Gideon Levy : oggi sono sputi ,non pioggia

domenica 26 maggio 2013

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Right-wing demonstrators at Tel Aviv University holding a sign reading ‘hypocritical leftists.’

sintesi personale

Venerdì ,nel tardo pomeriggio ,sulla strada fuori dal    mercato di Tel Aviv   hai minacciato di picchiarmi e hai gridato  con voce rauca e con le vene del collo che sembravano scoppiarti :  “Israel hater” and “Arab lover” per non parlare dei   commenti   volgari   e irripitibili nella tua lingua madre inglese e in ebraico accentato.Poi sputi in faccia e in faccia  a  me e alla mia compagna  Catrin.

Non sei il primo ad attaccarmi  per la strada in quel modo e probabilmente non sarai l’ultimo , ma tu sei il primo a sputare. Mi sono arrabbiato con te, ti ho  preso a calci nel  sedere, mi sono asciugato  la sputo, ma non l’insulto. Alcuni dei curiosi ti appoggiavano, ma  la mia curiosità  era  più grande della i loro.

Cosa ti ha spinto ad attaccare un uomo e una donna ? Da dove viene questa rabbia  senza che  alcuna parola sia stata  pronunciata  tra di noi? Che cosa ti  ha portato a tanta furia, probabilmente non pianificata ? Come è possibile che tra tante persone il tuo odio e la tua rabbia  l ‘abbia diretta contro di me che scrivo  per un giornale di dimensioni modeste, i cui articoli sei invitato  a non leggere ?

Lasciamo le diagnosi psicologiche  ai professionisti. E ‘possibile che i flussi di rabbia scaturiscano proprio per  il semplice fatto che nel profondo del tuo cuore, nel profondo della tua   coscienza non sviluppata, ci sia  ancora qualche dubbio sul fatto che tu abbia ragione   circa il percorso che si sta cercando di proteggere con la saliva?

Dopo tutto, se tu fossi così certo di aver ragione  personalmente non mi preoccuperei tanto. Forse volevi farmi tacere. Hai pensato che il tuo  sputo  avrebbe modificato  la mia opinione  o  mi avrebbe  spinto a cambiare  professione  facendomi  tacere  per sempre.

Hai pensato che mi piace  criticare Israele che amo  e per il cui futuro ho più timori di te. Volevo dirti che forse dovresti tornare da dove sei venuto  negli  Stati Uniti o in  Gran Bretagna . Non  abbiamo bisogno di  persone violente qui,  ne abbiamo più che  a sufficienza di persone di questo tipo che   sostengono  di essere  sionisti  e   di  amare Israele.  Quindi voglio chiederti – che  Israele,vuoi

Sei cresciuto in un paese  altrettanto democratico come Israele. I frammenti  della reputazione del tuo   nuovo paese si basano sui resti della sua democrazia  che si desidera mettere a tacere con la saliva e il corpo.Pensi davvero che un Israele senza rappresentanti  del campo della pace, senza l’  Alta Corte di Giustizia, senza  gruppi per i diritti umani, senza  Haaretz, senza coloro che  “odiano Israele” e sono  “amanti  degli  arabi” e anche senza il sottoscritto sarebbe  un paese migliore?Meno abominevole?

Immaginate l’Israele dei vostri sogni. Un omogeneo  nazionalista  coro che esalta  il razzismo e l’odio senza musica di sottofondo, con un  esercito senza pietà (e nei tuoi sogni senza  critica). Vuoi davvero vivere in un paese così? Se è così, tu e e chi la pensa come te   meritano   di vivere in un tale stato,ma  purtroppo per voi ci sono ancora altri  che meritano qualcosa di diverso. Sognano  una società più giusta  e sono anche disposti a prendere il vostro sputo per essa. Probabilmente   ti sei vantato  con gli amici e i  familiari ,ma a me  hai fatto vedere ciò che  devo portare avanti ad ogni costo  :  gente come te costituisce oggi  la maggioranza ,ma se diventerete tiranni assoluti  il sogno , anche se di pochi, sarà davvero finito.Ciò che è accaduto oggi  è sputo, non pioggia .
Not your dream, of course, which is a nightmare, but still a dream, even if it’s the dream of the few. What’s falling on those few now is spit, not rain.       

It’s spit, not rain 

 

 

 

Most of all, these lines are meant for one reader – you, the thug who came up behind me late Friday afternoon on the way out of Tel Aviv’s Carmel Market. You threatened to beat me up and screamed in a hoarse voice and bursting veins “leftist,” “Israel hater” and “Arab lover” – not to mention unprintable vulgar comments – in your English mother tongue and in accented Hebrew. Then you spit in my face and in my partner Catrin’s face.
You’re not the first to attack me in the street like that, and probably not the last, but you’re the first to spit. I got angry at you, kicked your behind, and wiped the spit off my face but not the insult.
Curious onlookers gathered around, some of them supporting you. But my curiosity is greater than theirs. What drove you to attack a man and woman you didn’t know? Where did this rage come from that erupted with just seeing me, without any words passing between us? What brought on such fury, probably unplanned, as you spotted me from behind schlepping a wagon in the bustling market?
How is it that of all people it’s little me – who writes for a modest-sized newspaper, whose op-ed pieces you’re invited not to read – that prompts such hatred and rage in you?
Let’s leave the psychological diagnoses to the professionals. Is it possible that the raging anger flows from the simple fact that in your heart of hearts, deep in your undeveloped consciousness, there is still some doubt about whether you’re right, about the path you’re trying to protect with your saliva? After all, if you were so certain you were right, a little journalist who never wrote about you personally wouldn’t bother you so much.
I’m guessing you wanted to silence me. You thought your spit would make me alter my views, change my profession, be silent forever. You thought I’d no longer criticize Israel, which I love at least as much as you do and whose future and image I fear for much more than you do.
I wanted to tell you that maybe you should go back to where you came from, whether the United States or Britain – we don’t need such violent people here, we have more than enough of them made in Israel. But here you are, claiming to be a Zionist and to love Israel.
So I want to ask you – what kind of Israel do you want? You grew up in a country at least as democratic as Israel. The remains of your new country’s reputation are based on the remains of its democracy, which you want to silence with your saliva and body.
Do you really think an Israel with no remnant of the peace camp, no High Court of Justice, no human rights groups, no Haaretz, no “Israel haters,” no “Arab lovers” and even no yours truly will be a better country? Less abominable?
Imagine the Israel of your dreams. A homogenous nationalist choir singing racism and hatred with no background music. Its army ruling ruthlessly (and in your dreams unhindered by criticism ), a country dripping with milk and honey. Do you really want to live in such a country? I suppose you do.
If so, you and your like deserve to live in such a state. But unfortunately for you, there are still others here who deserve something else. They dream of a more just state and society, and they’re even willing to take your spit for it.
I’m quickly forgetting you; I’m even having a hard time remembering what you look like. You probably boasted to your friends and family how you “showed him.” You did – you showed me that I must carry on at any price. That if people like you become not merely a majority – they’re already a majority – but absolute tyrants, the dream will really be over.
Not your dream, of course, which is a nightmare, but still a dream, even if it’s the dream of the few. What’s falling on those few now is spit, not rain.

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http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/05/gideon-levy-oggi-sono-sputi-non-pioggia.html

 

 

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