Guatemala: La Repubblica delle Banane

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(14/07/2014)

Cosa c’entra il Guatemala con Gaza?

Forse è solo una mia impressione ma rileggere storie del passato cadute nel dimenticatoio serve a capire come il controllo dell’informazione prima e della memoria poi siano fondamentali per convincere i propri cittadini che certi crimini contro l’umanità siano necessari.

Un solo esempio: le elezioni sono democratiche solo quando gli esiti sono graditi agli USA o ai loro proxies.

Serve anche a ricordare Arbenz, figura importante del Guatemala che in mons. Gerardi ha poi avuto un martire esemplare. Due uomini ricordati dai campesinos ma dimenticati dal resto del mondo.

Buona giornata

 

June27GloriosoVictoria

 

Colpo di stato in Guatemala: Operazione PBSUCCESS

(tratto da Wikipedia; per approfondire, vedi Operazione PBSUCCESS)

Uno scandalo riguardante il marchio Chiquita proviene dal passato. Nel 1953 l’azienda prendeva il nome di “United Fruit Company”, e i principali azionisti erano i fratelli John Foster Dulles, Segretario di Stato degli Stati Uniti e Allen Dulles, direttore della CIA, che possedevano vaste piantagioni di banane in Guatemala, nel Centro America.
Per decenni la United Fruit aveva controllato il paese mediante dittatori corrotti, era riconosciuta come la “Repubblica delle Banane”. Ma nel 1951 fu eletto presidente un giovane ufficiale, il colonnello Jacobo Arbenz Guzmán, il quale promise di liberare il paese dal controllo della United Fruit, mettendosi contro il segretario di stato americano e il capo della CIA. Quello stesso anno annunciò che il governo avrebbe confiscato molte delle terre della compagnia.

Si trattò di una mossa molto popolare, ma un disastro per la United Fruit Company, Dulles assunse il consulente di relazioni pubbliche Edward Bernays per liberarsi di Arbenz. Egli comprese che il da farsi era di cambiare l’immagine di un governo eletto in modo democratico dal popolo che stava facendo delle buone cose per il paese, nell’immagine di un paese troppo vicino alle coste americane e che rappresentava una minaccia per la democrazia americana. Essendo il periodo della Guerra Fredda, con gli americani sensibili al “pericolo rosso”, e a ciò che i comunisti potevano fare, Bernays trasformò queste dichiarazioni in una questione di minaccia comunista vicino alle proprie coste. Fece uscire l’attività commerciale della United Fruit dal quadro, e rese il tutto una questione di minaccia ai valori della democrazia americana.

In realtà Arbenz era un socialista democratico senza alcun legame con Mosca, ma Bernays macchinò per renderlo una minaccia comunista. Organizzò un viaggio in Guatemala per influenti giornalisti americani. Pochi di questi sapevano qualcosa del Guatemala e della sua politica. Bernays li fece divertire e poi li fece incontrare con alcuni selezionati politici del luogo, i quali riferirono che Arbenz era un comunista controllato da Mosca. Durante la visita ci furono anche violente dimostrazioni anti-americane nella capitale. Molti di coloro che lavoravano per la United Fruit erano convinti che la cosa era stata organizzata da Bernays stesso. Quest’ultimo negli Stati Uniti creò anche una finta agenzia di stampa indipendente, la “Middle America Information Bureau”, la quale bombardò il pubblico americano con la notizia che Mosca intendeva usare il Guatemala come testa di ponte per attaccare gli Stati Uniti.

Tutto ciò sortì l’effetto desiderato: «In Guatemala il regime di Jacob Arbenz, dal 1951, sta diventando sempre più comunista. I comunisti all’interno del governo e in alte posizioni governative controllano i principali comitati, i gruppi di lavoratori agricoli e i luoghi di diffusione della propaganda. Si stanno svolgendo manifestazioni contro i paesi vicini, in particolare gli Stati Uniti » Bernays portò la minaccia agli Stati Uniti dietro l’angolo, il Guatemala. Per la prima volta gli americani videro il comunismo a 300 chilometri da New Orleans. Bernays riuscì a far credere agli americani che ci fosse un avamposto sovietico dietro casa loro. Ma Bernays non stava solo cercando di bloccare il regime di Arbenz. Questo era solo parte di un complotto segreto: il presidente Eisenhower era d’accordo sul fatto che il regime di Arbenz dovesse capitolare, ma non apertamente.

Allen Welsh Dulles incaricò la CIA, di organizzare un colpo di stato. In collaborazione con la United Fruit, la CIA addestrò e armò un esercito di ribelli e trovò un nuovo leader, dal nome di colonnello Carlos Castillo Armas. L’agente della CIA incaricato di ciò era Howard Hunt, in seguito coinvolto nel tentativo fallito di invasione dell’isola di Cuba, nell’assassinio di Kennedy e nello Scandalo Watergate. «Volevamo fare una campagna terroristica, in particolare per terrorizzare Arbenz e le sue truppe, un po’ come i bombardieri Stukas terrorizzavano la popolazione bombardando l’Olanda, il Belgio e la Polonia all’inizio della seconda guerra mondiale. Riuscivamo a paralizzare la gente col terrore. (Howard Hunt)»

Mentre i piloti della CIA, deviata dai suoi compiti istituzionali, scaricavano bombe su Città del Guatemala, Edward Bernays portava avanti la sua campagna sulla stampa americana. Stava preparando la popolazione americana a vedere questi fatti come la liberazione del Guatemala da parte di liberi combattenti per la democrazia. Egli sapeva bene che il colpo di stato sarebbe avvenuto quando le condizioni nel pubblico e nella stampa l’avessero permesso, ed egli creò tali condizioni. In definitiva egli falsificava la realtà, dandole una forma antidemocratica confondendo le idee all’opinione pubblica. Il 27 giugno del 1954 il colonnello Arbenz lasciò il paese e Armas arrivò come nuovo leader. Entro pochi mesi il vicepresidente Richard Nixon visitò il Guatemala. In una messinscena allestita dal dipartimento PR della United Fruit, gli furono mostrati mucchi di libri e opuscoli marxisti, prodotti dalla CIA e trovati, fu detto, nel palazzo presidenziale.

«E’ la prima volta, nella storia del mondo, che un paese comunista viene spodestato dal popolo. Per questo ci congratuliamo con Armas e con il popolo del Guatemala per il sostegno fornito. Siamo sicuri che con la vostra guida, sostenuta dal popolo, dai cittadini che ho incontrato a centinaia in questa visita, il Guatemala entrerà in una nuova era, in cui ci sarà prosperità e libertà. Moltissime grazie per averci permesso di vedere queste prove dell’infiltrazione terrorista in Guatemala. (Richard Nixon)»

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