GIDEON LEVY // UNA PICCOLA AZIENDA PALESTINESE VIENE RIPETUTAMENTE DERUBATA E LA POLIZIA ISRAELIANA NON INDAGA

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2020/11/gideon-levy-gideon-levy-una-piccola.html

Articolo in inglese qui

Mohammed non ha potuto continuare a lavorare in Israele perché il suo bambino è malato, quindi ha preso del denaro in prestito e ha aperto un vivaio vicino al suo villaggio in Cisgiordania. È stato derubato cinque volte lo scorso anno. L’auto dei ladri e le frange rituali lasciano poco spazio a dubbi sull’identità dei rapinatori.

Di Gideon Levy e Alex Levac – 6 novembre 2020

Questa è la storia di un piccolo vivaio di piante lungo un’autostrada. È anche la storia di un giovane palestinese che non ha potuto continuare a lavorare in Israele perché suo figlio più piccolo è malato, così ha preso in prestito il denaro e ha aperto il piccolo vivaio vicino al suo villaggio in Cisgiordania, che gli permette di essere disponibile per suo figlio in ogni momento. È la storia del piccolo vivaio che, da quando è stato aperto un anno fa, è stato vittima di cinque furti con scasso. In gruppo, i ladri hanno vandalizzato e rubato merce per un valore di decine di migliaia di shekel. L’ultima effrazione è avvenuta nella notte tra sabato scorso e domenica.

I quattro giovani sono entrati in azione due volte, usando una vecchia Subaru, nel cuore della notte. La prima volta hanno caricato dozzine di vasi da fiori e piantine nella loro macchina e se ne sono andati ; poi sono tornati poco tempo dopo per svuotare il chiosco adiacente di tutti i pacchetti di sigarette. Il proprietario di entrambe le attività, Mohammed Mahmadi, è distrutto. Ha 29 anni, ma dice di sentirsi come se ne avesse 90. Ora sta pensando di chiudere il vivaio, forse è questo l’obiettivo dei ladri, che probabilmente non si sarebbero introdotti in un’azienda di proprietà israeliana. Ma Mahmadi non ha modo di coprire le sue perdite. “Non ne posso più,” dice. Stima il valore della merce rubata e il danno derivante dall’ultima intrusione a 11.000 shekel (2.750€).

Fin dall’inizio sospettava che i ladri fossero coloni israeliani. Una volta li ha proprio visti scappare, un’altra volta li hanno visti i vicini. Ogni dubbio è stato fugato dalle riprese delle telecamere di sicurezza che Mahmadi ha installato dopo il quarto furto. Il tradizionale tzitzit, le frange bianche rituali, può essere visto penzolare da sotto la camicia di uno dei ladri mentre si arrampica su un palo per mettere fuori uso i riflettori montati su di esso.

Inoltre, Mahmadi dice di conoscere l’auto dei ladri, che è chiaramente visibile nel filmato di sicurezza: una vecchia Subaru Impreza grigio argento, targa israeliana con numeri illeggibili e un segno identificativo: la portiera del conducente è verniciata di bianco.

Il vivaio prende il nome dalla figlia primogenita di Mahmadi, Elul, di 2 anni. “Una varietà di alberi da frutto e decorativi, sempreverdi e multistagionali, erbe aromatiche, semi di ortaggi, vasi e fioriere”, dichiara un cartello in ebraico, rivolto alla popolazione dei coloni locali. L’area, nella parte centrale della Cisgiordania, conta numerosi insediamenti. Mahmadi sottolinea che è felice di vendere ai coloni di Eli e Ma’aleh Levona, ai suoi occhi “sono migliori della gente di Tel Aviv”, ma non vende a nessuno di Rehelim.

“Non vendo a Rehelim”, dice. “Sono razzisti. Sono nato qui. Sai chi è una brava persona a Tel Aviv e chi no, quale quartiere è buono e quale è cattivo. Se succede qualcosa di brutto, a chi pensi? A un brutto quartiere. Rehelim è un brutto quartiere”.

Il suo vivaio si trova vicino all’autostrada 60, di fronte al suo villaggio, As-Sawiya. Il vivaio si trova sul lato orientale dell’autostrada, a un incrocio dal quale una strada conduce al villaggio di Yatma.

