Gideon Levy: Quando i coloni di Yitzhar attaccano

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martedì 22 aprile 2014

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SINTESI PERSONALE

Egli soffre per non meno di 10 fratture – otto lungo la gamba destra e due al braccio sinistro – e contusioni dolorose sulla sua testa e sul suo braccio destro. E ‘ trascorso un mese e mezzo da quando Fuad Shehadeh è stato picchiato selvaggiamente da individui mascherati armati di spranghe di ferro che venivano dalla direzione del villaggio Yitzhar, vicino a Nablus. E ‘ancora nell’ ospedale Ichilov di Tel Aviv, gemendo di dolore. Da un mese e mezzo non è in grado di stare in piedi;da un mese e mezzo il figlio vive in una poltrona accanto al suo letto, loro due soli in un ospedale in una grande città.
Per anni, coloro che sono stati impauriti per i violenti attacchi contro soldati israeliani da parte dei coloni di Yitzhar hanno chiuso un occhio alla violenza di quegli stessi coloni contro i loro vicini palestinesi. L’assalto contro Shehadeh non era nemmeno riportato dai media israeliani e la polizia di Israele non ha ancora  ascoltato la sua testimonianza. Una banda di 15 persone  acon  i volti coperti, attaccano un contadino impotente nel suo uliveto, lo picchiano senza pietà con barre di ferro, rompendo le ossa in 10 posti diversi, un soldato israeliano guarda senza muovere un dito e nessuno di loro  è   sotto inchiesta . 
Shehadeh, un decoratore di 54 anni , sposato e padre di tre figli, gestisce una piccola impresa nella sua città natale di Hawara, alla periferia di Nablus. Nel  mese passato è stato nel reparto ortopedico di Ichilov Hospital, dopo aver trascorso circa due settimane al  Rafadiya Hospital di Nablus. Dopo aver subito un intervento chirurgico a Ichilov ,  ha una lunga strada da percorrere prima di poter stare di nuovo in piedi. Il suo vicino nella stanza d’ospedale è un Ebreo religiosamente osservante ; Shehadeh gli ha detto solo che è caduto ed è stato ferito. “Lui pensa che io sia un buon arabo. Se gli dico che i coloni hanno fatto questo a me, potrebbe avere paura di me “, dice Shehadeh. La nostra conversazione si svolge in un sussurro, per timore che l’Ebreo religioso scopra la verità sul suo vicino arabo.
L’incidente è avvenuto  Venerdì 28 Febbraio. Quella mattina l’amico di Shehadeh ,Ahmed Oudeh, propose di andare insieme a un oliveto che appartiene alle loro famiglie sul pendio della collina sopra Hawara, a circa 500 metri dalla città. Era la stagione della potatura degli alberi.
Hanno lavorato fino a mezzogiorno, insieme con lo zio di Shehadeh e i suoi figli. .Verso le 01:30, erano quasi pronti a tornare a casa e hanno fatto un piccolo fuoco per bruciare i rami che avevano potati. Lo zio ei suoi figli hanno camminato giù per la collina. Shehadeh e Oudeh hanno raccolto gli strumenti di lavoro   e sono  saliti sul furgone per il breve viaggio di ritorno. 
Mentre innestavano la  retromarcia , il furgone è stato improvvisamente bersagliato da una raffica di pietre:  l’ouverture del pogrom. Una decina di individui mascherati, Shehadeh dice, dalla direzione di Yitzhar, incombevano davanti a loro, armati di spranghe di ferro e pietre. Non avevano armi da fuoco. Oudeh ha provato a girare il veicolo per scappare,inutilmente . Era in preda al panico : . “Andiamo fuori e corriamo ” ha esortato Shehadeh, spaventato a morte.Le pietre hanno continuato a essere lanciate  contro il furgone.
I due hanno cominciato a correre giù per la collina verso Hawara, lasciando la Renault alle spalle :.Shehadeh   viene colpito da un’asta di terra di ferro sulla gamba . Per l’ intensità del colpo e per il dolore, cade a terra sulla schiena. Sei vandali mascherati si dirigono verso di lui su per la collina. Essi lo colpiscono con le aste metalliche mentre giaceva inerme a terra.Shehadeh ha  cercato di proteggere la testa con le mani : 
