Giuseppe Franchetti :Il pericolo più grave per Israele sono gli haredim

MERCOLEDÌ 11 GENNAIO 2012

 

Ombre sul futuro

Il pericolo più grave per Israele sono i haredim

di Giuseppe Franchetti

In Israele, secondo dati ministeriali, nell’anno scolastico appena iniziato il 36,5% degli alunni delle prime classi elementari si è registrato nelle scuole ultraortodosse. Il 12% nelle scuole arabe. Il restante 51,5% nelle scuole statali, sia in quelle a indirizzo laico che in quelle a indirizzo religioso ortodosso. Questo significa che il 48,5% dei giovanissimi saranno cittadni di Israele ostili allo ‘Stato sionista’. E dato l’alto tasso di natalità fra gli ultraortodossi, è da presumere che questa percentuale aumenterà rapidamente e che fra quindici anni sarà la maggioranza.

È la fine del sogno di Herzl e dei pionieri e di tutti coloro che per la realizzazione dello Stato degli ebrei hanno sognato, hanno lavorato, hanno combattuto e sono morti. È la fine dello Stato d’Israele quale lo conosciamo, che potrà essere sostituito da uno Stato religioso fondamentalista, tipo Arabia Saudita, che sarà disponibile a creare con i palestinesi uno Stato unico, binazionale, a condizione che garantisca agli ebrei libertà di culto.

haredim non lavorano, studiano la Torah (la Bibbia). Quindi non solo non pagano le tasse, ma ricevono aiuti e stipendi da parte del governo. Recentemente l’Alta Corte di giustizia ha deciso che è illegale dare un contributo a coloro che studiano la Torah e non a tutti gli studenti universitari che studiano altre materie. Questa decisione ha suscitato le furie dei partiti ultraortodossi. Naturalmente il governo non pensa di dare un contributo a tutti gli studenti, ma se lo toglie agli studenti delleyeshivot (le scuole religiose) i partiti ultraortodossi minacciano di non votare il bilancio, e quindi di far cadere il governo.

haredim non studiano altre materie che la Torah e il Talmud. Non studiano né le materie umanistiche né quelle scientifiche. Niente inglese, né matematica, niente storia né qualche tipo di conoscenza di altre culture. Non ci devono essere distrazioni, né concessioni a un’istruzione che viene da un mondo alieno, per cui esistono altri valori, oltre a quelli istituiti dal Signore e codificati dai maestri dei secoli passati.

haredim stanno diventando sempre più intolleranti nei riguardi delle donne, che vengono trattate come nelle migliori società fondamentaliste islamiche. Vi sono 63 linee di autobus che servono i loro quartieri dove le donne devono sedere nella parte posteriore. Se nella parte anteriore riservata agli uomini vi sono posti liberi, non possono approfittarne ma devono rimanere in piedi nella loro sezione. Si cominciano a vedere marciapiedi separati durante le festività, quando in tantiescono, le strade sono affollate e vi è il pericolo che maschi e femmine possano inavvertitamente venire a contatto. Si cominciano a vedere code separate ai supermercati.

Oltre a essere in genere intolleranti verso coloro che non fanno parte delle loro sette, i haredim ashkenaziti sono razzisti nei confronti deiharedim sefarditi. Recentemente una delle loro scuole ha deciso di separare le ragazze ashkenazite da quelle sefardite. Il problema è stato portato in tribunale ed è arrivato fino all’Alta Corte di Giustizia che ha deciso sull’illegalità della decisione e ha imposto di revocarla. I haredimashkenaziti hanno rifiutato e sono stati condannati a tre settimane di carcere. Hanno preferito il carcere alla revoca.

haredim non fanno il servizio militare. Salvo poche centinaia di volontari, non solo rifiutano il servizio militare, ma anche qualsiasi tipo di servizio civile. Alla fondazione dello Stato i haredim erano poche migliaia e Ben Gurion, per evitare contestazioni, aderì a questa richiesta. Ora sono diventati centinaia di migliaia e per le forze armate rappresenterebbero una risorsa molto importante. I haredim lasciano andare a morire i laici e i religiosi ortodossi non ultrà. Loro dicono di servire il popolo ebraico studiando e pregando. E il destino dello Stato d’Israele, laico e democratico, non gli interessa più di tanto.

Sembra inverosimile, ma è vero e possibile. Lo Stato d’Israele non sarà distrutto dall’Iran, che in fin dei conti si sta rivelando una tigre di carta, né dai palestinesi che sono troppo deboli e che stanno tirando in lungo le trattative per i due Stati nell’attesa che Israele cada dall’albero come un frutto marcio, divorato all’interno dai fondamentalisti religiosi. Può essere distrutto da costoro, i haredim, gli ultrà per cui lo Stato d’Israele può essere creato solo dal Messia e per cui gli eretici laici e ateisti hanno commesso un grave crimine di bestemmia e di orgoglio sfidando la volontà divina e creando lo Stato di loro iniziativa.

E come ai tempi di Hitler gli ebrei, gli altri ebrei, quelli che oggi sono ancora la maggioranza, non se ne rendono conto. Eppure, come ai tempi di Hitler, è tutto scritto chiaramente, e alzare le spalle dicendo che in fin dei conti questo non succederà, è un chiudere gli occhi di fronte al pericolo, è un avviarsi da incoscienti verso il suicidio nazionale e individuale.

