Gli Iracheni rivogliono i loro vicini ebrei

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Mesi dopo che un religioso sciita ha vinto le elezioni parlamentari in Iraq, questi ha dichiarato che gli Ebrei “sono i benvenuti”. Un sondaggio online sull’argomento suggerisce che gli Iracheni sono pronti a discutere del diritto al ritorno , più di quanto lo siano gli Israeliani.

Meron Rapoport – 30 agosto 2018

FOTO Immigrati dall’Iraq e dal Kurdistan escono dall’aereo all’arrivo in Israele, dopo aver volato via Teheran, nella tarda primavera del 1951. (Teddy Brauner, GPO)

“Gli Ebrei iracheni: 70 anni dopo la loro espulsione,  chiedono di tornare in Iraq e diventare di nuovo cittadini. Sei favorevole o contrario al loro ritorno e a concedere loro la cittadinanza?”

Questa è stata la domanda posta venerdì scorso da Al-Khuwwa al-Nathifa (“The Clean Brotherhood”), una delle pagine Facebook più popolari in Iraq, con oltre 1,7 milioni di follower. Più di 62.000 persone hanno partecipato al sondaggio, che ha ricevuto oltre 5.000 “Mi piace” e 2.800 commenti. Il punto è che una maggioranza significativa è favorevole al ritorno degli Ebrei: circa il 77% ha votato sì, il 23% è contrario; le votazioni si concludono giovedì, il che rende improbabile che il risultato possa cambiare.

Non posso affermare di aver letto tutti i 2.800 messaggi, ma diverse centinaia sì. Alcuni commenti sono divertenti: “Perché dovrebbero tornare? Bere l’acqua di Bassora e vivere senza elettricità? Posso anche restare ovunque si trovano “, ha scritto una persona. Ma anche tra coloro che sono meno entusiasti riguardo al ritorno degli Ebrei iracheni, o che vogliono limitarlo, il senso generale è che “l’Iraq è per tutti”.

Molti intervistati hanno ricordato il posto occupato dagli Ebrei nella storia irachena. “Gli Ebrei iracheni hanno contribuito a sviluppare la storia irachena in diversi campi: politico, economico, culturale, religioso e sociale”, ha scritto Samir al-Sirafi. “Speriamo che vengano loro riconosciuti quei diritti di cui furono privati, perché sono figli di questa terra e partner per il suo benessere”, ha aggiunto. Un altro ha scritto: “Gli Ebrei sono gli abitanti originali”. Gli Ebrei hanno vissuto per secoli come una minoranza in Iraq, fino alla fine del ventesimo  secolo, quando centinaia di migliaia di Iracheni fuggirono o furono costretti a lasciare il Paese.

Altri collegano esplicitamente il ritorno degli Ebrei all’accoglienza di altre minoranze: Cristiani, Curdi, Yazidi ecc. “Siamo tutti umani, gli Ebrei e i Cristiani sono nostri fratelli”, ha scritto Mustafa al-Mihdawi. “Non c’è differenza, questo è il loro Paese. Dobbiamo cooperare, seguendo la tradizione morale del Profeta Muhammad, interagendo con tutte le religioni monoteiste con intenzioni pure. Ebrei e Cristiani, vi amo “. Questa reazione ha guadagnato ventotto “Mi piace”, più di ogni altro commento.

1932 fotografia della tomba di Ezechiele a Kifel, nel sud-est dell’Iraq. L’area era abitata da Ebrei iracheni, alcuni dei quali appaiono nella foto. (American Colony, Jerusalem, Photo Dept./Eric e Edith Matson Photograph Collection / Wikipedia)

Alcuni considerano il giudaismo come il rimedio ai problemi che l’Iraq sta affrontando oggi. “Abbiamo provato Sciiti, Curdi e Sunniti”, ha scritto Amir al-Araji, “sono tutti ladri. Consegneremo il governo a un Ebreo o a un Cristiano, forse ci lasceranno vivere con dignità “. Un’altra persona ha scritto: ” Sono disposto a rinunciare alla mia cittadinanza e a consegnarla a un Ebreo “. Qassem Sima trova persino un’opportunità politica negli Ebrei: “Il ritorno degli Ebrei in Iraq e la loro adesione al Partito comunista sono l’unica soluzione per questo Paese”. Sembra che il ricordo dell’appartenenza di molti Ebrei all’Iraqi Community Party prima del 1948, sia ancora  vivo.

Un numero significativo di commentatori ha distinto tra l’essere Ebrei e l’essere Sionisti. “Gli Ebrei non sono nostri nemici”, scrive Aziz Falah a-Shujiri, “i nostri nemici sono i Sionisti che hanno occupato la Palestina”. Nonostante ciò, Aziz sostiene il ritorno degli Ebrei in Iraq. In generale, la questione israelo-palestinese è sì presente nei commenti, ma non in modo molto definito. Alcuni hanno suggerito che, per poter ottenere la cittadinanza irachena, gli Ebrei dovrebbero prima rinunciare alle loro altre cittadinanze, specialmente a quella israeliana. Molti hanno affermato che sono d’accordo con il ritorno degli Ebrei in Iraq, ma solo se i profughi palestinesi potranno anch’essi tornare nelle loro case. Un commentatore, Ahmad al-Khudeir, ha affermato che l’Iraq, per garantire pace e sicurezza. “ha bisogno di raggiungere un accordo di pace con Israele”

Naturalmente, questo non è un campione rappresentativo. La pagina di Facebook – amministrata da giovani iracheni sui trent’anni – offre una concreta assistenza ai suoi membri e assume una forte posizione contro il settarismo in Iraq, che ritengono sia la fonte di tutti i problemi che affliggono la loro nazione. Dopo la persecuzione di Sciiti e Curdi da parte di Saddam Hussein e dopo la guerra civile, scatenata dall’invasione dell’Iraq condotta dagli Stati Uniti nel 2003, si può capire perché una tale posizione anti-settaria stia guadagnando terreno.

