Gooood Mornin’, #NewEgypt!

admin | February 12th, 2011 – 11:06 am

L’alba di un nuovo capitolo della storia egiziana. Dopo la festa di ieri sera. Missione compiuta: Hosni Mubarak si è dimesso, ora bisogna mettere a posto la casa egiziana, e costruire la democrazia reale. Si comincia da piazza Tahrir. I ‘suoi’ ragazzi stanno uscendo di casa per andarla a pulire, i camion dell’immondizia stanno facendo la spola. Già questo, per chi ha vissuto in Egitto, è una trasformazione epocale. La casa si tiene in ordine, pulita. Non solo il proprio appartamento, ma la propria casa, il proprio paese. La propria piazza.

Mentre si esulta per una rivoluzione dei ragazzi che ha avuto, per fortuna, altri esiti rispetto a Tienanmen, sono gli stessi ragazzi a non dimenticare chi è morto in questi 18 giorni. E chi è morto prima di questi diciotto giorni, lontano dai riflettori. Uno per tutti, Khaled Said, il ragazzo ucciso di botte dalla polizia ad Alessandria. Un ragazzo diventato simbolo dell’insicurezza e dell’assenza di futuro per un’intera generazione. Io sono Khaled Said, hanno detto per mesi i ragazzi su Facebook, facendosi fotografare con la foto del loro spesso sconosciuto coetaneo. Per dire che anche loro non potevano contare su di un futuro certo, non solo dal punto di vista lavorativo, ma dal punto di vista meramente esistenziale.

Questo poster è stato costruito sul viso di Khaled Said, il viso che tutti i ragazzi, a Tahrir, hanno indossato come fosse la maschera della loro volontà incrollabile di essere liberi. “Ora puoi finalmente riposare in pace”, era il testo di un tweet scritto stanotte da una delle blogger di piazza Tahrir. Nei quaranta giorni del lutto musulmano, si crede che l’anima del defunto sia a metà tra terra e cielo. La nostalgia del mondo è ancora forte. Poi, dopo quaranta giorn, l’anima finalmente si libera e sale. Sono passati 40 giorni. Il lutto è finito.

Invisiblearabs.com

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