GIDEON LEVY // OFER CASSIF, UNA PERSONA MOLTO IMPORTANTE

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

domenica 18 aprile 2021  14:15

An Israeli policeman scuffles with Israeli MP Ofer Cassif (C), a Jewish member of the predominantly Arab Joint List electoral alliance, during a demonstration against Israeli occupation and settlement Credit: AHMAD GHARABLI / AFP

Di Gideon Levy – 18 aprile 2021

http://archive.today/TfsRH

È dubbio che il poliziotto che ha picchiato il Parlamentare Ofer Cassif sapesse chi stava colpendo. Forse sapeva che stava colpendo un membro della Knesset, forse no, non era questo il punto. Era abbastanza che picchiasse un manifestante di sinistra che se lo meritava. Ma quello che il poliziotto non sapeva era che stava picchiando un parlamentare di sinistra della Knesset appena eletto, uno che non usa mezzi termini né si scusa, uno che non elude la verità né la nasconde. Non è solo un non sionista, è dichiaratamente antisionista, e lo rivendica. In risposta a una domanda casuale posta dal giornalista di Haaretz Nir Guntaz, che compare nell’edizione ebraica del fine settimana del giornale, Cassif ha detto esplicitamente: “Mi oppongo all’ideologia e alla pratica del sionismo è un’ideologia e una pratica razzista che sposa la supremazia ebraica.”

È dubbio che tali parole siano mai state pronunciate nella legislatura israeliana, certamente non da un legislatore ebreo. Settantatré anni di statualità non hanno dato origine a un movimento ebraico significativo (a parte Matzpen negli anni ’60 e ’70) che si ribellasse contro il sionismo o almeno che mettesse in dubbio la giustizia della sua causa. Diverse importanti figure ebraiche erano antisioniste, ma non dalle nostre parti. Questo è proibito qui. Cassif ha aperto una piccola crepa in questo consenso, ma il suo destino è segnato. Diventerà un oggetto esoterico, una stranezza, un saltimbanco, il destino di qualsiasi avversario quando il regime, aiutato dai media, avrà finito con lui. Se è fortunato, diventerà un nemico, un odiato traditore. I suoi predecessori, come il Professor Israel Shahak o l’avvocato Felicia Langer, hanno incontrato un destino simile.

Ricordo ancora come i media israeliani trattassero Shahak come un eccentrico. Era famoso in tutto il mondo, ma qui la sua stabilità mentale era messa in discussione. Israele non è disposto a tollerare gli oppositori del regime, e i media sono totalmente sottomessi al servizio del regime.

Israele è aperto alle critiche, ma non quando si tratta delle fondamenta su cui è stato costruito. La sua fiducia nella giustizia del suo cammino, orribilmente traballante, non gli consente di aprirsi a questioni elementari riguardanti le circostanze della sua istituzione e il regime al potere da allora. I resti di centinaia di villaggi palestinesi distrutti da Israele sono stati coperti dalle foreste del Fondo Nazionale Ebraico, con questioni centrali trattate con disprezzo demonizzando coloro che osavano sollevarle.

In Israele si può essere un teppista, un membro di un partito neonazista o anche un giudeo-terrorista, ma non un anti-sionista. Questo va oltre il limite. Non c’è stata un’ideologia così dominante dalla morte del comunismo. Tuttavia, l’auto-definizione del Parlamentare Cassif dovrebbe risuonare: È un membro antisionista della Knesset, uno che vede il sionismo come un movimento razzista. Non vuole la supremazia ebraica. Non vuole nemmeno la supremazia araba. Non è un folle ebreo anti-sionista ultraortodosso o un arabo traditore del movimento politico arabo israeliano al-Ard, è un Parlamentare ebreo-israeliano. Prima di etichettarlo come “pazzo” o traditore, ci si può fermare e chiedersi: Siamo tutti d’accordo sul fatto che alcune questioni non dovrebbero mai essere sollevate? Che qui è permesso solo il sionismo? Siamo così certi che non sia un movimento razzista? Basato su cosa, in realtà?

L’ala destra non ha problemi. Ammette l’esistenza della supremazia ebraica in Terra d’Israele e crede che non ci sia niente di più giusto. L’ala sinistra ha più difficoltà, vuole avere entrambe le cose. Ecco perché si agita, nega e disconosce, sulla base della sua coscienza più vigile e dei più forti sensi di colpa. In fondo al cuore, la sinistra sa che la base del sionismo include il sostegno alla supremazia ebraica, che lo rende razzista per definizione, ma preferisce negare, disconoscere e convivere con una menzogna. Non ha il coraggio e la spudoratezza della destra di ammettere che è così, ma che ce lo meritiamo. Inoltre non ha il coraggio e l’integrità di Cassif, il che dovrebbe portarla a dichiarare: Se è così, siamo contrari, come deve dire ogni vero democratico.

Con la camicia strappata e gli occhiali rotti, Cassif, picchiato da un poliziotto e dal regime, ha lanciato una dura sfida. Ecco perché è una persona importante. Israele lo tratterà nel modo in cui sa fare. La gente dirà: Vai a vivere a Gaza, perché resti a vivere qui? All’Israele che pone questa domanda, bisogna rispondere: È permesso vivere qui e chiedersi se stiamo vivendo sotto un regime giusto, invece di trattare ossessivamente con Benjamin Netanyahu. È ora di ascoltare Cassif e i pochi altri come lui confrontandoci con le loro argomentazioni. È davvero possibile conciliare tra ebrei e democratici, tra sionismo e uguaglianza e tra Israele e giustizia? Come, esattamente?

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Traduzione: Beniamino Rocchetto

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