GIULIO. LA RESURREZIONE DEI DESAPARECIDOS – di Nandino Capovilla

606

12 feb 2016

 Giulio

Siamo ancora ad un funerale, stretti a mamma e papà. Come a Venezia, in piazza S. Marco, così a Fiumicello.

Come abbiamo abbracciato la ricercatrice Valeria, così abbracciamo il ricercatore Giulio, giovane anche lui con un’alta specializzazione che vorremmo scrivere con la maiuscola per il valore altissimo della sua testimonianza ma che per la brutale violenza che l’ha torturato, seviziato e ucciso è stato umiliato e spogliato della dignità umana.

Almeno qui, oggi, le telecamere non entrano, per gonfiare di ipocrisia le nostre inadempienze verso la giustizia. “Giulio, you loved justice and with your passion for the defense of those who are weak, you were good news for the poor and the oppressed ” –dice uno dei tantissimi giovani amici di Giulio: “Tu amavi la giustizia ed eri tu, con la tua passione per la difesa dei piccoli, una buona notizia per gli oppressi!”

E’ proprio la lotta per la giustizia e non una assai meno compromettente commozione umana, il messaggio che da Fiumicello vuole raggiungere le autorità politiche del nostro Paese, imbarazzate di fronte al grande socio in affari Al Sisi. Abbiamo letto fin troppo chiaramente, nel corpo martoriato di Giulio, la firma non di un fedele partner economico, ma di un efferato regime, poco importa se con le mostrine di corpi speciali, di polizia o di militari dell’esercito.

Per questo oggi tutti hanno ricordato la passione di Giulio per la giustizia perché, se oggi appaiono ridicoli i depistaggi degli apparati di regime egiziani che dovrebbero metterci a tacere, domani saranno soprattutto i nostri silenzi e la sottovalutazione del nostro sostegno diretto ad una dittatura militare ad avvicinarci terribilmente alla complicità in tanta efferatezza.

E’ stato soprattutto don Gigi, parroco “e un po’ nonno” di Giulio, a sottolineare l’impegno di chi non si limitava a studiare: “Grazie Giulio per il tuo amore per l’uomo, che ti ha dato la forza di spenderti per gli ultimi, i più maltrattati. Sì, perché Giulio voleva difendere chi avrebbe dovuto essere tutelato. Come dice il profeta Isaia: “mi ha mandato ad annunciare la liberazione agli oppressi”. Oggi in Giulio questa profezia si è compiuta, nel suo mettere la sua vita a disposizione dei diseredati”.

Anche da un piccolo paese della campagna friulana può venire insomma la richiesta di arrivare alla verità sulle responsabilità politiche di un Paese che riempie le sue carceri di quei dissidenti, in particolare stranieri, che tentano di non seppellire il grido di giustizia che la rivoluzione del 2011 aveva liberato.

Ed è proprio nel giorno dell’anniversario di quella rivolta popolare, il 25 gennaio, che l’Egitto si è presentato a noi italiani come una perfetta dittatura, con un potere militare che non si vergogna di far “sparire” un nostro concittadino come un tempo i desaparecidos argentini.

E’ questa pesantissima immagine che il parroco vuole imprimere nelle foto dei giornalisti, dispiaciuti per esser stati lasciati lontani dalle lacrime e dalla bara di Giulio: “Papa Francesco ha dato al frate che ha accompagnato il corpo di Giulio dal Cairo a Roma una stola per pregare con noi e vedete questa stola che porto al collo? – dice don Gigi- viene dall’America Latina, la terra dei desaparecidos e della liberazione degli oppressi”.

Don Nandino Capovilla, Pax Christi Italia
Fiumicello, 12 febbraio 2016

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

1 commento

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.