Gideon Levy: UNA VILLA DA DESIGN CON UNA VISTA TENTACOLARE SULL’OCCUPAZIONE

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tratto da: FRAMMENTI VOCALI IN MO

Articolo in inglese qui

Sintesi personale

L’estensione di un insediamento veterano sta invadendo i campi del villaggio palestinese di Deir Ballut. Secondo un nuovo ordine delle autorità israeliane, sta per essere sequestrata un’altra fascia di terra.

Quando  si attraversa la porta d’ingresso della casa di Idris Abdullah, ci si trova di fronte a una recinzione di ferro sormontato da  filo spinato, parte della recinzione circonda il vicino insediamento di Leshem, nella Cisgiordania centrale. Fino a qualche anno fa ciò che salutava, una volta uscito di casa, era un uliveto. Sulla cima della collina oltre la recinzione, è in costruzione un nuovo quartiere di case in stile villa, edificato da lavoratori di Hebron. Un camion della ditta di mobili, Shomrat Hazorea, sta già scaricando merce nel cortile di una delle nuove abitazioni e accanto ci sono  alcuni mobili da giardino alla moda.

Quando gli operai edili palestinesi finiranno di costruire queste case di design, il cancello di ferro nella recinzione verrà chiuso e il contadino Aamar Abdullah, uno dei proprietari di questa terra, non avrà più accesso ai resti del suo uliveto. Nel frattempo le acque reflue, provenienti  da tubi di plastica che emergono da sotto le ville di Leshem, si stanno diffondendo nel boschetto e lì formano una pozzanghera.

Deir Ballut, un grande villaggio palestinese di 5.000 residenti, è visibile sulla collina di fronte. Da ogni finestra di Deir Ballut, si vede avanzare il sobborgo dei coloni costruito su quello che la gente locale dice  essere proprietà privata ,mentre per Israele è “terra di stato” dal 1981, secondo il suo solito metodo di saccheggio.

I campi di grano e ortaggi di Deir Ballut si trovano nella fertile valle tra la collina del villaggio palestinese e la collina dei coloni dove Leshem, un’estensione del vicino insediamento Alei Zahav, sta crescendo rapidamente. Su ogni alta collina, e anche su quelle che sono più in basso, ovunque tu guardi in Cisgiordania, c’è un sobborgo di coloni  che cercano la “qualità della vita” vicino a Tel Aviv. È molto affollato questo territorio non lontano dalla Linea Verde. Da qui si possono vedere Peduel e Bruchin, altri due insediamenti in forte espansione; sulla strada nelle vicinanze si trova l’autolavaggio di proprietà palestinese.

Le nuove case di Leshem stanno sempre più invadendo la recinzione di ferro che la circonda, avvicinandosi alle prime case di Deir Ballut. Due mesi fa, gli abitanti del villaggio sono stati informati che Israele intende espropriare una striscia di terra profonda 100 metri . .

Seduti nel caffè in costruzione, all’ingresso di Deir Ballut, alcuni proprietari di terreni vicino alla recinzione espongono i loro problemi. Aamar Abdullah, che ha 48 anni, si lancia in un monologo che inizia con il racconto degli eventi che hanno avuto luogo due anni fa – non ricorda la data esatta – e termina con il recente, spaventoso sequestro di 100 metri. A causa di quegli eventi Aamar, cugino di Idris, ha perso il permesso di lavorare in Israele.

Nel suo rudimentale ebraico, racconta la sua storia di espropriazione con dettagli elaborati, descrivendo il rapporto di collaborazione tra coloni, forze di difesa israeliane, amministrazione civile e polizia, qualcosa che è evidente in quasi tutti gli insediamenti. Abdullah spiega che lui e la sua famiglia possiedono 82 dunam (20,5 acri) di ulivi da 50 anni, ma 12 dunam sono stati portati via.

“Un giorno eravamo nella  nostra proprietà e Avi – che si occupa dei trattori che lavorano a Leshem – si avvicinò e chiese”: Cosa ci fai qui?” “Questa è la mia terra” gli dissi. “Non ti è permesso essere qui, c’è un piano e stiamo lavorando secondo il piano”. Specificai: “Ci sono olivi qui da 50 anni”. Intimò  di andarmene minacciosamente aggiungendo: “Se  torni, abbatterò gli ulivi con il trattore.”

Dopo 20 minuti tornò  con i soldati. Uno di loro, sembrava sul punto di colpirmi,  mi chiese: “Che ci fai qui?” “Guarda cosa fanno i trattori stanno abbattendo gli alberi”. Il soldato, preso alla sprovvista, mi chiese: “Cosa posso fare?”. Dopo aver parlato con Avi, aggiunse: “Non posso fare nulla, non so quali siano i confini” . Più tardi chiamò un colono, chiamato anche Avi, di Alei Zahav o Peduel, che  dichiarò: “Aamar, c’è un progetto qui.” Spiegai che avevo un  atto del catasto turco. Lui ordinò di smettere di lavorare aggiungendo che il giorno dopo avrebbe chiamato l’Amministrazione Civile. Così avvenne. 

