GLI ISRAELIANI DEVONO LASCIARE IN PACE IL LIBANO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

lunedì 10 agosto 2020  16:05

Di Odeh Bisharat – 9 Agosto 2020

Un attimo di telegiornale di pochi secondi riflette l’essenza dell’atteggiamento libanese verso Israele: Poche ore dopo l’esplosione apocalittica a Beirut la scorsa settimana, un libanese è apparso sullo schermo e ha detto che nel 2006 si era recato nel sud del paese. Ha immediatamente iniziato a confrontare la portata della distruzione avvenuta li, dopo i 30 giorni di bombardamenti israeliani, con quella provocata dalle esplosioni nel porto di Beirut.

Così i libanesi vedono Israele, così gli arabi vedono Israele: come misura di distruzione, uccisione, espulsione, arroganza e forza bruta. Eppure, l’Israele “istituzionale” ha la sfrontatezza di unirsi all’ondata di solidarietà con il popolo libanese; Il sostituto primo ministro e ministro della Difesa Benny Gantz, fra tutti, l’uomo che si vanta di aver ucciso 1.364 abitanti di Gaza (che lui chiama terroristi), si comporta come se fosse stato nominato successore di Madre Teresa offrendo di tutto cuore assistenza israeliana ai libanesi.

Nel frattempo, il sindaco di Tel Aviv-Jaffa Ron Huldai ha illuminato il municipio con la bandiera libanese. Spero sinceramente che nessuno dei libanesi le cui case sono state distrutte o i cui figli sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano abbia visto lo spettacolo a Tel Aviv, li avrebbe fatti vedere rosso.

C’è un racconto popolare arabo su un gatto caduto in grembo a uno sfortunato uccello. Il gatto disse: “Possa Dio vegliare su di te”. L’uccello rispose spaventato: “Se sopravvivo, mille grazie a Dio”. Sì, vi prego, capi dell’Israele “istituzionale”, se solo lasciate il Libano in pace, mille grazie a voi e a Dio.

Non preoccupatevi, lo spettacolo è appena all’inizio, è in atto una battaglia ipocrita che viene condotta tra coloro che sono a favore di illuminare il palazzo comunale e gli estremisti che si oppongono. Alla fine i falchi abbracceranno e condanneranno l’atteggiamento ostile del Libano verso la mano tesa di Israele, esprimeranno sorpresa per il cronico rifiuto arabo e potrebbero anche dire che come al solito gli arabi non perdono occasione per perdere un’opportunità. Come sappiamo, questi slogan opportunistici puliscono la coscienza molto meglio del disinfettante per le mani.

Gli israeliani si sentono traditi dalla risposta libanese, come se avessero inondato i mercati di Beirut di fiori anziché di bombe. Come se i convogli di centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi che invasero il Libano nel 1948, e anni dopo le ondate di profughi dal sud a Beirut, provenissero da Cipro piuttosto che dal loro affettuoso vicino. Con le proprie mani Israele ha sconvolto la società libanese, profondamente divisa in ogni caso, economicamente, socialmente e politicamente. Israele sta dicendo ai libanesi che il nostro compito è solo quello di espellere, e il lavoro di guarire quasi impossibile è il vostro.

Ora Israele piange l’amara sorte del Libano a causa di Hezbollah, ma è Israele che ha rafforzato lo status di Hezbollah. Se non ci fosse stata un’occupazione durata quasi 20 anni, oggi Hezbollah sarebbe stato al massimo un normale partito politico libanese. Israele continua tutt’oggi a mantenere il suo potere, lo fa con continue minacce contro il Libano, e dichiarazioni belligeranti da elementi di estrema destra, affermando che Israele distruggerà tutte le infrastrutture del paese.

Nel frattempo è sorta qui una nuova specie di leader, con un inspiegabile desiderio di essere amati da tutti. Ti danno uno schiaffo risonante in faccia, e poi si arrabbiano se ti lamenti; Per loro questo è l’epitome dell’antisemitismo. Ti sfrattano da casa e si aspettano che tu festeggi il Giorno dell’Indipendenza israeliana, in altre parole il giorno del tuo sfratto, con gioia e allegria. E se non hai un grande sorriso sulla bocca, stai sovvertendo l’esistenza stessa dello Stato di Israele.

Ariel Sharon, il cui nome è legato al massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila in Libano, e prima ancora al massacro di Qibya in Giordania, ha sciolto il cuore del nostro amato amico Gideon Levy, quando ha raccontato come ogni mattina, quando era stagione, raccoglieva un grappolo d’uva e lo serviva a sua moglie Lily, a letto. Sì! Quest’uomo, il cui nome è legato a innumerevoli sanguinosi crimini contro gli arabi, era un inguaribile romantico.

Sharon è il massimo rappresentante di questa specie di leader, che nonostante tutti gli orrori legati al loro nome, vogliono essere annoverati tra i giganti spirituali dell’umanità. Scusatemi amici, qualcosa non torna.

Odeh Bisharat

Odeh Bisharat è nato nel 1958 da una famiglia originaria di Ma’alul, un villaggio distrutto nel 1948, e ora vive a Yafiah, in Galilea, con sua moglie e tre figli. È stato coinvolto in attività politiche e sociali per tutta la vita, prima come capo del Comitato nazionale degli studenti delle scuole superiori arabo-israeliane, poi come capo dell’Organizzazione degli studenti arabi all’Università di Haifa. È stato anche attivo in vari movimenti ebraico-arabi e ha lavorato come redattore del quotidiano giovanile Al-Jad. All’inizio degli anni 2000, Bisharat era segretario generale del partito politico Hadash (Fronte democratico per la pace e l’uguaglianza). Attualmente è editorialista per i giornali Haaretz e Al-Atikhad. Le strade di Zatunia (The Streets of Zatunia) è stato pubblicato sia in arabo (2007; 2010) che in ebraico (2010).
Trad: Beniamino Rocchetto
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