Almog Behar, autore, poeta e uno dei fondatori del programma di studi sulla cultura araba-ebraica all’Università di Tel Aviv, segue da vicino gli sviluppi culturali in Iraq. Crede che il forte interesse per gli Ebrei iracheni derivi proprio dall’anti-settarismo. “Coloro che considerano gli anni ’30 come il momento finale di un Iraq democratico e liberale riconoscono nell’espulsione degli Ebrei la fine di quell’era”, ha spiegato Behar. “La repressione degli Ebrei simboleggia ciò che alla fine è accaduto agli Yazidi, ai Curdi e al resto delle minoranze”.

Secondo Behar, anche ai tempi della dittatura di Saddam Hussein gli esuli che avevano lasciato l’Iraq provavano nostalgia degli Ebrei espulsi. Questa nostalgia era considerata un segno di resistenza al regime di Saddam, che era personalmente associato alla loro persecuzione. La caduta di Saddam ha catalizzato il cambiamento, ha detto Behar.  Un ruolo l’ha svolto anche la tecnologia, dal momento che Internet e i social media rendono più facile per le persone riconnettersi con gli Ebrei che se ne sono andati.

Il cambiamento più significativo, tuttavia, è lo sconvolgimento politico che l’Iraq ha vissuto negli ultimi anni. Verso la fine degli anni ’20, ha detto Behar, re Faisal coniò il detto: “La religione è per Dio, la Patria è per tutti”. Questo approccio sta tornando di moda ora, ha aggiunto. Con il fallimento della versione di Saddam del nazionalismo arabo e con il fallimento dell’Islam politico radicale attraverso Al-Qaeda e l’ISIS, c’è il desiderio di tornare a un Iraq multi-nazionale e multiculturale. “Una coalizione di minoranze è percepita come l’unico modo per preservare l’Iraq, e gli Ebrei sono tra quei gruppi minoritari”.

Anche Zahava Bracha, che gestisce su Facebook un gruppo israeliano chiamato “Preserving the Iraqi Language”, non è rimasto sorpreso dai risultati del sondaggio. La maggior parte dei membri del gruppo sono Israeliani di origine irachena, ma ci sono anche musulmani che attualmente vivono in Iraq. “Gli amici in Iraq hanno condotto sondaggi simili, e i risultati sono stati sempre positivi”, ha detto Bracha. “Possono essere giovani, ma hanno sentito i genitori parlare dei loro vicini ebrei, e ne sentono la mancanza”.

In questo contesto, si può quindi  comprendere la sorprendente dichiarazione di Muqtada al-Sadr, il religioso sciita la cui coalizione ha ottenuto il maggior numero di seggi nelle recenti elezioni parlamentari irachene. “Se la loro lealtà è per l’Iraq, sono i benvenuti”, ha detto, quando gli è stato chiesto se gli Ebrei potessero tornare in Iraq.

Riferisce Behar che a Baghdad una rivista chiamata “Msarat”, che copre in modo abbastanza completo le questioni riguardanti le minoranze, si è ultimamente occupata degli Ebrei iracheni. E di recente, un canale televisivo iracheno ha seguito con la telecamera nascosta un uomo vestito da ebreo ortodosso inviato per le strade di Bassora. L’uomo bussava alle porte, dicendo ai residenti che suo nonno era originario della città e che voleva tornare e acquistare una casa. Le risposte sono state positive. Bracha ha detto che un membro del gruppo di Facebook ha chiesto a un amico iracheno di fare una foto della loro casa di famiglia in Iraq. “La casa era intatta, in attesa” ha aggiunto Bracha.

Ci sono stati, naturalmente, anche commenti antiebraici, ma non più di quattro o cinque. “Sono contrario, gli Ebrei sono causa di problemi”, ha detto Mohammad al-Jaburi. Alaa al-Iraqi ha scritto: “Ad Allah non piacciono i Paesi in cui vivono Ebrei”, mentre un altro commentatore era preoccupato che se gli Ebrei dovessero tornare “chiederanno un considerevole risarcimento e subentreranno al commercio e all’economia irachena”. Secondo lui, il ritorno degli Ebrei è un complotto ordito da Trump.

Pochissimi Iracheni discutono del ritorno degli Ebrei dal punto di vista pratico. La domanda è posta internamente, una riflessione su come gli Iracheni si vedono e in che misura gli Ebrei sono presenti nella loro rappresentazione di un futuro Iraq. Un commentatore, Husni al-Iraqi, si è preso il tempo di leggere un’intervista al poeta israeliano di origini irachene Ronny Someck, cui è stato chiesto un parere sulla dichiarazione di al-Sadr sul dare il benvenuto agli Ebrei. Someck è “realistico”, ha scritto al-Iraqi, capisce che il ritorno non avverrà presto. Tuttavia, al-Iraqi ha citato la sorpresa di Someck per il fatto che non un solo politico israeliano abbia reagito alla dichiarazione di al-Sadr.

Gli Iracheni sono aperti e pronti a parlare di diritto al ritorno più di quanto lo siano gli Israeliani? Questo è ciò che i risultati conclusivi del sondaggio di Facebook condotto da ” Al-Khuwwa al-Nathifa ” sembrano suggerire.

 

Meron Rapoport è un editor di Local Call, su cui questo articolo è apparso per la prima volta in ebraico.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://972mag.com/iraq-jewish-right-of-return-al-sadr/137559/

 

 

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