Fino alla nascita del suo secondo figlio, Omar, Mahmadi ha lavorato in un ristorante in Yefet Street a Jaffa. Ma suo figlio, che ora ha un anno, è nato con un disturbo respiratorio e da allora suo padre ha smesso di lavorare in Israele. Le visite di emergenza dal dottore con Omar, notte e giorno, costringono Mahmadi a rimanere sempre vicino a casa. Così, con l’aiuto finanziario di suo fratello, Visam, ha aperto questo piccolo e curato vivaio. Ci ha investito 80.000 shekel (circa 20.000€), ci dice. Si rivolge ugualmente sia a clienti ebrei che palestinesi, posizionato sull’autostrada trafficata che tutti usano. Per integrare il suo reddito ha aperto anche un piccolo chiosco accanto, dove vende sigarette, bibite e caramelle. Dice che questo è sufficiente per permettergli di provvedere alla sua famiglia.

Il primo furto è avvenuto due mesi dopo l’apertura del vivaio l’anno scorso. In quell’occasione gli autori sono fuggiti principalmente con fichi e piantine di ulivo, e il danno materiale è stato relativamente lieve. Ma le cose in seguito sono peggiorate. Ogni due mesi in media si verificava una infrazione , una più grave dell’altra.

La mattina dopo il quarto furto con scasso, Mahmadi è arrivato in un vivaio completamente vuoto, praticamente saccheggiato. I ladri avevano preso tutto, merce per un totale di 15.000 shekel (3.750€). Fortunatamente, non sono riusciti a scassinare il chiosco in quel momento, quindi non ha perso altre migliaia di shekel per il furto di sigarette, come è successo all’inizio di questa settimana.

Ogni furto lo ha costretto a ripartire da zero, con l’aiuto economico di Visam, che lavora nella polizia palestinese. A causa dei frequenti viaggi dal medico, quando Omar ha gravi problemi respiratori, Mahmadi assume un uomo anziano, Abu Maher, che abita vicino al vivaio per occuparsi del negozio. È stato Abu Maher a telefonargli domenica scorsa, alle 4 del mattino, per informarlo del quinto furto con scasso.

Il filmato della sicurezza mostra la Subaru che si dirige verso il parcheggio del vivaio alle 2:19 del mattino. Il primo furto è durato sette minuti. Tre giovani scendono dall’auto, apparentemente tranquilli; l’autista resta in macchina. Indossano tute grigie e dei cappucci che gli coprono il volto. Con passo sicuro si avvicinano alla proprietà, cercano un posto da dove introdursi, saltano sopra la piccola recinzione di filo spinato che la circonda e iniziano a caricare i vasi di fiori nel loro veicolo. Un gatto spaventato corre avanti e indietro intorno a loro.

Uno dei ladri si arrampica su un palo per mettere fuori uso i riflettori, rivelando le sue frange rituali. Dopo sette minuti esatti, i fari dell’auto si accendono e si allontanano con il bottino. Sono le 2:26 del mattino. Meno di mezz’ora dopo, alle 2:53, sono tornati. Mahmadi è certo che l’unico posto da dove sarebbero potuti arrivare per scaricare la refurtiva, nel breve tempo intercorso tra un’intrusione e l’altra, è nella zona di Rehelim.

La seconda volta gli uomini hanno fatto irruzione nel chiosco, sfondandone la porta. Il bottino qui è costituito principalmente da sigarette, il cui valore Mahmadi stima a 5.000 shekel (1.250€). Hanno persino rubato sigarette palestinesi fatte in casa, che vengono vendute a 3 shekel (0,75€) a pacchetto. “Neanche un asino potrebbe fumarle”, dice Mahmadi.

I ladri di piante vanno avanti e indietro, caricando sempre più merce in macchina. Quando un taxi giallo palestinese appare all’improvviso sulla strada interna che porta a Yatma, si nascondono rapidamente dentro l’auto. I fari del taxi illuminano l’auto in fuga, ma l’autista all’interno apparentemente non si accorge di nulla. Anche altri veicoli passano occasionalmente, sull’autostrada 60, ma non intimoriscono i ladri. Un minibus palestinese che viaggia sulla strada interna li fa tornare di corsa verso la loro macchina, ma poi continuano come prima.

