GLI IPOCRITI E LA GUERRA CHIMICA IN MEDIO ORIENTE

An image grab taken from a video released by the Douma City Coordination Committee shows unidentified volunteers spraying a man with water at a make-shift hospital following an alleged chemical attack on the rebel-held town of Douma on April 7, 2018. / AFP PHOTO / Douma City Coordination Committee / HO / === RESTRICTED TO EDITORIAL USE – MANDATORY CREDIT “AFP PHOTO / HO / DOUMA CITY COODINATION COMMITTEE” – NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS – DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS ===

di Robert Fisk

13 aprile 2018

Oh, l’ipocrisia di questo. Gli scopi ignobili. La disattenzione. Le scuse e le bugie offensive.

Non parlo dei tweet avventati del Presidente e del suo desiderio di sfuggire al raid della polizia nell’ufficio del suo avvocato, c’è una connessione   russa, va bene.

Non parlo della sua recente immoralità. La vita con Melania potrebbe non  essere il massimo in questo momento. È più distensivo stare seduto con i generali ed ex-generali a parlare in modo violento della Russia e della Siria.

Non parlo di Theresa May che vuole uscire dalla fossa della Brexit con delle distrazioni tutte sue, gli attacchi a Salisbury,   Douma, perfino Trump. Così Trump ha telefonato a Macron  quando la povera signora pensava che avrebbe ottenuto ciò che voleva.   Che cosa è questa sciocchezza?

Macron sta ora facendo affidamento sui Sauditi contro lo “espansionismo” iraniano – e senza dubbio le vendite di armi al Regno hanno qualcosa a che fare con questo. Ma come è triste che il desiderio dei giovani presidenti francesi di agire come Napoleone (posso pensare a pochi altri) significa che si dedicano  a entrare in una guerra, invece che a dichiararsi contro di questa.

Ora abbiamo i nostri portavoce e i nostri ministri che si stanno arrabbiando circa la necessità di impedire la “normalizzazione” della guerra chimica, di impedire che diventi una parte della normale guerra, un ritorno ai terribili giorni della Prima Guerra mondiale.

Questo non significa nessuna scusa per il governo siriano – anche se sospetto, dato che ho visto con i miei occhi il coinvolgimento siriano della Russia, che Putin forse stava diventando impaziente di mettere fine alla guerra e voleva debellare coloro che erano negli ultimi tunnel di Douma invece che aspettare altre settimane di combattimenti. Ricordate la crudeltà di Grozny.

Tutti, però, conosciamo i problemi della prova quando si tratta di sostanze chimiche  e di gas. Come l’uranio impoverito, che di solito usavamo nelle nostre munizioni, come un frammento di proiettile o l’involucro di una bomba, non lascia un pezzo di metallo rivelatore con sopra un indirizzo. Quando tutto questo è iniziato con il primo attacco con il gas a Damasco, i russi lo hanno identificato come munizioni con gas fabbricate in Unione Sovietica, ma inviate in Libia, non in Siria.

Oggi, però mi ricordo di una guerra diversa. E’ la guerra Iran-Iraq tra il 1980 e il 1988, quando Saddam Hussein invase l’Iran. Quando gli Iraniani riattraversarono il loro confine e hanno preso d’assalto l’Iraq anni dopo, Saddam usò il gas su migliaia di soldati e di civili iraniani,  perché c’erano infermiere e dottori sul fronte di guerra. E’ strano come ora ci dimentichiamo di questo. Non ne parliamo. Ci siamo dimenticati tutto al riguardo. Parliamo della “normalizzazione” della guerra chimica –  così è stato!

Ma nel nostro desiderio di concentrare la mente sulla Siria, non parliamo delle gassificazioni iraniane; l’Iran è un altro dei nostri attuali nemici, naturalmente, forse per la nostra mancanza di memoria ufficiale.

Più probabilmente è a causa di ciò che è successo; la istituzionalizzazione della guerra chimica, l’uso di sostanze chimiche da parte di Saddam che era allora un alleato dell’Occidente e di tutti gli stati sunniti del Golfo, il nostro eroe sunnita in prima linea. Era alle migliaia di soldati iraniani che si riferiva una radio irachena dopo che attraversavano la frontiera. Gli “insetti persiani” avevano attraversato il confine, ha annunciato. E questo è il modo in cui sono stati trattati.

