Gli ospedali di Gaza rischiano il blackout

La crisi di carburante paralizza il settore sanitario nella Striscia. A rischio chiusura le sale operatorie. Dalla nostra inviata a Gaza City, Rosa Schiano.

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venerdì 20 settembre 2013 14:21
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Il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Shifa a Gaza City (Foto: Rosa Schiano/Nena News)

di Rosa Schiano

Gaza City, 20 settembre 2013, Nena News – Una grave crisi di carburante sta paralizzando la vita della Striscia di Gaza. La crisi è iniziata con l’interruzione dei rifornimenti di carburante egiziano che arrivava attraverso i tunnel, ora in gran parte distrutti dalle forze militari egiziane.

L’interruzione provoca mancanza di energia elettrica, esasperando la già difficile situazione causata dal blocco israeliano. A soffrine sono soprattutto gli ospedali della Striscia. Il dottor Hussein Ashour, direttore generale dell’ospedale Shifa di Gaza City, ci ha detto che i pazienti più a rischio sono quelli ricoverati nel Reparto di Terapia Intensiva (ICU, Intensive Care Unit), i neonati nei nidi, i pazienti in dialisi renale e quelli che necessitano chirurgia.

“Se ora dovessimo dipendere solo dai generatori, avremmo elettricità per soli due giorni. Siamo sotto un duplice stress. L’elettricità non è sufficiente per il Reparto di Terapia Intensiva o per le sale operatorie”, ci ha spiegato il Dr. Ashour. Nell’ospedale Shifa ci sono circa 17 sale operatorie, che stanno operando al 50% della loro capacità e 18 posti in ICU, 34 apparecchi per dialisi renale, che lavorano 4 volte al giorno. Un’area critica è quella dell’ unità coronarica, per la cura dei pazienti cardiologici (CCU, Coronary Care Unit). “Se manca l’elettricità, non possiamo nemmeno effettuare test ed esami diagnostici”, ha proseguito il dottor Ashour. Dall’altro lato, la seconda problematica è costituita dai generatori. “Se i generatori si fermassero, cosa potremmo fare?”, ci ha detto preoccupato il direttore dello Shifa. I generatori infatti sono ideati per lavorare poche ore al giorno, un uso eccessivo potrebbe causarne la rottura. I generatori ora stanno lavorando al 50%, 8 ore sono attivi, 8 ore sono spenti. Il carburante disponibile per i generatori si sta esaurendo. Sono rimasti 20.000 litri di riserva di carburante, mentre prima della crisi i litri erano 135.000.

“La macchina per l’analisi dell’emocromo nel reparto di chirurgia si è fermata. Nello Shifa c’è ora solo un apparecchio in funzione. I pazienti che necessitano di analisi del sangue devono recarsi in altri ospedali per poi tornare allo Shifa”, spiega il dottor Ashour. Alla mancanza di carburante si aggiunge la mancanza di medicinali che prima arrivavano dal valico di Rafah, compresi i trattamenti per il cancro ed i reni. 

Il Ministero della Salute di Gaza ha rilasciato proprio due giorni fa un comunicato attraverso cui chiede alla comunità internazionale di far pressione su Israele affinché ponga fine all’assedio illegale imposto sulla Striscia di Gaza e permetta l’entrata di medicinali e materiali da costruzione. Il ministro della Salute ha sottolineato che 145 tipi di medicinali sono esauriti e quelli importati dal valico di Rafah sono diminuiti del 30% . A causa della continua chiusura del valico di Rafah, circa 1000 pazienti non possono ricevere cure in ospedali specializzati egiziani. Il Ministro ha sottolineato che la quantità di carburante necessaria per generatori e ambulanze non è sufficiente ad affrontare 12 ore di assenza di elettricità.

Il Ministero ha fatto appello alle autorità egiziane perché riaprano il valico di Rafah in entrambe le direzioni. Ha chiesto quindi il supporto con medicinali e carburante necessario ai generatori in 13 ospedali e 56 centri di primo soccorso, oltre al carburante per le ambulanze. Le ambulanze risentono chiaramente di questa crisi. Sabato scorso siamo stati testimoni di un grave episodio mentre assistevamo nello stadio Yarmouk di Gaza City ad una partita del campionato palestinese di calcio. Ahmed Atta Jarbou, numero 22 del team Khdmat Rafah, era rimasto gravemente infortunato ed era crollato a terra privo di sensi, mentre suo padre era in lacrime davanti il corpo immobile del figlio ed ognuno ha temuto il peggio in assenza di un’ambulanza. La polizia a bordo campo ha trasportato il calciatore di emergenza verso l’ospedale. Uno dei dirigenti sportivi prima della partita aveva richiesto la presenza di un’ambulanza durante tutta la partita, ma gli era stato detto che “non c’è carburante disponibile”, quindi niente ambulanza.

Risparmiare è ora parola d’ordine a Gaza. Nelle case si spengono la maggior parte delle luci per risparmiare elettricità. In alcuni edifici viene utilizzata una batteria UPS al posto dei generatori, che però è in grado di fornire solo poche ore di luce o internet al giorno.

Il carburante israeliano ha un costo troppo elevato. Così soprattuttodal gennaio 2011 la Striscia di Gaza è diventata dipendente dal carburante che giungeva attraverso i tunnel sotterranei. Gaza aveva già affrontato una simile crisi nel febbraio dell’anno scorso, quando, pochi giorni dopo che il rifornimento di carburante egiziano attraverso i tunnel era stato bloccato, l’unico impianto di energia elettrica era stato costretto a fermarsi, lasciando la Striscia di Gaza con sole 6 ore di elettricità al giorno. Le persone non potevano ripararsi dal gelo dell’inverno, mentre le piogge incessanti entravano nelle case dei campi dei rifugiati allagandole. Attacchi aerei avevano esasperato la situazione, soprattutto negli ospedali che dovevano affrontare l’arrivo di feriti.

Si spera ora che l’Egitto accolga l’appello e permetta l’entrata di carburante. Nel frattempo la Striscia di Gaza trattiene il respiro. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86801&typeb=0&Gli-ospedali-di-Gaza-rischiano-il-blackout

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