Giorgio Bernardelli : ” Hai avuto un figlio? Via da Israele»

martedì 29 marzo 2011

Sono entrate in Israele legalmente e finora hanno lavorato in regola come badanti nelle case di alcuni anziani israeliani. Ma hanno violato la legge perché hanno avuto un figlio. E quindi adesso devono essere espulse. Per questo motivo sono state portate al centro di identificazione ed espulsione appena allestito presso l’aeroporto Ben Gurion. A dare la notizia è il sito del quotidiano Haaretz (clicca qui per leggerla in inglese) a partire da una denuncia presentata da Physicians for Human Rights, una delle più importanti ong israeliane per la difesa dei diritti umani.Una notizia di una violazione molto grave di un diritto umano fondamentale. Che però – purtroppo – non sorprende: Israele sta solo cominciando ad applicare alla lettera ciò che sta scritto nella sua legge sull’immigrazione, che postula la preseza di lavoratori stranieri solo come forza lavoro temporanea. E vieta espressamente alle donne di avere un figlio, pena la revoca del permesso di soggiorno. La legge esiste da molto tempo, ma fino ad ora si era chiuso più di un occhio. Adesso che però i figli degli immigrati crescono cominciano ad essere visti come una minaccia «all’identità ebraica dello Stato». E così il ministro degli Interni Eli Yishai, un esponente del partito religioso Shas, ha fatto delle espulsioni dei minori stranieri il suo cavallo di battaglia. E sta passando dalle parole ai fatti.

È un problema che tocca molto da vicino anche la comunità cristiana di Israele: non a caso, infatti, le due donne sono filippine. Sono infatti circa 50 mila i lavoratori stranieri provenienti dal Paese asiatico che lavorano tra Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme. In gran parte giovani, con permessi di soggiorno temporaneo, devono fare i conti con la negazione di un diritto umano fondamentale come quello a crearsi una famiglia.
Il fatto paradossale è che Israele poche settimane fa ha festeggiato per il premio Oscar assegnato a un documentario americano, intitolatoStrangers no more, che racconta la storia di una scuola di Tel Aviv che si batte proprio per i diritti di questi minori stranieri. Clicca qui per leggere un articolo su questa vicenda.
Al ministro religioso Eli Yishai consiglierei di andarsi a rileggere il primo capitolo di Shemòt, il libro dell’Esodo nella Bibbia ebraica. Racconta di un nuovo faraone spaventato dal fatto che il numero degli ebrei cresceva in Egitto. E di come vietò agli ebrei, trattati da schiavi, di avere bambini. Certo, oggi lui non ordina di uccidere quelli che nascono. Ma tutto il resto lascia pensare che per lui i lavoratori stranieri non siano altro che dei moderni schiavi.
Pubblicato da arial a 14:31

martedì 29 marzo 2011

Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina

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