Gli intellettuali sionisti offrono a Samer Issawi una pizza

15 APR 2013

 

Gli intellettuali sionisti hanno fatto a Samer e ai palestinesi una grande offerta, l’accordo del secolo: rinunciare al diritto al ritorno di milioni di rifugiati palestinesi; dimenticarsi della terra rubata dai coloni; riconoscere Israele come Stato ebraico; acconsentire a essere considerati cittadini di serie B. Solo allora gli intellettuali sionisti raccomanderebbero al governo di portare i negoziati ad una conclusione e di allentare un po’ le manette intorno al cadavere di Samer.

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La sorella di Samer, Shireen, tiene in braccio una foto del fratello (Foto: Ryan Rodrick Beiler, AIC)

La moglie del primo ministro, la signora Netanyahu, è diventata un simbolo di insensibilità, la locale Maria Antonietta, quando offrì una pizza agli studenti in sciopero della fame contro l’aumento delle tasse. Non mostrò sostegno alle loro richieste, né ammirazione per il loro sacrificio o empatia per la loro sofferenza. Tutto quello che mostrò fu l’egoismo e l’egocentrismo di una persona che è completamente straniera ai concetti di giusta causa, di lotta e di sacrificio.

Qualcuno di coloro che si definiscono “intellettuali israeliani” hanno dimostrato oggi, 13 aprile, la loro arroganza e la loro insensibilità che vanno oltre quelle della signora Netanyahu. “Scrittori e poeti, compresi Eli Amir, Amos Oz e AB. Yehoushua, hanno inviato una lettera personale a Samer Issawi e gli hanno chiesto di interrompere lo sciopero della fame”.

No, non si mossero quando Samer fu arrestato senza alcun motivo e non hanno protestato contro la detenzione senza processo di migliaia di altri palestinesi, compresi attivisti politici, giornalisti e intellettuali. Non hanno sollevato la loro voce mentre Samer arrivava a 200 giorni di sciopero della fame, indifferenti al suo grido per la libertà che mette in gravissimo pericolo la sua vita.

Quello che ha provocato la loro risposta è stata la lettera inviata da Samer Issawi dal suo letto d’ospedale e pubblicata su Ha’aretz dal coraggioso giornalista Gideon Levy. Samer ha scritto:

“Ho deciso di scrivere a voi, intellettuali, accademici, scrittori, avvocati, giornalisti e attivisti della società civile israeliana…

Israeliani, faccio finta di trovarmi innanzi ad un intellettuale o di parlare con lui davanti ad uno specchio. Vorrei che mi fissasse negli occhi e osservasse il mio stato comatoso, vorrei rimuovere la polvere da sparo dalla sua penna e il suono delle pallottole dalla sua mente,in modo tale che egli sia in grado di scorgere i miei lineamenti scolpiti in profondità nei suoi occhi. Io vedo lui e lui vede me; io lo vedo nervoso per le incertezze future, e lui vede me, un fantasma che rimane con lui e non lo lascia.

Potete ricevere istruzioni per scrivere una storia romantica su di me, e lo potreste fare facilmente. Dopo avermi spogliato della mia umanità, potrete descrivere una creatura che non possiede null’altro che una gabbia toracica, che respira e soffoca per la fame, perdendo di tanto in tanto coscienza. Ma, dopo il vostro freddo silenzio, il racconto che parla di me, non sarà null’altro che una storia letteraria o mediatica da aggiungere al vostro curriculum, e quando i vostri studenti diventeranno adulti crederanno che i Palestinesi si lasciano morire di fame davanti alla spada dell’israeliano Gilad e voi potrete rallegrarvi per questo rituale funebre e per la vostra superiorità culturale e morale”.

Ma loro non hanno fretta di difendere Samer Issawi, di chiedere la sua liberazione, di salvare la sua vita. Gridano perché il suo fantasma ancora vivo, che bussa alle loro porte e interrompe la pace dell’occupazione e della sazietà, venga espulso.

Non si sono rivolti alle autorità per chiedere il rilascio di Samer. Non hanno nemmeno chiesto quali crimini ha commesso per cui lo Stato di Israele lo tiene prigioniero in loro nome, nel nome del pubblico la cui moralità e coscienza gli intellettuali rappresentano.

Hanno chiesto invece a Samer di interrompere lo sciopero della fame senza condizioni, di accettare di essere deportato per anni per nessuna ragione, in violazione dell’accordo sullo scambio dei prigionieri quando la sola accusa contro di lui è di essere uscito dalla “zona limitata” che Israele gli aveva imposto.

Anche la pizza che offrono a Samer è una pizza fredda e vecchia, che arriva dalla cucina del marito della signora Netanyahu. Scrivono: “Nuovi segnali incoraggianti che i negoziati tra le due parti possano riprendere”, aggiungendo che queste misure possano assicurare il rilascio di Samer e quello di altri prigionieri palestinesi in Israele.

Probabilmente loro non vivono in Israele. Vi prego, ricordatevi signori, quando Israele ha rilasciato dei prigionieri palestinesi a seguito di negoziati?

Certo, la moralità sionista non è mai lontana dagli interessi personali e dal do ut des. Gli intellettuali non si oppongono all’occupazione e non chiedono nemmeno il rilascio incondizionato di un prigioniero, anche se non c’è ragione al suo arresto. Perché, cosa è successo? Come Israele può raggiungere i suo obiettivi se non specula sui Territori Occupati, sulla libertà di migliaia di detenuti che languono nelle sue prigioni e sulla vita di milioni di palestinesi umiliati ogni giorno mentre attraversano i checkpoint militari e gemono dentro la grande prigione chiamata occupazione?

Free Haifa

INVIATO DA AICITALIANO IL LUN, 04/15/2013 – 08:42

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/gli-intellettuali-sionisti-offrono-samer-issawi-una-pizza

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