I precursori del gas iracheno provenivano in gran parte dagli Stati Uniti – uno dal New Jersey – e in seguito il personale militare statunitense visitò il fronte senza fare alcun commento sulle sostanze chimiche che venivano vendute al regime iracheno, naturalmente, per scopi “agricoli”. Questo è il modo di occuparsi degli insetti, non è vero?

Tuttavia, nessuno oggi sta parlando di questa terribile guerra che è stata combattuta con la nostra totale acquiescenza. E’ quasi una “esclusiva” citare il conflitto che abbiamo così religiosamente dimenticato. Questa era la vera “normalizzazione” e abbiamo lasciato che accadesse. Religioso, davvero, perché è stata la prima grande battaglia della guerra sunnita-sciita del nostro tempo. Però era vera.

Delle migliaia di Iraniani che sono stati asfissiati, alcuni sopravvissuti furono mandati perfino in ospedali britannici per curarli. Ho viaggiato con altri su un treno militare attraverso il deserto, fino a Teheran; gli scompartimenti erano zeppi di giovani uomini senza sorriso che sputavano muco e sangue in bende bianche, mentre leggevano dei minuscoli Corani.

Avevano vesciche sulla pelle e, cosa orribile, altre vesciche sopra le prime. Scrissi una serie di articoli su questa oscenità, per The Times, per il quale allora lavoravo. In seguito il Ministero degli Esteri disse ai miei redattori che i miei articoli “non erano utili”.

Oggi non c’è questa discrezione. Non c’è la paura di essere in giro a prendere Saddam, allora, perché, in quei giorni, naturalmente, i “bravi ragazzi” usavano le sostanze chimiche. Non ci ricordiamo i Curdi ad Halabja che sono stati uccisi col gas da Saddam, con il gas che la CIA diceva ai suoi agenti di sostenere che era stato usato dagli Iraniani?

Per questo crimine di guerra Saddam avrebbe dovuto essere processato. Era davvero “un animale che uccideva col gas”, ma è stato impiccato per un massacro minore con armi convenzionali, perché, ho sempre sospettato, non volevamo che rivelasse chi erano i suoi “soci” nella guerra con il gas, in un tribunale.

E così eccoci qui. La May ha  un “gabinetto di guerra”, per amor del cielo, come se le nostre perdite stessero aumentando  sulla Somme nel 1916, o gli aerei Dorniers stessero volando via dalla Francia occupata  per bombardare pesantemente  Londra nel 1940.

Che cosa sta facendo questo primo ministro infantile? Conservatori più anziani e più saggi avranno individuato la qualità infantile di questa stupidaggine e vogliono un dibattito in parlamento. Come ha potuto la May, seguire un presidente che il mondo sa che è fuori di testa, folle, cronicamente instabile, ma i cui messaggi puerili – circa i missili che sono “carini e nuovi e ‘intelligenti’” – sono perfino presi sul serio da molti dei miei colleghi negli Stati Uniti? Forse dovremmo essere più preoccupati di ciò che succede se non abbandona l’accordo nucleare iraniano.

Questo è un momento molto brutto nella storia del Medio Oriente, e, come al solito, sono i Palestinesi che soffriranno; la loro tragedia è completamente dimenticata in mezzo a questa follia. Andremo quindi in “guerra”, vero? E in che modo usciamo da questa guerra una volta che la abbiamo cominciata? Qualcuno ha dei piani? Che succede se ci sarà un gigantesco casino, che le guerre tendono di solito a causare? Che succederà allora?

Ebbene, suppongo che la Russia ci verrà in soccorso, proprio come ha fatto con Obama quando è stato usato per la prima volta il gas nella guerra siriana.

Nella foto: dei volontari spruzzano acqua su un uomo dopo un presunto attacco chimico sulla città di Douma in mano ai ribelli, il 7 aprile 2018.

Robert Fisk scrive per  The Independent, dove questo articolo è originariamente apparso.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/hypocrites-and-chemical-warfare-in-the-middle-east/

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

GLI IPOCRITI E LA GUERRA CHIMICA IN MEDIO ORIENTE

http://znetitaly.altervista.org/art/24790

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