Quando il responsabile mi chiese  cosa volevo, risposi: “Chi è stato qui più a lungo, il governo israeliano o il governo giordano?  Gli ulivi furono piantati sotto i giordani.” Il funzionario dell’Amministrazione Civile sottolineò che non aveva ordinato agli uomini di lavorare su quel terreno e li mandò via, ma  il giorno dopo, erano di nuovo al lavoro.

Quando arrivò  la polizia di Ariel, dissi loro che c’era un confine e che i trattori erano 20-30 metri al suo interno. Successivamente un ingegnere, che lavora con i coloni, si presentò insieme a persone dell’amministrazione civile. Uno di loro spiegò che se non c’erano piante o persone potevano entrare. Feci notare che  c’erano  ulivi e persone! L’uomo dell’Amministrazione Civile esclamò che si sarebbe vergognato se fossero state distrutte le piante e bloccò il trattore..

Il giorno vidi Avi con il trattore 20 metri più avanti. Protestai, ignorandomi, si mise a ridere. Mi  sedetti sulla pala del suo trattore. Lui la sollevò per  circa 10 metri e mi lasciò così per  cinque minuti. Dopo aver visto che non avevo paura, mi  abbassò di  mezzo metro da terra e cominciò a scuotere la pala per buttarmi giù.. La gente del villaggio cominciò ad arrivare. Dopo 10 minuti  c’erano un centinaio di persone del villaggio,  alcuni coloni e due jeep dell’esercito.

La polizia di Ariel mi afferrò, mi legò  le mani  aggiungendo che stavo andando in prigione. Dopo circa un’ora, un ufficiale dell’Amministrazione Civile venne e chiese ai coloni perché stavano facendo un tale clamore. Dissero che c’era un confine e che camminavano lungo la demarcazione. Mio cugino, Jaber Abdullah, era lì; conosce l’ebraico e sentì  [l’ufficiale] dire loro di spegnere il trattore fino a quando la gente non se ne fosse andata e poi riaccenderlo. Jaber accusò l’ufficiale di volerli ingannare. L’uomo dell’amministrazione civile  minacciò di  far  intervenire i soldati  se non ce ne fossimo andati.

Mi misero su una jeep, le mie mani erano legate. Dopo aver percorso alcuni metri la jeep si ribaltò.. Nell’urto ricevetti un colpo alla schiena. Il colono Avi venne ad aprire la portiera e il soldato e il poliziotto uscirono. Volevano tirarmi fuori con la forza, dissi che mi faceva male la schiena e non mi potevo muovere. Più tardi arrivò un’ambulanza e mi portò a Tel Hashomer [Sheba Medical Center, Ramat Gan].  Dopo gli accertamenti, non risultando nulla, mi portarono  alla polizia [stazione] di Ariel, dove mi dissero  di firmare un documento.   Firmai e tornai  a casa.

Un mese dopo, ricevetti una telefonata dalla polizia che mi convocò. Avevo paura di andare da solo. Andai  dalla nostra polizia che mi consiglio di non  andare.  Ho parlato con il nostro avvocato e ho chiesto informazioni sul documento catastale turco. Ogni quattro-cinque mesi, ha detto, viene fissata una data del tribunale per ascoltare l”interessato  e ogni volta  le autorità statali  rinviano la data di di altri quattro-cinque mesi in modo da avere il tempo di costruire e poi poter dire: “Dov’eri? Ora tutto è costruito”.

Ora stanno costruendo su tutto il terreno e hanno anche messo un tubo di scarico ed eretto il recinto. E due mesi fa hanno spiegato che vogliono espropriare altri 100 metri.”

Un cartello è stato affisso all’ingresso di una strada parallela alla recinzione di Leshem, con un messaggio del dipartimento di ingegneria del Consiglio Regionale di Shomron (Samaria): “Lavori di costruzione e sviluppo di un asilo nido nell’insediamento di Leshem.”

Il sentiero sterrato lungo il bordo del terreno agricolo, che corre parallelo a una strada di sicurezza, è stato ora bloccato con enormi cubi di cemento per impedire ai palestinesi di avere accesso a ciò che rimane dei loro boschi. 

Abdullah scruta la sua proprietà attraverso le aperture nella recinzione e indica il tubo di scarico e alcuni ulivi sradicati. Una colono che indossa un copricapo spinge innocentemente un passeggino dall’altra parte.

In risposta a una domanda di Haaretz, l’unità del Coordinatore delle attività governative nei Territori fornisce questa dichiarazione, scritta nel burocratese insignificante standard: Il lavoro  svolto nella regione di Leshem  avviene  su terre statali nell’area C. Il progetto è stato pubblicato, e si possono presentare  obiezioni.”

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