” Colpiamolo alla testa ” Shehadeh, che parla correntemente l’ebraico, ha  sentito uno degli assalitori affermare ciò . “Ho visto la mia tomba con gli occhi della mente”, ricorda. 
Uno dei colpi ha spezzato in due punti la mano con la quale stava proteggendo la testa. Gli altri infieriscono  sulle gambe, fratturazione  in otto posizioni lungo tutta la sua lunghezza. Inoltre è stato colpito sulla  testa, causando  un rigonfiamento   e sull’ altro braccio. “Tutti e sei erano su di me e tutti mi stavano battendo.”
Un soldato dell’IDF  ,che si trovava non lontano,non ha fatto nessuno sforzo per fermare gli assalitori che stavano sopra Shehadeh, ferito  a terra. Oudeh è venuto in aiuto di Shehadeh lanciando pietre contro gli aggressori. Solo allora, secondo Shehadeh, il soldato  ha ordinato agli aggressori di desistere dicendo :. “Yallah, abbastanza,” . 
A quel punto gli assalitori lo  hanno lasciato. Amici da HARAWA sono stati convocati urgentemente e hanno portato Shehadeh all’ospedale di Nablus. Il 16 marzo, è stato trasferito al reparto ortopedico a Ichilov. dove ha subito un intervento chirurgico.  E ‘stato informato dal Coordinamento palestinese e dalla  Liaison direzione che la Polizia Israele aveva arrestato (e rilasciato) gli assalitori che affermavano che il palestinese voleva bruciare Yitzhar ,distante da tre a quattro chilometri dall’ uliveto dove Shehadeh era al lavoro . L’unico fuoco che aveva acceso doveva bruciare i rami secchi. 
Il fratello di Shehadeh, che ha un permesso di lavoro in Israele, gli fa visita ogni tanto.Al resto della famiglia è negato l’ingresso in Israele. Nessuno appartenente alla polizia di Israele  gli ha chiesto di fare una dichiarazione, nemmeno adesso  che à  ricoverato  in Israele. . Personale di collegamento palestinese gli ha consigliato di andare alla polizia per  denunciare il fatto dopo che è stato  dimesso. Non c’è fretta – in ogni caso, non si farà nulla
Dice che non sarebbe in grado di identificare gli assalitori  perché erano mascherati. “Se la polizia vuole, li può   trovare “,ma può identificare il soldato che  non ha fatto nulla. “Buone vacanze”, ci augura quando   ce ne andiamo alla vigilia di Pasqua.
L’organizzazione israeliana Yesh Din – Volontari per i Diritti Umani, che sta gestendo il caso di Shehadeh con le autorità di polizia israeliane, la scorsa settimana ha pubblicato i dati delle loro inchieste degli ultimi due anni.  Il 97,3 per cento de  gli episodi di violenza denunciati  nella zona Yitzhar, dove gli attacchi da parte dei coloni sono dilaganti, si è conclusa senza risultati. Per dirla in un altro modo: le inchieste sono fallite . Dei 45 casi che sono stati investigati, solo uno ha prodotto un atto d’accusa. 
Ahmed Oudeh, ha presentato una denuncia il giorno dopo l’attacco.Shehadeh è ancora in attesa  che la polizia venga in ospedale per ascoltare la  sua testimonianza. Il portavoce del distretto di Giudea e Samaria della polizia, in risposta a una query di questa settimana, ha spiegato a Haaretz che  non era a conoscenza dell’incidente a Hawara. Dopo aver ricevuto il numero di file della polizia da noi, il portavoce frettolosamente ha  promesso di inviare un investigatore da Shehadeh – un mese e mezzo dopo l’attacco e la presentazione di un reclamo. E poi ha inviato la seguente dichiarazione: “Dopo aver ricevuto una richiesta da Yesh Din per quanto riguarda l’indagine dell’attacco reciproca tra palestinesi e coloni mascherati, adiacente a Hawara, un investigatore è stato inviato a prendere la testimonianza della parte lesa  e di continuare l’indagine per determinare l’identità degli aggressori. Presso la direzione del distretto un ufficiale è stato nominato per verificare la gestione delle indagini. “

