più di 700.000 prove di questo. È vero, tutto Israele, Destra e Sinistra, ha ceduto a pressioni, intimidazioni e ricatti, ma lo ha fatto volentieri. In fondo, tutti qui sapevano: I coloni sono i perpetuatori dell’oppressiva campagna colonialista che non si è mai fermata. Ciò che è iniziato ad Hanita, continueremo a Susya. Questo è meritevole del Premio Israele.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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