Giordania. Una visita al Gaza Camp, tra i palestinesi di serie “B”.

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19 gen 2017

L’UNRWA è l’unica agenzia che opera all’interno del Gaza Camp, nessuna NGO è operativa con programmi o progetti in sostegno della comunità. Il cibo scarseggia, il tasso di disoccupazione è alle stelle, ci sono solo cinque scuole per oltre 5 mila minori ed altri 4 mila non frequentano scuola

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testo e foto di Eleonora Pochi

Jerash, Giordania, 19 gennaio 2017, Nena News – Gaza camp è abitato da oltre 30 mila palestinesi – ammassati in poco più di 0.75 Kmq – provenienti da Gaza. Si trova nella città di Jerash, nel nord della Giordania ed è uno dei primi campi in Giordania, formatosi nel 1968 come “campo d’emergenza” in seguito alla “guerra dei sei giorni” del 1967.

E’ anche uno dei campi profughi peggiori. E’ tangibile la negazione di diritti di base per questi palestinesi provenienti da Gaza, totalmente diversa la situazione per i milioni di palestinesi provenienti dalla Cisgiordania, che rappresentano la gran parte della popolazione in Giordana. Ad Amman, capitale giordana, il 90% degli abitanti sono di origine palestinese.

Le ragioni di questa differenziazione tra palestinesi di Gaza e Cisgiordania rimandano alla spartizione amministrativa del 1950, con l’annessione della Cisgiordania alla Giordania e della Striscia di Gaza all’Egitto. I palestinesi cisgiordani hanno la cittadinanza giordana, mentre quelli di Gaza no, facendo capo all’Egitto. Secondo l’UNRWA “agli ex-abitanti della Striscia sono negati molti dei servizi di base tra cui l’accesso alle scuole statali, l’occupazione del governo, e l’assistenza sanitaria”. Secondo quanto dichiarato dal direttore di campo, ad oggi l’UNRWA è l’unica agenzia che opera all’interno di questo campo-ghetto, nessuna NGO è operativa con programmi o progetti in sostegno della comunità. Il cibo scarseggia, il tasso di disoccupazione è alle stelle, ci sono solo cinque scuole per oltre 5 mila minori ed altri 4 mila non frequentano scuola, cercando di aiutare la famiglia svolgendo lavori manuali. Quei pochi che riescono a terminare la scuola secondaria grazie ad UNRWA non possono continuare con l’Università perché i costi sono insostenibili, non ci sono sovvenzioni, inoltre non possono accedere alle facoltà di Medicina, Legge, Comunicazione. Si contano sulle dita di una mano i ragazzi che hanno potuto frequentare un’Università giordana, grazie a fondi donati dall’estero.

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Nel campo c’è un solo centro per l’assistenza sanitaria di base – in cui manca molto materiale – e neanche l’ombra di un presidio per la salute mentale. D’altronde quando il cibo scarseggia sembra utopico parlare di benessere psicosociale. L’unica NGO che attualmente opera nel campo è Palestine Children’s Relief Fund, che attraverso visite domiciliari, prende in carico i casi che necessitano interventi medici urgenti e organizza missioni di medici specialisti dall’estero.

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Le infrastrutture di base sono a dir poco fatiscenti, le condizioni igieniche pessime di conseguenza e gran parte dei tetti è formata da lastre di amianto. I ragazzini giocano con calcinacci e ferri arrugginiti. Gli abitanti di quel campo risiedono in un limbo infinito, mi parlano dell’Europa come gli italiani parlavano dell’America nel dopoguerra. Un insegnante spiega che cercano di organizzare attività ricreative con bambini e ragazzi, per tentare di fornire loro una parentesi di normalità e speranza. Ma è molto difficile: “Dall’UNRWA negli ultimi tempi si son visti costretti ad interrompere alcuni servizi e attività per mancanza di fondi. Ci manca la formazione – sottolinea – abbiamo bisogno di specializzarci e studiare per poter continuare a sperare in un futuro migliore della quotidianità del campo”. Si potrebbe fare molto per supportare questa gente. Ad esempio “promuovere percorsi di studio all’estero o avviare microimprese di artigianato” suggerisce uno dei coordinatori di campo.

Paradossalmente quel campo si trova in condizioni molto peggiori di Zaatari Camp, che ospita rifugiati siriani, servito da un network di organizzazioni e da più agenzie delle Nazioni Unite. Nena News

 

http://nena-news.it/giordania-una-visita-al-gaza-camp-tra-i-palestinesi-di-serie-b/

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