GIORNATA ONU: UNA VOCE NEL DESERTO: i VIDEO e gli interventi di LUCCA 2014

giornata onu 2014

1) SEMPLICEMENTE APARTHEID Quel giorno non potremo dire ‘non sapevamo’


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Una cosa va detta subito e senza esitazione: quello che Israele, il mio Paese, vuole fare è accaparrarsi più terra possibile. E questa non è una questione complessa, come spesso si dice. E’ molto semplice: dal ’48 gli ebrei colonizzano la terra palestinese e le loro politiche non sono cambiate. E questo ha un nome: colonialismo. Oggi, poi, dobbiamo parlare chiaramente di un vero regime di apartheid”. Già dalle prime parole che il grande giornalista israeliano GIDEON LEVY ha pronunciato di fronte ad una sala gremita, sabato 29 novembre a Lucca, si comprende la portata politica di ciò che ha rappresentato il suo contributo alla GIORNATA ONU 2014.

Con il mio lavoro voglio documentare tutto perchè un giorno, quando tutto sarà finito, gli israeliani non possano dire ‘non sapevamo’. Sono nato e vissuto a Tel Aviv sentendomi una vittima e non certo un occupante e ho pensato questo fino agli anni ’80, quando ho cominciato a lavorare per Haaretz, che mi ha inviato nei Territori Occupati. Solo lì ho cominciato a vedere e a capire. Come chiamereste un regime in cui uno dei due popoli gode di tutti i diritti mentre l’altro non ha nulla? Io lo chiamo apartheid”.

​La voce di questo coraggioso testimone ha fatto diventare, in questo Anno Internazionale per la Palestina, internazionalmente rilevante l’annuale Convegno con cui Pax Christi celebra nella Giornata Onu per i diritti del popolo palestinese.

Ma già incontrando gli studenti delle scuole, al mattino, aveva scosso l’uditorio: Da israeliano devo tragicamente ammettere che per gli israeliani un palestinese non sarà mai un essere umano uguale a loro. Sembra eccessivo ma è esattamente questo il primo grande confine tra i due popoli: un confine culturale, sociale, psicologico. Anche gli israeliani più aperti sotto sotto pensano ai palestinesi come ad esseri inferiori. L’israeliano vive in pace con se stesso perchè semplicemente non ritiene che i palestinesi abbiano i suoi stessi diritti”.

La Giornata ONU di Lucca ha registrato una grande partecipazione di persone da ogni parte d’Italia e dal Convegno si leverà nelle prossime settimane la precisa richiesta al Parlamento italiano di seguire i sempre più numerosi Paesi europei che stanno riconoscendo lo Stato di Palestina. D’altra parte Gideon Levy ha rilevato che “la comunità internazionale sa benissimo cosa dovrebbe fare. Con il Sudafrica dell’apartheid l’ha fatto. Ed ora le differenze in Palestina sono minime”.

Il problema -ha incalzato Levy- è che, pur non essendoci una censura vera e propria in Israele, sono i media stessi che si autocensurano. Il che è anche peggio, a pensarci. Fanno un lavaggio del cervello incredibile agli israeliani, demonizzando e disumanizzando i palestinesi. Cercano di nascondere sempre le atrocità commesse dall’esercito. Israele nega tutto, vivendo in una continua menzogna. Il linguaggio che usiamo stravolge la realtà. Così, per esempio, in Israele si parla distinguendo coloni moderati o estremisti, gli avamposti illegali e le colonie legali, ma secondo il diritto internazionale non esistono colonie legali. Tutte sono illegali.

Negli anni immediatamente successivi all’occupazione, gli stessi Territori Occupati non venivano definiti così e chi usava questa espressione era definito traditore. Li chiamavano piuttosto ‘liberati’. Insomma, dipende da come Israele interpreta ciò che accade: quando un blindato entra in un campo profughi spargendo terrore, per noi è solo il bambino che tira la pietra a violare la legge. Quando Abbas chiede aiuto all’Onu, è lui ad essere considerato violatore dello status quo. Israele invece può fare e fa sempre ciò che vuole. Quando dei palestinesi uccidono un colono con un coltello sono terroristi ma quando un aereo militare bombarda Gaza, è autodifesa. Chiunque è a favore dell’occupazione militare vuole il bene di Israele e chiunque si appella al diritto internazionale è antisemita. Quando un palestinese di 6 anni viene ucciso dai soldati israeliani è definito ‘un giovane’, ‘un adolescente’, o semplicemente ‘un palestinese’; quando viene ucciso un 18enne israeliano è ‘nostro figlio’”.