Gideon Levy : When Yitzhar settlers attack
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Gideon Levy: Quando i coloni di Yitzhar attaccano

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Gideon Levy : When Yitzhar settlers attack

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He is suffering from no fewer than 10 fractures – eight along his right leg and two in his left arm – and painful bruises on his head and his right arm. It is a month and a half since Fuad Shehadeh was beaten savagely by masked individuals wielding iron rods who came from the direction of the Yitzhar settlement, near Nablus. He is still in Ichilov Hospital in Tel Aviv, groaning with pain. For a month and a half, he hasn’t been able to stand; for a month and a half, his son has been living in an armchair next to his bed, the two of them alone in a hospital in the big city.
For years, those who were appalled at the violent attacks on Israeli soldiers by Yitzhar settlers have turned a blind eye to the violence of those same settlers against their Palestinian neighbors. The vicious assault on Shehadeh wasn’t even reported in the Israeli media, and the Israel Police have not yet bothered to take his testimony. A gang of 15 or so people, their faces covered, attack a helpless farmer in his olive grove, bludgeon him mercilessly with iron rods, breaking his bones in 10 different places, an Israeli soldier looks on without lifting a finger – and no one is even questioned.
Shehadeh, a decorator aged 54, married and the father of three, runs a small curtain-making business in his home town of Hawara on the outskirts of Nablus. For the past month he’s been in the orthopedic department of Ichilov Hospital, after having spent some two weeks in Rafadiya Hospital in Nablus. After undergoing surgery at Ichilov and spending weeks on his back in bed, his leg and arm are still in a cast and he has a long way to go before he can stand on his feet again. His neighbor in the hospital room is a religiously observant Jew; Shehadeh told him only that he fell and was injured. “He thinks I am a good Arab. If I tell him that settlers did this to me, he might be afraid of me,” Shehadeh says. Our conversation is conducted in a whisper, lest the religious Jew on the other side of the divider overhears and discovers the truth about his Arab neighbor.
The incident occurred on Friday, February 28. That morning, Shehadeh’s friend Ahmed Oudeh suggested they go together to the olive grove that belongs to their families on the slope of the hill above Hawara, some 500 meters from the town. It was the tree-pruning season, so they took some tools and drove to the site in Oudeh’s car.
They worked until midday, together with Shehadeh’s uncle and his children, who had joined them. At about 1:30, they were almost ready to head back home, and they made a small fire to burn the branches they’d pruned. The uncle and his children walked down the hill. Shehadeh and Oudeh collected the tools, loaded them into the latter’s Renault Express and got into the van for the short trip home.
As they drove in reverse on their way out of the grove, the van was suddenly pelted by a volley of stones – the overture to the pogrom. A dozen or so masked individuals, who came, Shehadeh says, from the direction of Yitzhar, loomed before them, armed with iron rods and stones. They did not have firearms. Oudeh tried to turn the vehicle around to get away, but he was in a panic and it stalled. “Let’s get out and run for it,” Shehadeh urged, deathly afraid. Stones continued to smash against the van.
The two started to run down the hill toward Hawara, leaving the Renault behind. After taking a few steps, Shehadeh saw an iron rod land on his leg. “The leg was broken on the spot,” he says. Staggered by the intensity of the blow and the pain, he fell to the ground on his back. Then he saw six more masked vandals coming toward him up the hill, in addition to the dozen charging from above. They rained down blows with the metal rods as he lay helpless on the ground. Shehadeh tried to protect his head with his hands, “so they wouldn’t smash it open.”
“On the head, give it to him on the head,” Shehadeh, who speaks fluent Hebrew, heard one of the assailants say. “I saw my grave with my mind’s eye,” he recalls.
One of the blows struck his hand, with which he was protecting his head, fracturing it in two places. The others hammered down on his legs, fracturing one of them in eight places, along its entire length. He was also struck on the side of the head, causing the area to swell up, and on his other arm. “All six of them were on me and all of them were beating me.”
An Israel Defense Forces soldier who was standing not far away observed the scene. He made no effort to stop the assailants, who stood above Shehadeh, who lay wounded on the ground. Oudeh came to Shehadeh’s aid by throwing stones at the attackers. It was only then, according to Shehadeh, that the soldier who was watching the incident ordered the attackers to desist. “Yallah, enough,” he heard the soldier say.
At which point the assailants left. Friends from Harawa who were summoned urgently to the scene rushed Shehadeh to the hospital in Nablus. On March 16, he was moved to the orthopedic department at Ichilov. There he underwent surgery and has been hospitalized since. He was informed by the Palestinian Coordination and Liaison Directorate that the Israel Police had detained (and released) the assailants, who claimed that “he was going to burn Yitzhar” and that “he is not allowed to be there.” Yitzhar is three to four kilometers from the olive grove where Shehadeh was pruning trees. The only fire he lit was to burn the deadwood.
Now and then his son Mohammed, 20, wheels him down to the hospital courtyard in the bed. Shehadeh’s brother, who has a permit to work in Israel, visits him occasionally. The rest of the family is denied entry into Israel. To this day, Shehadeh has not heard anything from the Israel Police. No one has asked him to make a statement, not even now, when he is hospitalized in Israel. He was told they might phone him, but they did not. Palestinian liaison staff told him to go to the police and give testimony after he is discharged. There’s no rush – in any case, no one will do anything with the testimony.
He says he would not be able to identify the assailants, because they were masked. “If the police want to, they could find them,” he says. But he can identify the soldier who stood by and did nothing. “Happy holiday,” he tells us as we part on Passover eve.
The Israeli organization Yesh Din – Volunteers for Human Rights, which is handling Shehadeh’s case with the Israeli law enforcement authorities, last week published the data from their inquiries of the past two years. No fewer than 97.3 percent of the investigations of violent events in the Yitzhar area, where attacks by settlers are rampant, ended with no results. To put it another way: The probes failed. Of 45 cases that were investigated, only one produced an indictment.
Shehadeh’s case is likely to be added to these disgraceful statistics, which tell the whole story. Yesh Din has approached the Justice Ministry’s department for the investigation of police officers and the headquarters of the Samaria and Judea District police. Shehadeh’s friend, Ahmed Oudeh, filed a complaint the day after the attack. Shehadeh is still waiting for police to come to the hospital and take his testimony.

The spokesperson for the Judea and Samaria district of the police, in response to a query this week, told Haaretz that, after checking, it had no knowledge of the incident at Hawara. After receiving the police file number from us, the spokesperson hastily promised to send an investigator to Shehadeh – a month and a half after the attack and the filing of a complaint. It then sent the following statement:  “After receiving an inquiry from Yesh Din regarding the investigation of the mutual attack between Palestinians and masked settlers, adjacent to Hawara, an investigator was sent to take testimony from the injured party, and to continue the investigation to determine the identity of the attackers. At the direction of the district command, an officer was appointed to check the handling of the investigation.”

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