Alle 2:58 del mattino l’autista accende le luci dell’auto e il gruppo lascia velocemente il luogo con la macchina carica di merce rubata. Dietro di loro una scia di rottami: vasi di fiori rotti e oggetti decorativi da giardino sparsi su tutto il pavimento.

Mahmadi si è precipitato al vivaio dopo la telefonata di Maher. Ha chiamato il fratello poliziotto e anche la polizia israeliana, i cui investigatori sono arrivati ​​abbastanza presto, intorno alle 5:30 o alle 6 del mattino, guardando il video minuto per minuto

Nei giorni successivi ha scoperto sempre più oggetti mancanti. Una sega del valore di 3.000 shekel (750€), un avvitatore elettrico Makita del costo di 1.500 shekel (375€). I ladri hanno persino preso dei bicchieri di plastica usa e getta.

Tuttavia, quest’ultima volta l’attenzione dei ladri si è concentrata sugli alberi di agrumi e prugne di 5 anni, che stanno già fruttificando e vengono venduti per circa 100 shekel (25€) ciascuno. I ladri hanno scelto solo i più costosi, dice Mahmadi, circa 20 alberi. Hanno rubato anche cesti di vimini intrecciati e recinzioni di bambù per giardini, frantumato sculture decorative e preso gli sgabelli di legno pesanti su cui erano esposti i vasi di fiori.

I cani sono meglio di loro”, dice Mahmadi, la cui frustrazione e rabbia sono molto evidenti. “Sai perché sono arrabbiato? Perché mai nella mia vita ho fatto male a qualcuno . Mi hanno derubato una, due volte. Non ho detto niente e non l’ho raccontato a nessuno. Forse era qualcuno senza soldi. Ho detto: c’è un Dio. A volte pensi di essere quello in torto,ma poi ho scoperto che erano i coloni israeliani”.

Sebbene la polizia si sia presentata, Mahmadi ritiene di non essere stato preso sul serio. “Niente potrebbe interessarli di meno”, dice. “Se fossero stati interessati , avrebbero già trovato la mia merce e me l’avrebbero restituita. Questa è l’unica cosa che mi interessa. Se un Israeliano chiamasse e dicesse che c’è un arabo con in mano una pietra, che non sta lanciando , ma solo tenendola in mano ,la polizia chiuderebbe l’intera area e controllerebbe l’intera zona. Se dovessi rubare qualcosa a un Israeliano, mi castigherebbero. Sono stanco di tutto questo. Io non so cosa fare. Ho detto agli agenti di polizia, prima che rilevassero le impronte digitali, di portarmi con loro a Rehelim . Avremmo ritrovato la merce e riportata indietro. Ma l’agente di polizia ha risposto :” Questo è il nostro lavoro. E se n’è andato.”

Il giorno successivo, lunedì, il personale del dipartimento forense del distretto di Shai (Giudea e Samaria) della polizia israeliana è arrivato al vivaio; Mahmadi gli ha consegnato il filmato della telecamera di sicurezza. In una lettera che l’avvocato israeliano Eitay Mack ha inviato questa settimana al consulente legale del distretto di Shai, ha descritto come negligente la gestione da parte della polizia dei continui furti, aggiungendo che questo atteggiamento era politicamente motivato.

“Il comportamento della polizia del distretto di Shai aiuta i coloni coinvolti in crimini nazionalistici a eludere la giustizia”, ​​ha affermato Mack.

Il portavoce del distretto di Shai, Shlomit Bakshi, si è limitato a una breve risposta a una domanda di Haaretz sull’ultimo incidente: “È in corso un’indagine. I sospetti non sono ancora stati arrestati. Il proprietario è invitato a venire alla stazione e fornire dettagli identificativi sui sospetti che afferma di conoscere”.

Dopo la nostra visita sulla scena del crimine, ci siamo recati a Rehelim. C’è un nuovo quartiere con grandi case unifamiliari e anche case mobili, trascuratezza e squallore sono evidenti. Abbiamo cercato una Subaru grigio argento con la portiera bianca ma non l’abbiamo trovata.

Traduzione: Beniamino Rocchetto
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