Ma chi sono questi haredim, letteralmente i ‘timorati’ di Dio? Le loro origini risalgono al XVI e XVII secolo, quando vi era una grossa minoranza di ebrei nei territori della Russia zarista e della Polonia, che riuscì a conquistarsi privilegi di autogoverno. E la grande emigrazione in America del XIX e XX secolo non fu dovuta solo a ragioni economiche ma anche al desiderio di sottrarsi alla duplice oppressione degli zaristi e dei rabbini.

Oggi, in Israele, il gruppo sociale dei haredim è composto da molte differenti fazioni, che si differenziano notevolmente fra di loro, ognuna con il suo capo carismatico. Vi sono coloro che hanno un moderato rifiuto della modernità e coloro che vedono la modernità come l’incarnazione

del demonio, vi sono coloro che sentono una responsabilità verso tutto il popolo ebraico e coloro che preferiscono isolarsi come i soli veri credenti, vi sono i non-sionisti e gli anti-sionisti, coloro che vedono comunque un intervento divino nei processi storici in corso e coloro per cui questi processi storici sono comunque privi di ogni significato religioso.

Un punto unifica tutte le correnti: lo Stato d’Israele è ancora esilio, perché la costituzione dello Stato è un insulto al Messia. Il loro concetto di esilio non è una condizione geografica che può essere risolta salendo in Israele, e neppure una condizione politica che può essere risolta raggiungendo la sovranità nazionale e l’indipendenza. L’esilio è una condizione metafisica, l’assenza della Shekhinah, la presenza divina, che terminerà solo quando saranno realizzati i diritti di tutta l’umanità, tutta, non solo di quella ebraica. La responsabilità imposta dall’esilio sugli ebrei si concentra solo su una attività religiosa e spirituale. Ma il concetto di esilio non è solo una coscienza teologica. Si riflette anche in una alienazione dalla società circostante, dalla sua cultura e dal suo modo di vita, e dal governo e dalle sue istituzioni. Queste sono presentate come prive di ogni identità ebraica e non distinguibili da analoghe situazioni in ogni altra parte del mondo.

Disse il lubavitcher Rebbe, Menachem Mendel Schneerson: “ Il periodo in cui viviamo non è l’inizio della redenzione, e l’alyiah di tanti ebrei in Israele non è che la possibilità di salvare le loro vite durante l’esilio. Questa falsa redenzione è un impedimento alla rivelazione della vera redenzione, perché coloro che pensano di vivere già nella redenzione non compiono le azioni richieste per la vera redenzione, e quindi causano il prolungamento dell’esilio.”

“Dopo che il santo, benedetto sia, vide le sofferenze del suo popolo, che veniva massacrato e annientato, ha dato l’opportunità, nel mezzo dell’esilio, di organizzarsi come desiderava, in un modo ordinato, con le sue proprie istituzioni. Se il popolo ebraico avesse approfittato del momento e avesse agito bene, sarebbe stata una meravigliosa opportunità di provare che era degno di redenzione. Invece i suoi leader si sono messi a discutere se si doveva menzionare il nome di Dio nella Dichiarazione di Indipendenza e se si doveva dipendere da Mosca o da Washington: Il punto essenziale è stato dimenticato, perché decisero di essere come tutte le nazioni.”

La parola del Signore “Se non mi ascolterete vi disperderò fra le nazioni” (Lev. 26.33) è ancora valida , così come lo è la promessa “Se ti convertirai al Signore tuo Dio e obbedirai alla sua voce, allora il Signore tuo Dio farà tornare i deportati e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli” (Deut. 30.3).

Come è stato detto, i haredim non sono un gruppo omogeneo, ma sono formati da varie sette, talvolta in forte antagonismo fra di loro. E vi sono anche dei ribelli. Vi sono quelli violentemente anti-israeliani, come iNeturei Karta, che ai tempi dell’intifada non si sono peritati di far parte del governo di Arafat, o di recarsi a Teheran a prendere parte a un simposio di Ahmadinejad.

E vi sono anche quelli che cercano una via di uscita da una società chiusa e violentemente maschilista, come Adina, figlia di Ovadia Yosef ex gran rabbino sefardita, che ha fondato una istituzione di istruzione universitaria per le donne ultraortodossse che non possono frequentare centri di istruzione riservati ai maschi.

La posizione dominante fra i haredim, in tutte le loro varianti, è quella di riconoscere lo Stato d’Israele de facto ma non de jure. Così ogni decisione riguardante lo Stato e le sue attività deve essere presa di volta in volta, basandosi sui legami con la Torah e i suoi studenti, nonché sull’adesione alla halakhah (le consuetudini rabbiniche). I haredim, come i hamas, molte volte si sostituiscono allo Stato per assistere i più poveri. Come per esempio, i bambini che hanno bisogno di qualcuno che a scuola gli fornisca un pasto caldo a mezzogiorno. Ma questo pasto è pagato con i soldi dello Stato laico. E non vi è differenza se lo Stato è governato dal centrodestra o dal centrosinistra. Basta che paghi e che il merito dell’assistenza vada a loro, agli ultrà. In definitiva a cosa serve uno Stato ebraico, a cosa servono le istituzioni pubbliche e parlamentari se non per lo scopo di promuovere lo studio della Torah e del Talmud nella terra santa?

Pubblicato da 09:48
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