La Newsletter BoccheScucite e l’omonimo sito www.bocchescucite.org , pubblicheranno presto tutti gli interventi della Giornata di Lucca, proprio a partire dalla fortissima denuncia di questa “bocca scucita” israeliana che ha ammesso quanto il suo lavoro sia sempre più a rischio in Israele:

Durante l’operazione dell’esercito a Gaza, quest’estateha confidato Levy3000 lettori hanno disdetto l’abbonamento al quotidiano Haarez a causa di un mio articolo. Per fortuna il mio giornale non scende a compromessi, e va avanti. D’altra parte, se a Gaza quest’estate sono state uccise oltre 2000 persone palestinesi in nome della sicurezza israeliana io mi chiedo semplicemente: ma chi pensa alla sicurezza dei palestinesi, che si trovano molto più a rischio degli israeliani?

Grazie alle centinaia di presenti a Lucca e soprattutto a tutti coloro che hanno lavorato per la riuscita di questo evento sempre più atteso e partecipato. A proposito: ARRIVEDERCI A NAPOLI, SABATO 28 NOVEMBRE 2015!

Nandino Capovilla, Campagna Ponti e non muri,

nandino.capovilla@gmail.com

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http://www.bocchescucite.org/semplicemente-apartheid-quel-giorno-non-potremo-dire-non-sapevamo/

 

2) VIDEO: Gideon Levy: La politica israeliana tra occupazione e massacro. (LUCCA 29 nov 2014)

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Anteprima assoluta:

Il linguaggio che legittima l’occupazione, le responsabilità dei giornalisti, il colonialismo raccontato da un israeliano.
Intervento di Gideon Levi a Lucca. Intervistato da Grazia Careccia, intervento integrale con le traduzioni di Vittoria.

“Una cosa va detta subito e senza esitazione: quello che Israele, il mio Paese, vuole fare è accaparrarsi più terra possibile. E questa non è una questione complessa, come spesso si dice. E’ molto semplice: dal ’48 gli ebrei colonizzano la terra palestinese e le loro politiche non sono cambiate. E questo ha un nome: colonialismo. Oggi, poi, dobbiamo parlare chiaramente di un vero regime di apartheid”

Pubblicato il 01 dic 2014

“Con il mio lavoro voglio documentare tutto perchè un giorno, quando tutto sarà finito, gli israeliani non possano dire ‘non sapevamo’. Sono nato e vissuto a Tel Aviv sentendomi una vittima e non certo un occupante e ho pensato questo fino agli anni ’80, quando ho cominciato a lavorare per Haarez, che mi ha inviato nei Territori Occupati. Solo lì ho cominciato a vedere e a capire. Come chiamereste un regime in cui uno dei due popoli gode di tutti i diritti mentre l’altro non ha nulla? Io lo chiamo apartheid”.

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3) VIDEO: Intervento di Moni Ovadia – Giornata ONU, Lucca 29 nov 2014

Moni Ovadia
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Pubblicato il 02 dic 2014

29 novembre 2014 – Intevervento di Moni Ovadia durante la giornata Onu per i diritti del popolo palestinese a Lucca. Uso ideologico della Shoah, Moni risponde alle accuse di antisemitismo, di essere nemico del popolo ebraico, di ebreo che odia se stesso.

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4) VIDEO: Com’è cambiata la resistenza palestinese, ne parlano Wasim e Mohammed – LUCCA 29 nov 2014

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Pubblicato il 02 dic 2014

29 novembre 2014 –  durante la giornata Onu per i diritti del popolo palestinese a Lucca, organizzata da Pax Christi. Com’è cambiata la resistenza palestinese in 12 anni di muro di apartheid. Anna Clementi intervista Mohammed Khatib e Wasim Dahmash

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5) Mille biglietti per GAZA

 
gaza
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Pubblicato il 03 dic 2014

4 modalità diverse per mandarci un’offerta di 2,5 euro o multipli. Tra tutti i donatori saranno sorteggiate le opere del concorso “I popoli che resistono”.
Pagina web con istruzioni: http://www.invictapalestina.org/popol…

Per le offerte: http://www.invictapalestina.org/donaz…

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