Golan, scontri e vittime sul confine israelo-siriano

 

Leonard Berberi – 5 giugno 2011

Cambia – di poco – il nome, restano i morti. Anzi: si aggiungono. Un’altra domenica di sangue ha segnato questa primavera mediorientale. Nell’anniversario della “Naqsa” – la sconfitta degli eserciti arabi nella “Guerra dei sei giorni” del 1967 – dimostranti siriani e palestinesi si sono lanciati all’assalto dei reticolati di frontiera presidiati dall’esercito israeliano sulle alture occupate del Golan, nel nord-est dello Stato ebraico.

I militari hanno risposto prima con i lacrimogeni, poi anche con le armi. Secondo la tv di Stato siriana (che ha taciuto sui morti nelle manifestazioni contro il regime Assad) 23 persone sarebbero state uccise e oltre 220 ferite. Da Gerusalemme, però, fanno sapere che in realtà ci sarebbero solo feriti.

In un’atmosfera di mobilitazione regionale, l’esercito israeliano ha elevato lo stato di allerta su diversi fronti, sulla falsariga di quanto fatto il 15 maggio scorso, giornata della “Naqba”. Ma se al confine con il Libano, in Cisgiordania e ai margini della striscia di Gaza la giornata è trascorsa relativamente tranquilla (tranne degli scontri a Qalandiya), sul Golan in centinaia hanno tentato di invadere il suolo israeliano. A un certo punto, in serata, si sono sentite anche esplosioni da mine anticarro, secondo i cronisti sul campo.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva ordinato all’esercito di agire «con autocontrollo e determinazione per impedire ai dimostranti provenienti dalla Siria di abbattere di nuovo le barriere di frontiera sul Golan». Nulla da fare. La giornata piena zeppa di incidenti e scontri è iniziata nella cosiddetta “Collina delle urla”, vicino al paesino druso di Majdal Shams: centinaia di dimostranti palestinesi e siriani si sono lanciati contro le postazioni israeliane.

In un primo tempo, aiutati dai megafoni, i militari dello Stato ebraico hanno avvertito in arabo che chi avesse oltrepassato i reticolati di frontiera sarebbe stato colpito da proiettili. La folla non s’è fermata. È a quel punto che i soldati hanno sparato alcuni colpi in aria, per spaventarli, poi hanno sparato alle gambe di chi si stava avvicinando pericolosamente al suolo israeliano. Secondo un portavoce militare di Gerusalemme, «nella prima ondata sono state colpite circa venti persone». Al di là del confine, la tv siriana parlava di tre morti.

Qualche ora dopo, il secondo assalto: un migliaio di individui che si erano radunati a Quneitra hanno cercato di forzare da là le linee israeliane. Secondo alcune fonti i dimostranti «hanno lanciato bottiglie incendiarie e hanno provocato incendi locali i quali, a loro volta, hanno fatto esplodere diverse mine anticarro». Per Damasco il bilancio ufficioso parla di 14 morti e di oltre cento tra contusi, intossicati e feriti. Mentre Israele non è stata in grado di commentare queste stime. Intanto, quando s’è fatto buio, restano accampati lungo il filo spinato centinaia di palestinesi che sperano di cogliere di sorpresa l’esercito ebraico.

L’opposizione siriana, intanto, ha denunciato che il regime del presidente Bashar Assad avrebbe pagato fino a mille dollari per ogni manifestante anti Israele che si fosse mosso contro lo Stato ebraico. Secondo gli anti-regime, Assad avrebbe distolto così l’attenzione dalle manifestazioni interne al Paese interrotte con un bagno di sangue. L’accusa è stata raccolta dal governo di Gerusalemme a sostegno delle dichiarazioni fatte in mattinata dove si puntava il dito contro Damasco per le violenze scoppiate domenica 5 giugno.

E comunque. Nonostante i morti, gli arabi annunciano che non è finita. «Quello di oggi è solo un episodio di una campagna molto più vasta», hanno detto. «Dopo il 15 maggio e dopo il 5 giugno, ci saranno altre giornate di mobilitazione palestinese: in Cisgiordania, a Gaza, nei Paesi confinanti e nello stesso territorio israeliano fra la minoranza araba».

Il prossimo appuntamento è dietro l’angolo: il 7 giugno, anniversario dell’occupazione israeliana di Gerusalemme est, nel 1967. Poi a luglio, quando si ricorderà la condanna internazionale della barriera di sicurezza in Cisgiordania. Quindi a settembre, in attesa della proclamazione alle Nazioni Unite di uno stato palestinese indipendente.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/falafel-cafe/golan-scontri-e-vittime-sul-confine-israelo-siriano#ixzz1OTVuN2V6

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